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Pediatria e Neonatologia

Il mio bambino ha la febbre

La febbre appartiene ai sintomi più comuni fra i bambini. È frequente che la nostra temperatura subisca una lieve alterazione o una più seria. Per definirsi febbre, la temperatura deve superare i 37,5; è normale che la temperatura subisca variazioni nel corso della giornata: è più alta durante il sonno, dopo aver consumato i pasti principali, dopo aver fatto uno sforzo o infine se l’ambiente in cui ci troviamo è surriscaldato. Il nostro corpo reagisce e cerca di difendersi dall’attacco di virus e batteri che causano il più delle volte l’innalzamento della temperatura. Prima di preoccuparsi, fondamentale è sapere l’età del bimbo poiché più è nato da poco (o meglio da più di 4 settimane), più va esclusa l’infezione da liquido amniotico. Nel caso si tratti di bambini in età pre-scolastica o scolastica, già è più facile pensare si tratti di infezione, dovuta ad una non ancora completa maturazione delle difese immunitarie. Se la febbre è sola non c’è da preoccuparsi perché facilmente gestibile, ma se è accompagnata da cefalea, vomito, nausea e pianto andrebbe approfondita la situazione con esami opportuni.

Quali esami si richiedono?

Se la febbre scompare dopo 3 o 5 giorni si può anche posporre e vedere se e quando si ripresenta il problema, poiché si trattava di un virus acuto che ha avuto una remissione spontanea. Nel caso in cui i bimbi con meno di 3 anni sono soggetti a bronchioliti da streptococco o pneumococco è consigliabile la vaccinazione che riduce frequenti recidive.
Vi sono cause non infettive legate a colpi di calore, a reazioni ad alcuni farmaci inoculati attraverso le vaccinazioni obbligatorie o infine alcuni farmaci.
La durata dà anche l’idea delle possibili cause: talvolta può superare i 7 giorni e in questo caso il virus è più invasivo e attacca più in profondità come nel caso della mononucleosi.
Una volta che il pediatra avrà saputo quali caratteristiche ha la febbre, procederà ad altre domande riguardante la presenza di tosse e quale tipo, l’assenza o meno di vomito e diarrea.
Dopo aver richiesto l’età potrebbe essere necessario nel caso di bimbi dai 3 ai 36 mesi procedere ad un prelievo ematico e valutare il valore dell’emocromo, recarsi a fare una radiografia del torace ed infine preferibilmente prenotare una visita dall’otorino. Se i bambini sono più grandi non è necessario alcun esame.
Nella febbre cronica sarebbe utile procedere a controlli per verificare la velocità di sedimentazione (VES), la proteina C reattiva ed infine andrebbero ricercati gli anticorpi presenti nel sangue per prevedere la resistenza del bambino ai virus.

Come si dovrebbe misurare la febbre?

La prima cosa è abbandonare i termometri al mercurio, come anche le vecchie strisce a cristalli liquidi. È preferibile evitare le misurazioni sublinguali influenzabili da cibi molto caldi o molto freddi così come quella rettale.
Uno strumento posto all’interno dell’orecchio che emette un bip appena raggiunge la misurazione risulta il migliore; la misurazione sub-ascellare va fatta su bimbi un po’ più grandi.
Se la febbre supera i 38,5° è consigliabile l’assunzione di antiepiretici basati su paracetamolo o ibuprufene. Non vanno assunti entrambi, ma solo uno alla volta. Altri metodi, come l’uso di bende fredde è raccomandabile solo in caso di convulsioni e non di semplice febbre, poiché l’innalzamento della temperatura febbrile o l’alta temperatura dipende dal sistema centrale e non periferico: se i bimbi hanno avuto un colpo di sole, si può ricorrere a pezze fredde da porre sull’addome. Vanno evitati i prodotti cortisonici o con acido salicidico poiché potrebbero far deviare una corretta diagnosi o per altri pericolosi effetti collaterali. In caso di virus come per esempio riniti, rinofaringiti, bronchite non vanno presi antibiotici fa da sé, in quanto si svilupperebbero resistenze.
I farmaci raccomandati si prendono in forma di gocce o sciroppo evitando le supposte poiché non solo sono sgradevoli, ma anche creano disturbi; o più precisamente vanno usate solo in caso di nausea o vomito.
I medici vanno comunque sempre ben informati riguardo alle eventuali malattie in atto tipo varicella o di altro genere (obesità etc), se si è disidratati, o se si assumono per altri motivi sostanze che potrebbero contrastare il paracetamolo e l’ibuprofene.
I farmaci vanno comunque usati con cautela e sotto stretta osservazione medica nei casi di bambini che soffrono di insufficienza epatica o renale. Va aggiunto che tutti gli antiepiretici non prevengono le complicanze come le convulsioni o altre malattie che provocano convulsioni come per esempio, la meningite.

Cosa sono le convulsioni?

Le convulsioni sono associate spesso alla febbre, ma non si possono prevenire. È possibile curarle ed escludere immediatamente possa trattarsi di meningite. Se si vogliono evitare altri episodi convulsivi ci sono farmaci specifici da usare preferibilmente per via rettale. Ricorrono circa nel 4% dei bambini e si verificano sia in caso di un aumento improvviso di temperatura o di una diminuzione della stessa. I sintomi sono: stato di incoscienza, occhi che ruotano verso l’alto o il basso, perdita di saliva dalla bocca e di urina; si risolvono in tempi brevi 10-15 minuti e solitamente non causano danni. Appena vedete comparire tali sintomi, si consiglia di appoggiare su un piano il bimbo, tenendo ferma la testa; è poi utile disporre sulla sua fronte, sul petto, sull’inguine e sugli arti, delle bende fredde per ripristinare la temperatura e farlo rinvenire.

Conclusioni

La maggior parte delle febbri acute nei bambini è di natura virale. Bisogna recarsi o chiamare il pediatra evitando l’assunzione di antibiotici che potrebbero risultare pericolosi ed inefficaci.
Se si tratta di neonati o di bimbi al di sotto dei 3 anni, la febbre non va sottovalutata ma va studiata nella sua evoluzione. Gli anti-epiretici vanno presi solo se la febbre supera i 38,5°.
Le febbri persistenti, nel 30% circa, risultano senza causa e quasi sempre scompaiono spontaneamente.

FONTE: www.nostrofiglio.it