L’orecchio è l’organo di senso deputato alla ricezione di suoni e parole. È costituito da: orecchio esterno, orecchio medio ed orecchio interno; ognuna di queste parti presenta rispettivamente il padiglione auricolare, il condotto acustico, e la membrana timpanica.
L’orecchio medio ha un insieme di ossicini preceduti dal timpano un’incudine ed un martello che comunicano con la faringe attraverso la tromba di Eustachio. Infine l’orecchio interno che è contenuto all’interno di tante ossa che sono rappresentate da canali semicircolari, il nervo e coclea che sembra simile al guscio di chiocciola.
I bambini sono i più colpiti e i genitori di solito lo sanno e cercano di rivolgersi allo specialista a scopo preventivo. La frequenza è dovuta al fatto che i bimbi che soffrono spesso di raffreddore hanno come conseguenza l’otite, specie se in tenera età, in età pre-scolastica o più o meno nell’età compresa tra i 5 e 10 anni.
Nella maggior parte dei casi, l’otite è risolvibile in tempi abbastanza brevi e senza troppe difficoltà. Nonostante ciò, appena il bambino dice di avere mal d’orecchio ovvero quando compaiono dolori è raccomandabile rivolgersi all’otorino.
Come si riconosce l’otite?
Nei bambini piccoli, non è sempre semplice capirlo poiché il dolore è tale che il bambino non dorme, mangia a fatica e piange; se, invece si tocca l’orecchio o meglio il lobo il riconoscimento è più intuibile. Quando i bambini crescono sono in grado di descrivere il tipo di dolore e li si può aiutare e portare appena possibile dall’otorino.
L’otite è di 2 tipi: virale o batterica.
In età infantile, dato che la tuba di Eustachio che collega gola e cavità nasali con l’orecchio è più piccola, cioè più corta e in posizione orizzontale, i batteri o i virus possono passare dalla faringe al naso e poi risalire più facilmente all’orecchio medio e al timpano.
Raggiunto l’orecchio medio si forma una certa quantità di pus, che ristagna e preme sul timpano provocando un dolore di una certa intensità. Se il dolore aumenta, ciò è dovuto alla pressione esercitata dai virus e dai batteri sugli ossicini; questa va curata per evitare la rottura della membrana timpanica. In altre parole, se dal moccolo si passa ai forti dolori e alle grida di dolore del piccolo, un primo intervento da parte del pediatra è fondamentale anche se non è presente la febbre.
Quali sono i fattori di rischio?
Vi sono alcuni bambini che presentano maggiori rischi di altri di avere l’otite e spesso sono quegli individui che hanno un sistema immunitario debole e più immaturo; ciò significa che frequentando asili o scuole materne hanno più facilità a contrarre i virus influenzali, i raffreddori e dunque le otiti.
Sembra inoltre che i neonati che non vengono allattati al seno possono avere maggiore probabilità di contrarre l’infezione alle vie aeree e respiratorie che coinvolge l’orecchio.
Come si arriva alla diagnosi?
Dopo una prima visita e l’ascolto dei sintomi da parte del bambino il pediatra inizia a sospettare un’otite; si consiglia a questo punto una visita dall’otorino che con l’otoscopio osserverà meglio l’orecchio medio e quello interno e prescriverà la terapia da seguire in base all’entità dell’infezione.
In caso di otite, il timpano presenta un’infiammazione, è arrossato e in alcuni casi potrebbe persino essere perforato.
La terapia farmacologica dipende dall’età del neonato o del bambino: se ha meno di 1 anno e la situazione è particolarmente grave con significativa uscita di pus, viene prescritto un antibiotico ad ampio spettro a base di amoxicillina.
Se la condizione non è così grave, la SIP consiglia di aspettare 1 o 2 giorni per vedere l’evoluzione dell’infezione, controllando soprattutto se i sintomi peggiorano.
Nel frattempo, per alleviare il dolore si possono utilizzare i cosiddetti rimedi casalinghi: lavaggi con soluzione fisiologica contenente acqua termale o acqua di mare, il ricorso a frequenti assunzione di liquidi (acqua o camomilla), l’uso di cuscini più alti per favorire la fuoriuscita del muco dai seni nasali e ridurre la pressione sugli ossicini dell’orecchio medio.
Quali sono le complicanze dell’otite?
L’infezione che causa l’otite potrebbe coinvolgere anche altri sistemi o apparati nonché parti anatomiche che si trovano all’interno dell’orecchio.
Si può verificare la perforazione del timpano, la mastoidite (infiammazione delle ossa mastoidi esterne all’orecchio che danno come sintomo l’arrossamento del perimetro esterno dell’orecchio che può avere piccole lesioni con pus, foruncoli), blocco del nervo facciale o del trigemino, meningite. Queste situazioni sono abbastanza pericolose e vanno considerate per tempo; è raccomandabile intervenire se dopo 2 giorni l’otite provoca ancora dolore; l’antibiotico assunto in modo corretto permette di uscirne e di evitare ulteriori complicazioni.
L’udito non è compromesso se non temporaneamente e riprende la funzionalità dopo circa 1 settimana. Anche in questo caso, qualora i sintomi permangano dopo 1 settimana è il caso di tornare dallo specialista per capire le ragioni del problema.
Dallo specialista è utile andare qualora le otiti dovessero essere frequenti per evitare cronicismi o per avere suggerimenti su come comportarsi a scopo preventivo nel caso esistessero forme preventive.
Conclusioni
L’otite nei bambini, specie se acuta, nella maggior parte dei casi si risolve da sola dopo 2 o 3 giorni. L’ipoacusia che si dovesse prolungare per più di 10-15 gg richiede lo specialista anche dopo la scomparsa dell’infezione dell’otite. L’apprendimento del linguaggio quando si è piccoli è importante e un intervallo così lungo potrebbe causare maggiori difficoltà nello sviluppo intellettuale e nella formazione scolastica.
Nei casi di prolungamento il bambino va ritirato dall’asilo durante i mesi invernali.
Lo specialista, se la medicina tradizionale non è efficace, può decidere una terapia più aggressiva e ricorrere alla chirurgia: timpanostomia, con la quale si inserisce un tubicino per favorire il drenaggio o adenotomia che prevede un intervento sulle adenoidi.
FONTE: Linee guida della Società italiana di pediatria (SIP)