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Sigarette e E-Cig: nuovi vizi, vecchi pericoli

Come ogni anno, il 31 maggio in tutto il mondo è stato celebrato il World No Tobacco Day: 24h senza fumare per sensibilizzare la popolazione mondiale sui danni del tabagismo e del consumo di prodotti a base di tabacco in generale. Una industria incolpata di essere un pericolo per lo sviluppo sostenibile di tutti i paesi, per la salute e per il benessere economico dei cittadini. È proprio in questo evento che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha presentato misure che tutti i governi e l’opinione pubblica dovrebbero adottare per promuovere stili di vita consapevoli.

Italia e fumo: un legame da Dolce Vita

E-Cig

Negli ultimi anni sono state numerose le campagne di sensibilizzazione che il Governo ha messo in campo. Uno degli ultimi provvedimenti, che dichiara apertamente guerra al fumo, passa per la tassazione. “Le tasse sul tabacco sono tasse contro la morte, così come praticato in tutti i Paesi civili del mondo” ecco quanto dichiarato lo scorso aprile dal Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, in occasione della presentazione del Rapporto “Lo stato dell’oncologia in Italia 2017” dell’Aiom – Associazione italiana di oncologia medica.

Secondo il rapporto di gennaio “The economics of tobacco and tobacco control”, promosso dal’ OMS e dal National Cancer Institute degli Stati Uniti, nel mondo il tabacco provoca 6 milioni di morti l’anno, più di alcol, Aids, droghe e incidenti stradali messi insieme.

In Italia lo scenario non sembra essere migliore. Nonostante i numerosi sforzi, ogni giorno vengono diagnosticati ben 1000 casi di tumore (365.800 nuovi casi nel 2016) a fronte dell’aumento della sopravvivenza, con oltre 3 milioni di pazienti vivi dopo la diagnosi di cancro.

Tuttavia il fumo determina, secondo le stime, tra 70.000 e 83.000 decessi l’anno e oltre il 25% di questi è compreso tra i 35 ed i 65 anni di età, ed i fumatori sono circa 10,3 milioni (di cui 6,2 mln uomini e 4,1 mln donne). Secondo gli ultimi dati Istat, il nostro Paese è il primo in Europa per tabagismo adolescenziale. Tra gli uomini fumano di più i giovani adulti tra i 25 e i 34 anni, con una percentuale del 26,4%. Tra le donne, invece, fumano di più le giovani tra i 20 e i 24 anni, con una percentuale del 20,5%. In generale il trend sembra essere invariato negli ultimi 8 anni.

L’accesso alle cure è appannaggio delle Regioni ed è caratterizzato dall’assenza di una regia unica. “Non possiamo permetterlo poiché si tratta di una discriminazione nell’accesso alla vita”, ha detto Lorenzin, che ha proposto di lavorare ad un Libro bianco dell’oncologia in Italia, che indichi obiettivi e best practice e sia un utile strumento per le Regioni.

Cosa accade quando si smette di fumare?

Per convincersi a smettere c’è bisogno di qualche incentivo. Ecco allora che il Food and Drug Administration pubblica una trilogia di video per spiegare da dove provengono le sostanze chimiche che vengono aspirate, come interagiscono e perché sono così tossiche per il nostro organismo. Eppure chi è riuscito a smettere di fumare dichiara di aver riscontrato benefici quasi da subito.

Ecco cosa accade al nostro corpo quando smettiamo di fumare:

  • dopo 8 ore: l’ossigenazione del sangue torna a livelli normali;
  • successivamente, dopo 24 h: diminuisce l’alitosi, si accumulano meno muco e catarro e diminuisce il rischio di bronchiti e polmoniti;
  • dopo 1 settimana: migliorano senso del gusto e dell’olfatto;
  • trascorsa qualche settimana: si riacquista un colorito più acceso;
  • 1 o 2 mesi: si supera la fase acuta della dipendenza da nicotina;
  • dopo 3/6 mesi: diminuisce la tosse tipica del fumatore e i polmoni ricominciano ad acquistare efficienza.

Dopo 1 anno si dimezza il pericolo di malattie cardiache. Un percorso lungo. Servono infatti ben 10 anni per escludere il pericolo di tumore al polmone. Ma per vincere la dipendenza psicologica bisogna cambiare le proprie abitudini e la propria immagine di sé.

Come liberarsi dalle “bionde”?

Un terzo dei tabagisti fallisce nel buon proposito di conquistare uno stile di vita più salutare. La maggior parte delle persone ci prova da sola; solo il 5% tenta utilizzando i farmaci per la disassuefazione.

“L’Italia è infatti agli ultimi posti in Europa nella vendita di farmaci utilizzati nella terapia di disassuefazione dal fumo” commenta Roberta Pacifici, direttore dell’ Osservatorio fumo alcol e droga dell’Istituto Superiore di Sanità. “È invece fondamentale, per avere successo, personalizzare l’intervento: rivolgersi a uno dei moltissimi Centri Antifumo (ndr: Numero Verde 800 554 088) può essere il modo migliore per ricevere sia sostegno psicologico che i medicinali o il supporto più adeguato al singolo fumatore”.

Ma quali sono i rimedi cui affidarsi?

  1. Terapia sostitutiva della nicotina: caramelle, cerotti, inalatori o gomme da masticare con un basso contenuto di nicotina per attenuare i sintomi dell’astinenza. Gli effetti collaterali sono e regrediscono immediatamente dopo la sospensione del trattamento. Tali rimedi sono acquistabili in farmacia, senza ricetta; il loro costo è interamente a carico del paziente, che però va in gran parte a compensare i soldi risparmiati dall’acquisto di sigarette.  Per stabilire tempi e dosi può essere utile seguire i consigli del proprio medico.
  2. Terapia farmacologica: è la terapia farmacologica a base di buproprione o di vareniclina. La vareniclina è un farmaco agonista/antagonista della nicotina che, agendo a livello cerebrale in modo simile ad essa, è in grado di ridurre il desiderio di fumare ed è approvato per la terapia della cessazione dal fumo. Così come il bupropione, medicinale antidepressivo di tipo dopaminergico in grado di diminuire l’intensità del desiderio di nicotina e i sintomi di astinenza. Questi presidi antifumo costituiscono un valido sostegno anche per la dipendenza psicologica, aiutando il paziente che sta smettendo di fumare a controllare i momenti in cui la voglia di fumare è aumentata.
  3. Libri, guide motivazionali e gadget: sono in parecchi gli ex fumatori che hanno dichiarato di essere riusciti a smettere di fumare dopo aver letto libri motivazionali. Inoltre la tecnologia ci aiuta fornendoci gadget “spia” che avvertono chi ci sta intorno quando abbiamo acceso una bionda.
  4. Le e-cig: le ormai ben note sigarette elettroniche.

Le E-cig: un aiuto un altro nemico?

Sono oltre un milione gli svapatori italiani, coloro cioè che sono passati alla finta bionda. Il 50%  tra loro le utilizza esclusivamente: “La sigaretta elettronica gioca un ruolo determinante nella riduzione del rischio”, dichiara Massimiliano Mancini, Presidente di Anafe – L’Associazione Nazionale Produttori Fumo Elettronico, che aderisce a Confindustria.

A conti fatti la percentuale di coloro che, dopo aver scelto le e-cig, hanno diminuito l’utilizzo delle sigarette vere, è maggiore rispetto a quella di coloro che invece hanno iniziato e re-iniziato a fumare: il 25,7% contro il 22,1%”.

E veniamo all’annoso punto: quanto si guadagna veramente in salute con le e-cig? I ricercatori dell’Alma Mater dell’Università di Bologna hanno avviato un’indagine tossicologica approfondita nel modello animale. Il risultato pare essere che i vapori delle sigarette elettroniche possono causare seri danni alla salute.

Lo studio

È quanto rivela uno studio realizzato da un gruppo di ricerca multidisciplinare del Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell’Università di Bologna coordinato da Moreno Paolini, i cui risultati sono stati da poco pubblicati sulla rivista Scientific Reports-Nature. Nel dettaglio i ricercatori dell’Alma Mater hanno cercato di capire meglio quali possano essere gli effetti dei vapori prodotti dalle sigarette elettroniche:

  • trasformazione di sostanze pre-cancerogene in cancerogeni finali. A livello polmonare i vapori delle sigarette elettroniche producono un effetto inducente sugli enzimi bioattivanti, mentre inibiscono quelli detossificanti. Un insieme di perturbazioni che, se confermate sull’uomo, potrebbe portare alla trasformazione di sostanze pre-cancerogene in cancerogeni finali.
  • diminuzione della capacità antiossidante del tessuto polmonare e aumento della produzione di radicali liberi. Due condizioni che hanno un ruolo primario nel generare quello stress ossidativo spesso imputato come causa o concausa di tumori, invecchiamento cellulare e malattie degenerative.
  • aumento dei livelli di colesterolo e degli acidi grassi saturi.
  • capacità di danneggiare l’informazione genetica all’interno della cellula. Negli animali esposti alle e-cig sono stati osservati danni al Dna delle cellule del sangue. Forse la scoperta più preoccupante, come sottolineato da Donatella Canistro, ricercatrice Unibo e principal investigator dello studio.

Si tratta di uno studio che ancora deve confermare i suoi risultati sull’uomo. Tuttavia è probabile ricordarsi che a fronte di una minore emissione di sostanze nocive rispetto alle sigarette tradizionali, meno pericoloso non significa necessariamente privo di rischio.

FONTI: cancercontrol.cancer.gov – doxa.it