Ronald Crystal, genetista della Cornell University di New York, riassume così i risultati dei test di un vaccino capace con una singola iniezione di liberare per sempre dal vizio del fumo: “mangia la nicotina nel sangue e impedisce che arrivi al cervello, puntando a spezzare la dipendenza psicologica.”
Il rimedio contro il tabagismo per adesso è sperimentato sui topi e prima di poterlo acquistare in farmacia occorreranno ancora i test sull’uomo, ma gli sforzi per contrastare il meccanismo della dipendenza dalla nicotina non saranno mai sproporzionati rispetto ai benefici. Il fumo infatti è considerato responsabile di un decesso su sei: parlando dell’Italia, almeno 70.000 morti all’anno sono da imputare al vizio del fumo. E’ la nicotina il vero responsabile del meccanismo della dipendenza.
Una sigaretta ne rilascia tra 1 e 1,5 milligrammi, meno del 3 per cento del suo peso. In circa 15 secondi questa sostanza passa dai polmoni al sangue fino a raggiungere il cervello. Da lì, innesca piacere, senso di riduzione dello stress, ma anche la necessità di accendere un’altra sigaretta dopo aver spento la prima. Convincere gli anticorpi ad attaccare la nicotina nel sangue prima che raggiunga il cervello non è cosa da poco. Le molecole rilasciate dal fumo sono infatti troppo piccole perché il sistema immunitario le riconosca come nemiche. E i vaccini sperimentati fino adesso, a base di anticorpi già maturi e addestrati a identificare e distruggere la nicotina, sono risultati efficaci nell’immediatezza, ma inutili sul lungo termine.
A differenza dei vaccini tradizionali, questo contiene una sequenza di geni con tutte le istruzioni necessarie alle cellule per sintetizzare l’anticorpo. Il frammento di materiale genetico viene inserito in un virus. Il microrganismo si occuperà di trasferirlo nelle cellule del fegato, dove inizierà la fabbricazione dell’anticorpo. Le cavie da laboratorio che hanno ricevuto il vaccino nel laboratorio di New York hanno visto il livello di nicotina nel sangue ridursi al 15 per cento della dose normale. E il fatto che l’anticorpo fosse prodotto direttamente dal fegato ha stabilizzato l’effetto del vaccino, rendendolo duraturo nel tempo. La speranza, adesso, è che proseguendo nei test e negli studi si riesca a produrre un vaccino in grado di aiutare i fumatori a disintossicarsi dal vizio e dalla nicotina-dipendenza.
Articolo di Redazione
Fonte: La Repubblica, 28 giugno 2012