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Ortopedia e Traumatologia

Piedi piatti: che cosa fare?

I piedi piatti sono uno dei difetti fisici secondari più diffusi a livello statistico, tuttavia, sostiene Sandro Giannini, direttore della Iª Clinica ortopedico-traumatologica dell’Università di Bologna- Istituto Rizzoli, non è sempre necessario intervenire, dovendosi individuare prima se si tratta di piede piatto morfologico o di piede piatto che comporta alterazioni funzionali. La valutazione va fatta osservando il piede in movimento, mentre cammina. In presenza di un piede piatto con alterazioni funzionali non c’è un corretto equilibrio nelle due fasi del passo e il piede rimane più tempo nella fase di appiattimento. Nei centri specializzati i test sul cammino vengono eseguiti con una particolare attrezzatura computerizzata (gait analysis) in grado di fornire informazioni molto dettagliate. Un intervento mirato è necessario, quindi, solo in caso di alterazioni funzionali.
Nei bambini può essere fatto solo dopo i 4 anni, perché prima il piede non ha ancora sviluppato le caratteristiche di un piede normale. Tra i 4 e gli 8 anni in genere viene proposto un plantare che mantenga il tallone in asse con la gamba ristabilendo la normale divergenza tra le due ossa del retro piede che, quando divergono troppo, sono alla base del piede piatto. Quando, nonostante il plantare, non ci siano stati miglioramenti o quando la deformità viene osservata dopo gli 8 anni può essere preso in considerazione l’intervento chirurgico di artrorisi sotto astragalica, che mira a limitare l’eccessiva apertura tra astragalo e calcagno con l’inserimento di una vite o un tassello ad espansione appena davanti al malleolo esterno. Questo intervento chirurgico dà risultati molto soddisfacenti nei bambini, mentre per gli adulti bisogna adottare una strategia più articolata, che miri a correggere i difetti che  si sono consolidati con la crescita.

Articolo di Redazione
Fonte: Corriere della Sera, 12/09/2012