Non si può mai stare tranquilli. Adesso sembra che neanche le medicine siano più sicure.
Almeno stando a quello che scrive il British Medical Journal, sembrerebbe che in diversi studi clinici sui nuovi farmaci, alcuni importanti dati vengano deliberatamente nascosti.
Chi ci rimetterebbe, naturalmente, sarebbe la nostra salute mentre chi ci guadagnerebbe sarebbero le case farmaceutiche che non si fanno scrupolo di far nascondere ai ricercatori importanti dati riguardanti gli studi clinici condotti sui nuovi farmaci.
L’importante e autorevole testata britannica ha pubblicato un articolo in cui si mostra preoccupazione per la possibilità che le case farmaceutiche possano commercializzare prodotti nei cui test sono stati intenzionalmente omessi dati importanti. Naturalmente ci sono state reazioni,e, ad esempio, Richard Lehman della Oxford University ed Elizabeth Loder del BMJ, concordano sulla necessità di avere più controlli e una regolamentazione più efficace per evitare che si verifichino fatti di questo genere. Oltre alla regolamentazione, gli scienziati chiedono che cambi quella che definiscono una vera e propria cultura della pubblicazione casuale e incompleta dei dati scientifici.
Ad amplificare lo scandalo ci ha pensato uno studio dell’Università di Yale in Usa, in cui è stato evidenziato come meno della metà tra 635 studi trial, finanziati dai Sistemi Sanitari Nazionali, siano stati pubblicati in una rivista medica peer-reviewed entro 30 mesi dal completamento del medesimo studio trial. La pubblicazione peer-reviewed è fondamentale, come fa notare il dottor Joseph Ross coordinatore dello studio, secondo cui medici e politici in genere dipendono dalle pubblicazioni peer-reviewed per conoscere i risultati degli studi clinici.
Numerose ricerche hanno tuttavia rivelato che i risultati degli studi talvolta non vengono condivisi pubblicamente in maniera tempestiva. Problemi seri, come si vede, che lasciano profondi interrogativi.
Sarà per questo che i foglietti che accompagnano le confezioni di medicinali si chiamano bugiardini?
Articolo di Redazione
Fonte: La Stampa. 07/01/2012