La frequenza dei parti cesarei è soprattutto in Italia molto alta e si è passati dall’11% degli anni Ottanta al 43% nel 2014.
L’incidenza aumenta se ci spostiamo verso il sud Italia: basti considerare che in Toscana siamo a circa il 25% e in Campania siamo più o meno al 60%. Ne consegue, dunque, che la percentuale nelle diverse regioni d’Italia è molto variabile e porta a risultati generali ovvero, in Italia la media si aggira al 50%, poiché nella maggior parte delle cliniche o degli ospedali meridionali si sceglie il taglio cesareo.
Come in Italia anche nel resto d’Europa e nei paesi occidentali il numero di questo tipo di intervento ostetrico è aumentato. Perché accade questo?
Perché si è arrivati a questo incremento?
Le ragioni possono essere diverse: un radicale cambiamento nello stile di vita poiché si è passati da un’epoca (fino agli anni 80) in cui i bambini nascevano in casa, ad una dove il parto avviene in ospedale o in strutture private. Altre ragioni, legate alla precedente sono il miglioramento e la modernizzazione delle tecniche chirurgiche e l’adeguamento delle strutture in cui le pazienti possono partorire.
Altre ragioni sono legate a problemi di natura legale ovvero all’incremento del contenzioso medico-legale che ha spinto gli specialisti ad abbandonare interventi per via vaginale come avveniva prima. Bisogna aggiungere che un altro motivo piuttosto importante è rappresentato dall’età media in cui le donne portano avanti la prima gravidanza (più o meno 38 anni); ciò comporta che per ridurre i rischi, gli specialisti ricorrono al parto cesareo sia per il bene della paziente che del feto.
Infine sono le stesse donne, che per un insieme di ragioni (paura, desiderio di avere meno dolori etc.) richiedono il taglio cesareo.
Come si muovono gli organi che dovrebbero regolare questo trend
Il gruppo di specialisti, che lavorano presso l’Istituto Superiore della Sanità, hanno elaborato alcune linee guida raccomandate nella pratica clinica:
Il taglio cesareo dovrebbe essere praticato quando:
- CODICE ROSSO emergenza: se la madre e il feto corrono un pericolo di vita.
- CODICE GIALLO urgenza : compromessa situazione della madre o del feto senza però rischio o pericolo di vita per entrambi
- CODICE VERDE: nessuna compromissione di madre o feto, ma necessità di anticipare il parto.
- CODICE BIANCO: paziente da inserire nella lista delle gestanti destinate a taglio cesareo.
Oltre ai casi appena descritti esiste il parto d’elezione: lo specialista concorda con la paziente la data dell’intervento.
Quali le indicazioni al taglio cesareo?
Presentazione podalica: in caso di gravidanza a termine con feto in posizione podalica ovvero il bimbo si presenta con la testa verso l’alto e i piedi verso il basso. Il parto cesareo è consigliato e fortemente raccomandato, poiché la posizione del bambino rende più rischiosa l’espulsione per via vaginale – parto naturale.
Tuttavia si potrebbero tentare alcune manovre manuali tra la 37 e la 38 settimana di gestazione per provare a far cambiare posizione al piccolo; se non ci si riesce per cause probabilmente dovute ad una forma particolare dell’utero (a pera), alla carenza di liquido amniotico o infine alla posizione della placenta, si deve obbligatoriamente procedere con l’intervento.
Gravidanze gemellari: nelle gravidanze gemellari che prevedono due feti in due sacchi amniotici diversi, ma che possono presentarsi in posizione cefalica o podalica, si procede al taglio cesareo nonostante non possano essere evitati completamente i rischi di mortalità. Va sempre e comunque valutata la posizione di entrambi per stabilire se si può partorire prima della 38ma settimana, o no: per esempio se uno dei 2 feti non è in una posizione di vertice, si devono aspettare almeno le 38 settimane e si potrà intervenire solo dopo.
Nascite premature: in questo caso dopo aver esaminato il peso del feto che dovrebbe essere compreso tra i 500 e i 750 gr, il taglio cesareo è un intervento che permette la protezione di entrambi, mentre non è vantaggioso per feti di peso superiore.
Ritardo di accrescimento fetale: quando il feto cresce asimmetricamente e si ha una riduzione del diametro addominale ed alterazione della velocimetria Doppler, c’è indicazione al parto cesareo.
Placenta previa: Quando la placenta copre parzialmente o in toto l’orifizio uterino, è raccomandato il ricorso a taglio cesareo.
Sproporzione feto-pelvica: Un feto valutato ecograficamente oltre i 4000 g di peso, per mezzo degli indici biometrici del diametro occipitale, addominale e della lunghezza del femore è definito macrosoma. Se la donna non ha un bacino – misurato con la pelvimetria – adeguato al transito fetale, il taglio cesareo previene un periodo espulsivo laborioso e la difficoltà della fuoriuscita della spalla. In particolare, nella gestante diabetica, la raccomandazione al taglio cesareo è assoluta.
A tutte queste situazioni è opportuno aggiungere tutti i casi in cui il taglio cesareo è necessario contestualmente a malattie infettive: se le madri sono affette da herpes e presentano vescicole erpetiche vulvari ed entrano in travaglio si procede con il parto cesareo. Se hanno l’infezione da epatite B, il taglio cesareo è consigliabile dalla 38ma settimana poiché previene il rischio della malattia sul bambino.
In caso di madri con immuno-deficienza va concordato ed eseguito l’intervento dopo la 38ma settimana. In altri casi, come per esempio le gestanti con epatite C, questo intervento non riduce il rischio di trasmissione del virus sul feto e pertanto non è raccomandabile.
In corso di travaglio quando è indicato il taglio cesareo?
L’adozione da parte degli ostetrici di un partogramma cioè la registrazione della progressione del travaglio e delle condizioni materno-fetali permette di rilevare i segnali di deviazione della normalità, che se non correggibili con opportune terapie, conducono all’intervento.
In altre circostanze quali la stentata dilatazione della cervice, una mancata progressione del feto nel canale di parto, la comparsa di problemi cardiologici durante l’esame cardio-tocografico, sono segnali di allarme da monitorare ma che il più spesso fanno propendere per il taglio cesareo.
Dal Ministero della Sanità arriva l’invito a ridurre la percentuale dei tagli cesarei al 30% nei punti di nascita.
L’ampia variabilità degli stessi sembra essere un indizio di comportamento clinico-assistenziale non appropriato, riconducibile a molti fattori indipendenti dalle condizioni di necessità clinica: carenze strutturali, poca esperienza del personale sanitario nel gestire il travaglio.
Bisogna considerare che le donne decidono di portare avanti una gravidanza ad un età piuttosto matura (mediamente intorno ai 38 anni) non vogliono correre più rischi di quelli previsti o possibili e il concordare un parto cesareo con il proprio ginecologo le fa stare più tranquille, nonostante il primo cesareo potrebbe comportare altri cesarei in futuro.
Se questo discorso può valere per le primipare non lo è affatto, anzi si ribalta per le donne che hanno già partorito un primo figlio per via vaginale e possono più facilmente decidere – tolte le condizioni per le quali il taglio cesareo è caldamente raccomandato – se partorire spontaneamente (chiedendo, spesso, l’anestesia epidurale) o con parto cesareo.
Fonte
Taglio cesareo: una scelta appropriata e consapevole. Linee guida del Ministero della Sanità. (gennaio 2015).