La notizia è che dal 15 aprile alla ASL 10 di Firenze è partito un progetto innovativo: la pet therapy, terapia dovuta alla vicinanza con gli animali, entra nella cura di diversi pazienti affetti da disturbi psichiatrici.
Pesci, tartarughe, conigli, roditori, maiali… insomma chi più ne ha più ne metta, di questi piccoli amici a quattro zampe che la scienza sta rivalutando anche dal punto di vista delle cure psichiatriche.
Un progetto che parte come percorso formativo su 15 persone affette da patologie psichiatriche varie, con un’età media di 40 anni e pronte a sperimentare questa nuova possibilità di cura. Il percorso di pet therapy è finalizzato alla vicinanza dei pazienti con gli animali, per orientare i pazienti verso nozioni sulle caratteristiche comportamentali e fisiologiche degli animali stessi.
Si parte con un appuntamento settimanale del mercoledì, per arrivare a percorsi di responsabilizzazione nella relazione affettiva tra loro e gli animali, che si svolgerà nel corso di una decina di incontri. Lo psichiatra deputato a seguire la pet therapy sarà affiancato da una psicoterapeuta e da diversi operatori che si occupano degli animali.
La riabilitazione psichiatrica tramite gli animali
il progetto è uno dei tanti che vede la pet therapy in prima linea per creare dei legami e degli spazi sicuri per pazienti con difficoltà relazionali profonde, incapacità di empatia verso l’esterno, forti fobie e insicurezze. Sembra quasi una cura miracolosa, ma la verità è che il legame tra uomo e animale da secoli è stato fondamentale per lo sviluppo di diverse relazioni sia di transizione (come oggetto transizionale di emozioni e paure), sia di comunicazione a livello istintuale.
Da anni la pet therapy viene utilizzata come metodo di terapia anche per anziani, disabili e tutti coloro i quali in una fase di convalescenza, possano trarre degli effetti positivi dalla vicinanza e conoscenza del mondo animale. Oltretutto, dipende anche da quale specie si sceglie…
Le origini della pet therapy.
fu fondata alla metà degli anni Cinquanta, dallo psichiatra Boris Levinson, che si occupava di problemi riguardanti l’autismo infantile. La presenza del cane, durante una seduta di psicoterapia, fu importante per migliorare l’umore e l’attenzione del bambino – notato ciò Levinson decise di approfondire la questione.
La voglia di interagire e giocare con gli animali, conduce spesso i pazienti affetti da disturbi psichiatrici, ad un aumento della propria autostima, agendo in modo positivo anche sulle relazioni, sulla capacità affettiva e lo scambio di tale affettività con gli altri.
Nella pet therapy diversi sono gli animali che possono essere coinvolti, dal cane che è sempre in forte sintonia con l’uomo, passando poi per piccoli roditori come i criceti, i gatti, i cavalli, gli uccelli e i pesci. Una menzione d’onore va ai pappagalli: il saper riprodurre i suoni della nostra lingua umana, li rende fonte di simpatia e relazioni privilegiate per alcuni pazienti psichiatrici.
Tra le ultime sperimentazioni fatte ne campo della pet therapy, ci sono quelle all’interno delle fattorie, con ambienti simili a quelli di un tempo, dove la convivenza tra uomini, animali e natura favoriva un armonico sviluppo delle relazioni. Asini, mucche, capre, maiali… all’interno di un sistema come quello agricolo, possono dare forti soddisfazioni terapeutiche nel caso di autismo, disturbi relazionali e affettivi.
Il cane, miglior amico dell’uomo anche in psichiatria.
Gli animali privilegiati sono, ovviamente, i cani che da secoli si affiancano all’uomo per supportarlo e creare un legame speciale. In virtù della loro docilità e socievolezza, sono predisposti alla pet therapy in particolare i Golden Retriever e i Labrador, spesso coinvolti con anziani, pazienti con sindrome autistica, minori con difficoltà comportamentali e relazionali.
Il rapporto affettivo tra uomo e cane può portare a forti gratificazioni emotive, che aprono le porte a relazioni umane migliori, con minori disturbi emotivi e affettivi, soprattutto nel caso di disagio sociale e di disturbi psico-fisici.
Pet therapy felina: gatti anti-stress.
Il contatto con i rappresentanti animali della specie dei gatti è stato studiato come benefico soprattutto nei casi di disturbi depressivi, di ansia e sindrome ansiogena, disturbi correlati allo stress… come mai? La differenza fra cane e gatto è da manuale e sappiamo bene che la diffidenza di questi ultimi verso l’uomo può portare a stimolare alcuni aspetti relazionali: dai rapporti costanti e continui, necessari per instaurare una relazione, a delle forme di impegno per autocontrollo e non-invadenza.
Come ricompensa, le fusa del gatto agiscono in modo positivo con distensione anti-stress.
Ippoterapia, cavalli e movimento
Il cavallo viene utilizzato nella pet therapy per le sue potenzialità di attivazione al movimento, riabilitazione e contatto emotivo-relazionale profondo. Nei casi di disturbo psichiatrici di questo tipo (emotivo-relazionale), spesso si cerca di indirizzare il paziente verso un rapporto che non sia di tipo agonistico ma preveda il contatto fisico, la vicinanza con il cavallo, per acquisire fiducia e autostima.
Molto simile è la pet therapy con gli asini, la onoterapia, che permette di gestire al meglio le qualità positive dell’ippoterapia date le dimensioni ridotte dell’asino. La sua pazienza, poi, crea una relazione rassicurante e di svago, utilissima per pazienti con disturbi psichiatrici o comportamentali.
Pappagalli e canarini
Questi uccelli ossono svolgere un’ottima funzione rallegrante per anziani e pazienti depressi, con sbalzi del tono dell’umore e problemi di aggressività.
Il lato positivo della pet therapy con gli uccelli è il fatto che possano essere seguiti anche in ambienti chiusi e con poco dispendio di energie.
I roditori, simpatia e relazionalità
Criceti, conigli, porcellini d’india e piccoli roditori e mammiferi sono adatti a chi presenta problemi psicologici più che psichiatrici, per facilitare le relazioni interpersonali partendo da quelle con questi piccoli roditori.
Diverso percorso per pesci e tartarughe, che invece possono aiutare l’uomo in una fase in cui necessità di rilassamento, con effetti calmanti in grado di ridurre ansia e depressione.
Delfini, i principi dell’allegria
La terapia con i delfini non è molto comune, dato che questa specie non sempre è disponibile a farsi avvicinare e non sono molti diffusi i centri predisposti, ma è caldamente consigliata a tutti coloro che necessitano di allegria, con effetti anti-depressivi, ottimi per i disturbi relazionali ed emotivi.
La sfera affettiva è altamente coinvolta nel rapporto con i delfini, che sono mammiferi estremamente evoluti, in gradi di interpretare al meglio i segnali del corpo umano, e anche quelli emotivo-relazionali.
Fonti
http://www.lanazione.it/firenze/pet-therapy-psichiatria-1.853439