La vulvodinia, o dolore vulvare cronico, può essere ad esempio alla base di alcune sofferenze legate a problemi durante l’attività sessuale.
La vulvodinia è un disturbo presente in circa il 15% delle donne. Con questo termine si intende un dolore cronico localizzato nell’area vulvare e persistente da 3 a 6 mesi. Di solito compare in alcune situazioni, oltre che durante i rapporti sessuali – in cui il dolore è più frequente in caso di vulvodinia -, si aggiungono i casi in cui si portano indumenti troppo attillati o si praticano alcuni sport come il ciclismo o l’equitazione; in altre parole, considerando i casi aggiunti, in tutte le occasioni in cui la vagina e la vulva ricevono uno stimolo fisico (sport) o tattile.
È prevalentemente un problema dell’età fertile. Vediamo, però, più da vicino di cosa stiamo parlando.
Dentro la vulvodinia: quali sono i disturbi più frequenti che possono interessare la vulva?
La vestibolite vulvare che potrebbe degenerare in vulvodinia (o dolore neuropatico) appartiene a questo gruppo di infiammazioni che possono cronicizzare se non sono individuate per tempo per essere curate all’inizio della loro comparsa. Se l’area colpita è quella vestibolare, il disturbo prende il nome di vestibolite; se, invece, coinvolge il clitoride, assume il nome di clitoralgia. Quest’infiammazione appartiene ai muscoli presenti intorno e poco prima della vagina (tra il clitoride, le piccole labbra e la parte più lontana dell’imene).
Quali sono i sintomi? I sintomi più indicativi e che permettono di ipotizzarla sono: la comparsa di un eritema nella zona vaginale, un forte bruciore che dura dalle 5 alle 7 ore in questa particolare zona ed un dolore forte durante i rapporti sessuali.
Vulvodinia e infiammazioni all’area vulvare: quali sono le cause?
La natura di questi disturbi, come detto, è multifattoriale, ossia può essere provocata da problemi a livello immunitario (in particolare da una cellula chiamata “mastocita” che non fa il suo dovere), a livello muscolare e legati alla trasformazione del tipo di dolore da nocicettivo (in caso di stimolazioni che partono dal sistema nervoso periferico e arrivano fino a quello centrale) a neuropatico (dolore cronico del sistema nervoso).
Per trovare la terapia più efficace andrebbe capito prima possibile quanto e quali di questi livelli intervengono e provocano il dolore.
Partendo da fattori biologici che portano ad un’infiammazione vulvare, devono essere menzionati i mastociti, il cui ruolo è dirigere tutti gli elementi che portano all’infiammazione stessa perché vengono danneggiati i tessuti in modo cronico. Il mastocita può essere iperattivo e diffondere un certo tipo di dolore, influire sull’ipertono del muscolo anale (quello che si contrae in base all’infiammazione creando dolore) o portare ad un’iperattività e ad un’ipertonicità che danno luogo alla vulvodinia.
Come guarire se si soffre di vestibolite vulvare o vulvodinia?
Si guarisce. La sintomatologia deriva infatti da fattori fondamentalmente di natura biologica, ma bisogna avere molta pazienza poiché i risultati sperati si iniziano ad avere dopo 6-9 mesi di cura; molto dipende da quando viene diagnosticata e dalla gravità.
Se fino ad alcuni decenni fa si pensava che il dolore sessuale dipendesse esclusivamente o quasi da cause psicologiche, ora si potrebbe dimostrare che questo durante l’età fertile è pari al 10-15% delle donne, e durante la menopausa, a causa della secchezza vaginale, il numero delle donne che ne soffrono raddoppia abbondantemente perché la situazione viene aggravata da frequenti cistiti o bruciori vaginali e vulvari. Va comunque detto che l’elemento psicologico talvolta può influire in modo significativo sulla vulvodinia: se si ascoltassero le donne, si verrebbe a sapere che molte di loro soffrono durante i rapporti sessuali a causa di traumi, abusi o sindromi da stress cronico.
Prima di iniziare qualsiasi terapia, vanno individuate le cause. Poi si può partire con: la riduzione degli stimoli irritanti; una limitazione o blocco del dolore legato alla percezione tattile-cutanea; una riduzione del dolore a livello corticale; un trattamento che permetta di ripristinare la funzionalità del pavimento pelvico ed una cura specifica per le complicanze psico-sessuali se si tratta di una sindrome dolorosa cronica.
Qualsiasi terapia venga scelta, non basta da sola a risolvere il problema, poiché è necessario cambiare il proprio stile di vita sia nell’abbigliamento, che nell’alimentazione ed infine nel controllo dello stress: capi troppo attillati, compresi collant stretti e aderenti, andrebbero evitati e sostituiti con indumenti di cotone e soprattutto con gonne. Nell’igiene intima è opportuno fare attenzione ai detergenti, alla carta igienica che non deve essere profumata, come anche gli assorbenti che devono essere di cotone al 100% bianchi, prevenire la stitichezza ed infine limitarsi ad attività fisiche che non richiedano la pressione diretta della vulva (andare in bicicletta o a cavallo) prediligendo per esempio il nuoto.
Il dolore vulvare, comunque, può essere ridotto attraverso una stimolazione elettrica transcutanea o con una terapia analgesica. I farmaci più utilizzati sono gli antidepressivi triciclici e similari. Si può optare per il blocco del nervo in caso di nevralgia genitale, che viene per lo più usata dagli anestesisti, e si può decidere di assumere farmaci con botulino in caso di ipertonicità ed iperattività del muscolo detrusore. Infine potrebbero essere benefici alcuni massaggi vulvari e vaginali finalizzati ad uno streching leggero dei muscoli dell’area genitale. Laddove le terapie non dovessero risultare efficaci, viene in aiuto la chirurgia.
Conculsioni su vulvodinia e disturbi vulvari
La vulvodinia è una sindrome complessa non facile da diagnosticare senza un inquadramento di tutti gli elementi e i fattori che è possibile individuare col consulto di un gruppo di specialisti, ossia dopo la collaborazione fra ginecologi, sessuologi, neurologi, psichiatri, anestesisti e chirurghi. In mancanza di lesioni visibili ad occhio nudo, è necessaria una biopsia per evidenziare un’infezione virale alle terminazioni nervose. Nonostante la collaborazione fra tutti questi specialisti, circa il 50% delle volte non si arriva ad una spiegazione e si conclude con una sensazione di dolore di natura prettamente psicologica.
Fonte: Vulvodinia, a cura di Alessandra Graziottin, 2014