Dopo molti anni in cui ci si era quasi convinti di aver sconfitto definitivamente la tubercolosi, la malattia è tornata al centro dell’attenzione a seguito del contagio di diversi bambini in una scuola milanese di alcuni mesi fa e dei più recenti casi al Policlinico Gemelli di Roma. La tubercolosi, afferma Giampiero Carosi, direttore del Dipartimento di Malattie Infettive dell’Università di Brescia, è causata dal contatto con il Mycobacterium tuberculosis o, più volgarmente, con il bacillo di Koch.
Quando si viene a contatto con questo batterio si instaura l’infezione tubercolare che, a sua volta, può evolvere in malattia tubercolare vera e propria. Solitamente, dopo il contatto con il bacillo, il sistema immunitario riesce a contenere l’infezione: i batteri vengono eliminati, ma alcuni rimangono inattivi nell’organismo. In pochi di casi (circa il10%) l’infezione può evolvere verso la malattia o in poche settimane o anche molti anni dopo il contagio, perché si riattivano i bacilli dormienti. In genere la malattia colpisce i polmoni.
La via più facile per il contagio è quella respiratoria, entrando in contatto con un individuo malato che abbia lesioni cavitarie aperte. Queste caverne, che sono il risultato della lotta dell’organismo contro i bacilli, comunicano con l’esterno attraverso i bronchi e, tramite la saliva, starnuti o colpi di tosse, i batteri in esse contenute possono essere sparsi nell’aria circostante il malato stesso. Per diagnosticare la malattia serve una radiografia del torace e, eventualmente, accertamenti successivi. La diagnosi di malattia tubercolare si basa soprattutto sulla ricerca del bacillo di Koch nei campioni biologici (escreato per il polmone). Oggi coi test molecolari sul Dna del micobatterio la risposta la si ottiene in un paio di giorni.
Nonostante questa resipiscenza della tubercolosi, bisogna sapere che oggi, a differenza del passato, la Tbc è una malattia assolutamente curabile: oggi la si tratta con un cocktail di farmaci (isoniazide, rifampicina, pirazinamide ed etambutolo), per almeno 6 mesi. Anche in caso di semplice infezione tubercolare può essere raccomandato un trattamento farmacologico per prevenire lo sviluppo in futuro della malattia tubercolare. La terapia, in questo caso, si basa solo su un trattamento di un solo farmaco (isoniazide) per 6 mesi.
Articolo di Redazione
Fonte: Corriere della Sera, 14/09/2011