Per ipocondria si intende una preoccupazione, quasi sempre infondata, legata alla possibilità di essere affetto da patologie più o meno gravi. Di frequente si tratta di una auto-diagnosi non corretta che, in base a una sintomatologia non chiara, viene fatta dalla stessa persona pur non avendo gli strumenti adatti.
Famosa è la commedia teatrale scritta da Moliere, Il malato immaginario appunto, in cui descrive la stessa condizione di ipocondria della quale è vittima il protagonista: un ricco proprietario terriero di nome Argante.
Da questa commedia, anche il cinema, con il grande Alberto Sordi, ha messo in scena l’opera di Moliere, diretta da Tonino Cervi, per raccontare con ironia un malessere dell’animo che spinge una persona sana a volersi sentire, e vedere,malata.
Ipocondria, come valutarla
Una persona affetta da ipocondria sarà convinta di avere determinate patologie anche dopo rassicurazioni da parte degli stessi medici. La sua “paura” essendo un problema di carattere prettamente psicologico, non può essere affrontata con strumenti meramente logici.
Spiegare ad un ipocondriaco che non ha alcuna grave patologia in essere non sarà mai sufficiente per farlo guarire dalla sua fobia. Solitamente i principali sintomi che sente l’ipocondriaco sono da attribuirsi principalmente a preoccupazioni legate a:
- Battito cardiaco.
- Respirazione.
- Piccole alterazioni della temperatura.
- Raffreddore, tosse, mal di testa.
- Sensazioni come affaticamento (del cuore, polmoni o stomaco).
Si tratta di una serie di piccoli fastidi sia fisiologici che ambigui il cui riscontro oggettivo è quasi impossibile e un eventuale medico dovrà basarsi sulle sensazioni del paziente.
La persona affetta da ipocondria tenderà a dare a questi piccoli sintomi un’importanza tale da fargli credere, e convincere, di essere realmente affetto da qualche grave patologia in atto che ne mete a repentaglio non solo la saluta, ma la vita stessa.
Ad aggravare la fobia ci sono anche “momenti” in cui il malato si focalizzerà su alcuni organi o apparati del corpo oppure su alcuni gruppi di patologie specifiche rendendo il lavoro del medico (e dello psicologo) molto complesso.
Spesso ci soffre di ipocondria effettuerà decine di esami, visite mediche di ogni genere per avere delle risposte che, però, non saranno mai sufficienti a fugarne i dubbi e le paure.
In generale si stima che una percentuale della popolazione che varia tra il 4% e il 9% potrebbe essere affetto da ipocondria più o meno grave. Tale disturbo colpisce, in generale, equamente uomini e donne.
Le cause scatenanti sono spesso sconosciute o difficilmente individuabili, in generale la patologia si palesa all’inizio dell’età adulta quando alcuni problemi fisici iniziano (piccoli fastidi o dolori dovuti all’età). A volte la causa potrebbe essere individuata in traumi familiari, come decessi per malattie gravi, che vengono quindi esorcizzate proprio attraverso la stessa ipocondria.
Internet come aggravante dell’ipocondria
La cultura e la consapevolezza hanno da sempre un ruolo fondamentale per affrontare e curare le malattie prima che si aggravino. Negli ultimi decenni la cultura medica si è aperta grazie alle nuove tecnologie (es. app, siti internet come iDoctors), che offrono al pubblico una quantità incredibile di informazioni utili.
Tali servizi sono e saranno fondamentali per migliorare la qualità della vita delle persone offrendo loro informazioni e spunti per curarsi al meglio. Purtroppo c’è anche un gruppo di individui che attingono a questo “sapere” in modo poco sano e troppo spesso ossessivo.
Se alcuni possono venire influenzati dalle nozioni presenti in internet altri, già predisposti, potrebbero lasciarsi contagiare da una dilagante mania che sfocia spesso in una condizione patologica detta, appunto, ipocondria. Si aggiungono anche le molteplici serie televisive che mettono al centro della scena i medici come E.R, Dr. House o Grey’s anatomy che da un lato stuzzicano la fantasia e appassionano dall’altro potrebbero accendere dei dubbi.
In quanto, magari sentendo una precisa anamnesi del Dr.House, non hanno riscontrato una buona quantità di sintomi che affliggono il paziente di turno? Per quanto possa sembrare eccessivo è proprio questa grande quantità di informazioni non contestualizzate ad aggravare, o scatenare, una potenziale ipocondria.
Tante visite mediche come palliativo della ipocondria
Spesso le persone affette da ipocondria eseguono più esami e molte visite mediche specialistiche per alleviare le ansie e le paure delle loro malattie immaginarie. Come drogati richiedono la loro “dose di attenzioni” che per un periodo sempre più breve hanno un effetto calmante.
Con il passare del tempo i benefici diminuiscono obbligando il malato a ricorrere a visite ed esami sempre più frequenti e fare uso di medicinali non solo inutili, ma spesso anche dannosi.
Come curare una patologia come l’ipocondria
Come detto l’ipocondria è un disturbo in cui il malato è convinto di soffrire di una serie di patologie, anche gravi e spesso molto particolari, basandosi su disturbi inesistenti e molto ambigui.
Di contro gli unici strumenti che la medicina moderna ha per curare chi ne soffre sono di tipo psicoterapeutico. Descrivere il tipo di psicoterapia che si segue, in generale, è impossibile essendo una disciplina eterogenea (familiare, di gruppo, individuale, cognitivo-comportamentale).
Dai più recenti studi si è notato come proprio quella cognitivo-comportamentale sembrerebbe essere la più efficace. È una procedura solitamente di breve durata nella quale lo stesso paziente è attivamente coinvolto, non limitandosi quindi semplicemente a raccontare le sue paure.
Il problema principale con l’ipocondria è che il malato non crede di esserne affetto, come accade ad esempio per il narcisismo patologico, e convincerlo della necessità di andare da uno psicoterapeuta potrebbe essere la parte più difficile del processo di guarigione.
Se si ipotizza che una persona cara dovesse avere sintomi della ipocondria, anche lievi, è opportuno parlarne prima di tutto con il medico di famiglia e poi con specialisti che sapranno consigliare sulla procedura migliore per aiutare il malato.