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Otorinolaringoiatria

Tu russi e io non dormo? Ora non più.

Camere separate (a poterne disporre), tappi nelle orecchie, ricorso alle tecniche tramandate per via orale (scuotimenti del reprobo, richiami sussurrati a voce sempre più alta, etc.) ma niente da fare. Avere nel letto accanto a sé una persona che russa abitualmente tutte le notti, è un ostacolo insormontabile alla nostra tranquillità e, diciamolo pure, a quella della vita di coppia.
Finalmente, però, sembra che una nuova soluzione chirurgica reversibile e ripetibile potrebbe fare felici molte coppie (e non solo), garantendo notti più tranquille e serene per tutti. Definita tecnica  «delle tende a pacchetto» è stata messa a punto al Policlinico di Milano e già utilizzata con successo in 25 pazienti.
Ispirata allo stesso meccanismo con cui nelle tende a pacchetto si modifica a piacere la quantità di luce che entra dalla finestra, semplicemente tirando la corda che le governa, questa nuova tecnica si limita ad alzare, a mo’ di tendina, i tessuti della gola. L’ideatore della nuova metodica, il professor Mario Mantovani dell’Unità Operativa di Otorinolaringoiatria della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano diretta dal professor Lorenzo Pignataro, spiega che il rumoroso e fastidioso ronff-ronff  è prodotto dalla vibrazione delle pareti mucose delle prime vie respiratorie, vibrazione provocata dal passaggio forzato dell’aria nei punti in cui le mucose stesse si toccano reciprocamente. Con l’inserimento di speciali fili di sutura si favorisce invece il passaggio dell’aria che impedisce la vibrazione di questi tessuti e  lo snervante e insopportabile rumore che ne consegue.
Rispetto agli interventi tradizionali usati finora, la nuova procedura mantiene intatti i tessuti senza provocare effetti collaterali. L’intervento richiede l’anestesia generale ma, ricorda Mantovani, che i risultati fin qui ottenuti sono stati molto incoraggianti e che nei controlli effettuati dopo sei mesi dall’intervento, lo spazio creato per il passaggio dell’aria era rimasto intatto, dimostrando così la tenuta dei tessuti rimodellati.

Articolo di Redazione
Fonte: il Corriere della Sera, 18/04/2012