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Neurologia

Nuove scoperte per la diagnosi e la prevenzione dell’Alzheimer

Quando ci si ritrova a dover affrontare malattie degenerative come l’Alzheimer o il Parkinson la prevenzione è fondamentale perché consente di intervenire quando i danni alle cellule cerebrali. Oggi, grazie ad uno studio condotto dai ricercatori dell’Istituto di Fisica applicata (Ifac Cnr), in collaborazione con altri istituti ed enti di ricerca, in futuro ci saranno notevoli  progressi per quanto riguarda la diagnosi dell’Alzheimer e di altre malattie neurodegenerative.

La ricerca

Il metodo innovativo consente una diagnosi precoce delle malattie neuro degenerative  e si fonda sull’attivazione laser di nanocristalli d’argento a forma di cubi che permetterebbe di individuare proteine e biomarcatori presenti nell’organismo soltanto in minime tracce. In tal modo è quindi possibile identificare le molecole, precursori di queste patologie, che sono presenti nei principali fluidi biologici e fare una diagnosi dell’Alzheimer o del Parkinson quando ancora non si sono manifestati i sintomi caratteristici di queste patologie.

«La metodica – ha affermato il direttore dell’Ifac-Cnr, Roberto Pini – consente di sviluppare test diagnostici per il riconoscimento precoce di biomarcatori di patologie neurodegenerative. La strada è però ancora lunga: sarà infatti necessaria un’accurata fase di test preliminari per classificare la complessità dell’impronta ottica dei vari biomarcatori prima che questa tecnica risulti affidabile per l’uso clinico».

Il contributo del gruppo di ricerca scientifica guidato dall’Ifac-Cnr di Firenze e formato da ricercatori dell’Imm-Cnr di Catania, dell’Università di Modena e Reggio Emilia e dell’Università di Saratov (Russia), ha portato all’elaborazione di modelli per la simulazione al computer del sistema nano cubo di interazione con la proteina responsabile del segnale.

Prospettive future

Questo segnale è fondamentale in quanto dà informazioni sulla composizione e la struttura della biomolecola che viene riconosciuta, anche se presente in tracce minime. Gli esperimenti condotti finora hanno dimostrato come questo approccio conduca la ricerca nella giusta direzione.

Dalla teoria alla pratica però, lo sappiamo, il passaggio non è immediato e prima che la tecnica possa essere utilizzata in ambito clinico bisognerà procedere a una fase di test preliminari, che saranno fondamentali per valutare “la complessità dell’impronta ottica dei vari biomarcatori”.

D’altronde soprattutto nelle patologie a carattere neurodegenerativo, la prevenzione è fondamentale perché consente di intervenire quando i danni alle cellule cerebrali, nel caso sia dell’Alzheimer o del Parkinson, non si sono ancora prodotti o non hanno assunto carattere irreversibile.

Fonte: Lo studio è stato pubblicato su Acs Nano