La comunità scientifica non è ancora giunta a conclusioni certe sulla loro influenza nei confronti dello sviluppo di tumori. Pochi invece i dubbi sulla possibile associazione fra cellulari e tinnito, ovvero il ronzio alle orecchie. È ciò che emerge da una ricerca dell’Università di Vienna pubblicata sulla rivista Occupational and Environmental Medicine, che associa l’utilizzo dei telefoni cellulari con una media di 10 minuti al giorno al 70 per cento di probabilità in più di sviluppare il tinnito.
Il rischio aumenta del doppio se il telefono viene usato per più di 4 anni e con entrambe le orecchie. Stando alle conclusioni dei ricercatori, le microonde dei cellulari costituirebbero il problema. Infatti i risultati indicano che l’uso ad alta intensità e per lungo tempo del cellulare potrebbe essere associato al tinnito che, tra l’altro, è un disturbo dalla difficile diagnosi poiché può essere tanto soggettivo, cioè non udibile dall’esterno, che oggettivo, quando il suono è generato all’interno del corpo a causa ad esempio di un flusso vascolare particolare. In quel caso, il tinnito è rilevabile attraverso determinati strumenti.
Una delle ultime novità per la diagnosi è legata alla magnetoencefalografia, una tecnica per immagine che può identificare la sede esatta del disturbo. Per quanto riguarda la cura, in realtà i trattamenti disponibili non sono molti; nella maggior parte dei casi si ricorre a una combinazione di arricchimento sonoro e terapia psicologica. Considerati gli scarsi rimedi approntati fino adesso per sconfiggere il disturbo, la prevenzione migliore, forse, è quella di limitare l’uso dell’apparecchio allo stretto indispensabile. Ci si guadagna in salute e nel portafoglio.
Articolo di redazione
Fonte: Italiasalute.it