Il vacuum o ventosa ostetrica è una tecnica ostetrica di cui può avvalersi il ginecologo in caso di difficoltà o meglio per facilitare la fuoriuscita del bambino al momento del parto.
Il progresso aiuta e come se lo fa! In passato veniva utilizzato il forcipe ed era traumatizzante per madre e bimbo, ora grazie a questa tecnica non si parla più di trauma, ma ci sono comunque alcuni rischi.
Per fare un po’ di storia va detto che, anche se utilizzato sin dal Medioevo, il termine ventosa è stato ufficialmente introdotto dagli anni 1950 al fine di indicare lo strumento di metallo necessario durante il parto assistito; subito dopo ci fu un ginecologo svedese, che chiamò il metodo con il suo nome “Malmstrom”, ma la tecnica era la medesima. Negli anni più recenti un medico italiano scoprì in Australia una nuova ventosa chiamata “Kiwi omnicup”; attualmente in uso è solitamente questo tipo appena nominato.
Vacuum: in cosa consiste?
Il vacuum è formato da una coppetta metallica o in plastica (prima era di metallo ora è sempre più frequentemente in plastica) con un diametro di circa 7 cm ed una profondità di 1 cm. Centralmente si può vedere un piccolo foro dal quale fuoriesce un tubicino di gomma collegato ad una pompa: è tale pompa che serve ad aspirare l’aria che si viene a trovare tra la testa del bambino e la coppa; si viene così a creare un effetto sotto vuoto. Solitamente 10-20 minuti è il tempo che intercorre per far si che la testa del bimbo aderisca perfettamente alla ventosa e solo dopo si può procedere all’estrazione.
Vacuum: quando si deve evitare?
E’ consigliabile evitare il vacuum se:
- si è di fronte ad una gravidanza prematura, ovvero inferiore alle 36 settimane,
- la dilatazione uterina non è completa,
- la testa del bambino si trova in una posizione strategica quale sopra la linea di congiunzione delle due spine iliache del bacino materno.
Inoltre, se la gravidanza è complicata e c’è una sofferenza fetale non può essere impiegata, poiché passerebbe troppo tempo per la fuoriuscita del feto e potrebbe soffrire più di quanto non lo stia già facendo. Abbiamo detto che è in metallo o in plastica e prima di procedere all’applicazione della ventosa potrebbe essere necessaria un’episiotomia per aiutare l’inserimento in vagina con il rischio possano crearsi piccole abrasioni nei punti in cui va a toccarla. In più, la ventosa potrebbe causare un ematoma nella testa del bambino ed è raccomandabile evitare questo nei casi appunto di sofferenza fetale.
Vacuum: il suo utilizzo
Le indicazioni al suo utilizzo possono essere materne o fetali.
- Materne: ogni qual volta si renda necessario non affaticare la madre a causa dei suoi problemi di natura cardiologica o di altro genere; se il periodo espulsivo dovesse rivelarsi troppo lungo e ciò dovesse ripercuotersi sulla forza della gestante che verrebbe ad indebolirsi.
- Fetali: alterazioni del battito cardiaco, che potrebbero far pensare a sofferenza fetale (il tutto va valutato con cautela).
In generale, vanno considerate:
- la rottura della membrana materna,
- la dilatazione della bocca uterina,
- la posizione del bambino che non deve essere podalica, dovrebbe già trovarsi nel canale del parto ed essere visibile con la sola divaricazione delle piccole labbra uterine.
Inoltre bisognerebbe essere sicuri sul fatto che non esista sproporzione tra la grandezza del feto e il bacino materno.
Vacuum: quali sono i rischi?
Nonostante le più moderne tecniche rappresentate dalle ventose Kiwi, potrebbero presentarsi complicanze o problemi di vario genere sia sulla madre che sul feto. Quali?
I rischi per la madre potrebbero essere:
- abrasioni o piccoli graffi o lievi ferite nella mucosa vaginale,
- perineo con qualche segno,
- cervice parzialmente e lievemente lesionata,
- altre piccole lesioni nell’apparato genitale e nella zona vicina agli sfinteri, che entra in contatto con la ventosa,
- infezioni all’apparato urinario.
I rischi per il neonato potrebbero essere:
- presenza di ematoma palpabile sulla testa del bambino riassorbile in breve tempo a meno che non si tratti – cosa che avviene di rado- un versamento più importante che potrebbe portare ad anemia nel bambino,
- cuoio capelluto con piccole crosticine o escoriazioni
- cefaloematoma un po’ più grave del primo che potrebbe comparire dopo 24/48 ore al parto stesso ma comunque solitamente riassorbile anche se richiede un periodo di tempo più lungo,
- problemi alla retina,
- problemi al cranio,
- ittero,
- infezioni di varia natura.
Per concludere, va ribadito che la ventosa kiwi è stata impiegata per sostituire il forcipe, strumento con il quale si provocavano traumi alla mamma e al feto. Il controllo del dolore del parto è possibile attraverso un’anestesia peridurale che viene generalmente effettuata nei parti con ventosa per ridurre il tempo espulsivo. E’ necessario il monitoraggio continuo del battito cardiaco del feto. Va aggiunto che la ventosa di ultima generazione non richiede necessariamente tempi lunghi per aderire alla testa del nascituro e favorisce una pronta nascita del feto stesso.
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