Una possibile causa primaria della depressione è stata recentemente scoperta negli Stati Uniti. Secondo questa teoria alla base dei sintomi depressivi vi sarebbe una sorta di interruttore genetico potenzialmente aggredibile da un farmaco studiato ad hoc. La depressione, dunque, sarebbe frutto non solo di componenti psicologiche, ma anche di aspetti fisiologici. La scoperta recente ha individuato un gene indiziato quale causa primaria delle anomalie che conducono allo stato depressivo.
L’esistenza di un vero e proprio gene “deviato” soddisferebbe gli interrogativi riguardanti la diversità delle reazioni dei pazienti alla somministrazione dei farmaci antidepressivi più comuni, come quelli che agiscono intervenendo sull’assorbimento della serotonina. Nonostante questi farmaci funzionino su un vasto campione di pazienti – senza considerare comunque gli effetti collaterali –, un buon 40 per cento degli stessi non trova giovamento dalle cure standard. Il gene denominato MKP-1 è presente in percentuali due volte maggiori nei tessuti cerebrali degli individui che soffrono di depressione. Per motivi ancora oscuri, il gene in questione ha come obiettivo una molecola ritenuta fondamentale per la funzionalità e la sopravvivenza stessa dei neuroni, ma una volta disattivato, come hanno provato a fare i ricercatori su un gruppo di topi, i sintomi depressivi scompaiono. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Nature Medicine e costituisce una speranza concreta per lo sviluppo di farmaci specifici che abbiano come bersaglio privilegiato proprio questa variante genetica, in particolare nei casi di depressione resistente ai trattamenti convenzionali.
Articolo di redazione
Fonte: Italiasalute.it