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Ginecologia e Ostetricia

Travaglio: un momento delicato per il feto

Il travaglio di parto rappresenta per il feto uno dei momenti più delicati e più importanti poiché è lì che dovrebbe iniziare la sua vita.

Pertanto viene ad essere essenziale il monitoraggio cardiologico ed il controllo dello stato di salute generale del feto per evitare eventuali spiacevoli conseguenze o evitabili danni neurologici. Si tratta di quello che viene indicato con l’acronimo EFM che sta per Electronic Fetal Monitoring.

Come si effettua il controllo del feto durante il travaglio?

travaglioIl monitoraggio potrebbe essere affrontato procedendo inizialmente con metodi clinici e poi con la valutazione della crescita e delle dimensioni fetali, con la considerazione del livello e quantità del liquido amniotico ed infine attraverso il costante controllo del battito cardiaco attraverso l’auscultazione tramite metodologie di tipo elettronico come la cardiotocografia, che tende a sostituire la valutazione clinica diretta da parte dello specialista.

Un altro metodo si basa sul controllo biochimico ovvero sull’ossimetria pulsata per il controllo delle frequenze cardiache (questo tipo di operazione richiede strutture altamente specializzate e spesso è sostituita da altre metodiche ugualmente adeguate), ed infine l’equilibrio acidobasico che permette di valutare il valore del Ph 7.35 e 7.45.

Il controllo del liquido amniotico durante il travaglio

Al momento della rottura della membrana si può avere la fuoriuscita di:

  • Liquido chiaro in quantità normale = benessere fetale.
  • Liquido leggermente verdeggiante = si potrebbe pensare ad un’eventuale patologia o sofferenza durante la gravidanza o poco prima del parto (non è assolutamente preoccupante).
  • Liquido verde più intenso= solitamente si spiega con una patologia avuta e superata ovvero potrebbe aver sofferto ma ha superato il momento negativo.
  • Liquido scuro tendente al marrone = fa sospettare una sofferenza o una patologia in atto.

L’auscultazione del battito cardiaco durante il travaglio

travaglio auscultazioneIl battito cardiaco fetale può essere auscultato mediante il rilevatore ad ultrasuoni dopo la contrazione uterina di 1 minuto e tale procedura va ripetuta ogni 15 minuti durante il periodo dilatante e ogni 5 durante il periodo espulsivo.  In tutte le donne in travaglio si applica il cardiotocografo, mediante due sensori applicati uno sul fondo dell’utero e l’altro nella zona addominale in cui è più chiara la rilevazione del battito cardiaco; qualche volta se la registrazione è difficile a causa dello spessore della parete addominale, i sensori si possono applicare sulla testa del feto per via transvaginale. Il tracciato che si registra è di qualità migliore, ma è mal tollerato dalla donna ed esiste un maggiore rischio di infezione.

Cosa avviene se la paziente si ricovera perché è iniziato il travaglio?

travaglio controlloDurante la visita all’accettazione, l’ostetrico valuta la grandezza fetale e studia come poterlo far passare senza difficoltà attraverso il canale di parto. Subito dopo applica il cardiotocografo per circa 20 o 30 minuti ed in seguito valuta i battiti e stabilisce se potrebbero esserci rischi ovvero se la gravidanza è normale o potrebbe andare incontro a una qualche complicanza.

Nel caso di normalità del tracciato, la registrazione avviene saltuariamente per dare la possibilità alla paziente di muoversi libera; se al contrario si manifestano irregolarità, il cardiotocografo va applicato di continuo e il monitoraggio prosegue fino quando il chirurgo ostetrico lo ritiene opportuno.

I parametri presi in considerazione sono:

  1. la frequenza cardiaca fetale,
  2. la variabilità della frequenza del battito,
  3. l’accelerazione o la decelerazione del cuore fetale.

TACHICARDIA: se i valori oscillano tra i 110 e 160 battiti al minuto, la frequenza è rassicurante, se tra i 161 e i 180 la tachicardia è lieve, se infine oltre i 180 si è di fronte a tachicardia grave.

BRACHICARDIA: è lieve se i battiti sono pari a 100-109 al minuto, grave se minore di 100. In generale la variabilità è definita dall’ampiezza dell’ oscillazione del battito fetale.

E’ importante valutare le accelerazioni: l’aumento temporaneo della frequenza cardiaca di più di 15 battiti al minuto sono espressione di vitalità e movimento del nascituro, se è superiore a 15 ed è persistente è più preoccupante poiché potrebbero indicare malessere fetale.

Per quanto riguarda le decelerazioni sono considerate:

  • precoci, se coincidenti con la contrazione uterina e con ritorno alla linea di base alla fine della contrazione (in genere sono dovute alla compressione della testa fetale che inizia la sua discesa verso il canale di parto);
  • tardive, iniziano nel corso della contrazione uterina e persistono al termine ed infine variabili. Hanno forma diversa ed un diverso rapporto con la contrazione; esse sono in genere dovute a compressione o stiramento del funicolo e determinano un significativo abbassamento della frequenza cardiaca. In tali condizioni si dovrebbe accelerare la fase relativa all’espletamento del feto.

Come dovrebbe essere quindi gestito il travaglio?

Se i valori non destano preoccupazione, il travaglio può procedere seguendo le linee guida prescritte; se al contrario il tracciato mostrasse una qualche anomalia, si fa sdraiare la donna su un fianco, la si fa bere, si interrompe l’introduzione di ossitocina. Qualora le condizioni dovessero rimanere invariate, si ricorre al taglio cesareo per accelerare l’espletamento.

E’ opportuno saper leggere adeguatamente il tracciato cardiotocografico ed intervenire nel caso di dubbio applicando sensori direttamente sul feto e valutando in aggiunta i valori del Ph fetale.

Fonte:

“Manuale di sala parto” a cura di Valle ed altri.