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Ginecologia e Ostetricia

Vaccino anti-hpv: si o no?

Ultimamente, sempre più spesso le mamme di bimbe in età pre-puberale o puberale, tra gli 11 e i 13 anni, si chiedono se è il caso di effettuare il vaccino anti-HPV alle loro bimbe o se possono evitare.

Il problema è che tra i medici non si è ancora giunti ad una posizione univoca poiché ci sono i sostenitori del SI, supportati dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e i sostenitori del NO, che hanno valide ragioni per essere contrari.

Che fare, dunque? Qui verranno analizzati i diversi punti di vista e si cercherà di trarre una conclusione, con la premessa che la responsabilità delle scelte ricade non solo sui medici, ma anche sui genitori.

Cos’e’ l’hpv o human papova/papilloma virus e perché è necessario combatterlo

vaccinoL’HPV è un virus che potrebbe causare nella donne il carcinoma del collo dell’utero.

La presenza e la pericolosità di tale virus ha indotto gli specialisti del campo a produrre un vaccino che possa contrastare i tipi oncogeni.

In realtà, l’HPV è costituito da ben 120 tipi, ma solo una decina potrebbero generare forme neoplastiche.

I tipi più rischiosi sono il “16” e il “18”; i vaccini sono 2, l’uno contiene solo questi due, l’altro è fatto sia del “16” e “18” che del “2” o l’ “11”. Questi ultimi possono causare una patologia benigna quale la condilomatosi vulvo-vaginale, che può essere curata e debellata con terapie specifiche.

La vaccinazione rappresenta una delle forme preventive più efficaci per la formazione di neoplasie o lesioni che potrebbero dare luogo a forme patologiche come displasia lieve, moderata, grave, neoplasia in situ, invasive o classificabili in CIN 1 CIN 2 CIN 3 o infine SIL (lesioni intraepiteliali di basso ed alto grado).

La vaccinazione sembra possa garantire il suo effetto in modo permanente; nonostante ciò è consigliabile eseguire il Pap-Test almeno ogni 2-3 anni per controllare l’inizio eventuale di una qualche forma neoplastica o scoprire se il virus è presente e in quale forma.

Dal momento che un’alta percentuale di donne potrebbe contrarre il virus durante i rapporti sessuali, è consigliabile che il vaccino venga eseguito poco prima dell’inizio dell’età fertile; in altre parole la fascia consigliata è l’arco di età che va dagli 11 ai 13 anni.

Nei paesi in cui la vaccinazione è obbligatoria da più di 10 anni e le donne eseguono il Pap-Test regolarmente (almeno ogni 2-3 anni), il carcinoma uterino è quasi del tutto scomparso; come risultato collaterale anche le neoplasie degli organi genitali (vulva, vagina,- come anche nell’uomo- del pene) sono decisamente ridotte se non quasi nulle.

Per tali motivi, l’OMS e molte altre Società Internazionali di Ostetricia e Ginecologia ritengono che il vaccino sia da consigliare.

Cosa dicono i medici che appartengono al fronte del no?

In tutti i paesi civilizzati, in cui il Pap-Test è riconosciuto e diffuso largamente, si è osservato comunque un abbattimento dell’insorgenza del tumore del collo dell’utero.

E’ stato concluso che nel 75% di donne non vaccinate, che dovessero essere colpite dal virus, quasi il 90% riesce a sconfiggerlo e ad eliminarlo attraverso il suo sistema immunitario, una piccola parte lo presenta insieme al proprio DNA, ma solo l’1% contrae il virus e perde la vita. In effetti, dall’inizio della displasia lieve, il cammino è lungo e di solito passano non meno di 20 dalla manifestazione neoplastica.

Dal momento che con il pap-test è possibile scoprire l’eventuale stadio del processo evolutivo si può di conseguenza intervenire.

Come? Le terapie adottate sono 2: una è rappresentata dal laser ed è la meno invasiva e dolorosa, l’altra è un’escissione superficiale della cervice, chiamata LEEP (loop electrosurgical excision procedure).

Nei casi più estremi esiste un intervento più invasivo quale la conizzazione che potrebbe infastidire l’evoluzione di una futura gravidanza.

Il punto sul quale poi insistono i sostenitori del NO è che le donne che effettuano il vaccino si sentono sicure e dimenticano l’importanza del Pap-test nonché pensano di essere protette ugualmente da qualsiasi malattia sessualmente trasmessa.

Altri sono contrari poiché sostengono che il vaccino protegge da 4 tipi di virus, ma non dagli altri che potrebbero diventare col tempo aggressivi.

C’è poi chi muove una critica sulla durata dell’efficacia del vaccino stesso; a questi viene però ribattuto che le dimostrazioni displasiche precorritrici indotte dal virus, non si riscontrano nelle donne vaccinate.

Tornando ai contrari, inoltre, viene osservato che i benefici del vaccino sono modesti, che ogni anno in Italia si contano circa 3.000 casi di neoplasie cervicali, ed infine la displasia grave dovuta ai tipi 16 e 18 non è stata risolta completamente (130.000 sono le diagnosi di displasia causata da questi 2 tipi).

In altre parole, questo gruppo di specialisti è piuttosto scettico tanto da arrivare a concludere che il governo o meglio il Ministero della Sanità potrebbe investire meglio le risorse pari a 600 euro a soggetto; il rapporto costi/benefici è secondo questi specialisti poco equilibrato e non vantaggioso.

Vaccino: gli effetti collaterali

vaccino virusFino ad oggi, risultano segnalazioni di effetti collaterali pari a più di 5.000, di cui alcuni gravi su 8 milioni di donne vaccinate.

Tra tutte quelle vaccinate, i due casi di morte sembra siano dovute a displasie gravi a livello cardiaco o per infezione da streptococco; non sono state trovate prove che possano far affermare che le donne vaccinate siano decedute a causa del virus HPV.

In realtà, ci sono gli effetti sono aspecifici ovvero comuni ad ogni iniezione:

  • nausea,
  • cefalea,
  • spossatezza,
  •  dolore locale (anche se in questo caso il virus iniettato è morto).

Il dilemma amletico, vaccinare le bimbe tra gli 11 e i 13 anni si o no, o eventualmente fino a 25 anni se non hanno ancora iniziato l’attività sessuale, non è stato ancora risolto univocamente.

Perplessità sulla durata e l’efficacia e sui benefici esiste ed è comprensibilmente accettabile.

Tuttavia va considerato che l’OMS e molte Associazioni di Ginecologi Internazionali non solo sono favorevoli al vaccino, ma invitano ad estenderlo anche ai maschi.

E’opportuno ribadire però che il vaccino non garantisce la protezione completa e soprattutto che è fondamentale seguire un comportamento corretto, eseguendo ogni 2 o 3 anni almeno il Pap-Test. Quest’ultimo è molto utile e va considerato come un’integrazione alla prevenzione delle forme neoplastiche del collo dell’utero e dell’apparato genitale.

Fonte:

www.vaccinarsi.org