Categorie
Radiologia diagnostica, TAC e RMN

Diagnosi precoci con la nuova risonanza magnetica

Era dagli anni ottanta, quando fu introdotta la prima risonanza magnetica, che non si vedeva nulla di così sorprendente. Si tratta di una delle più innovative tecniche di risonanza magnetica che, individuando i “sentieri” fibrosi responsabili delle connessioni tra le centinaia di miliardi di neuroni presenti nel nostro cervello, permetterebbe di ridurre i rischi di lesioni nel corso degli interventi di neurochirurgia e di migliorare le possibilità di diagnosi precoci per numerose malattie.
La sigla con cui viene contraddistinta questa nuova tecnica è Dti, che starebbe per imaging del tensore di diffusione. Il Dti è una particolare risonanza magnetica sensibile alla diffusione, ovvero al moto caotico e disordinato delle molecole di acqua nei tessuti biologici. Attraverso questa speciale tecnica è quindi possibile misurare il movimento direzionale dell’acqua per costruire rappresentazioni bi o tridimensionali dei principali fasci sia della sostanza bianca che della sostanza grigia del cervello. Le immagini di una sequenza Dti permettono di fare misurazioni per capire i valori del coefficiente di diffusione, o di altri parametri a esso legati, all’interno del tumore o nel tessuto circostante. E questo può aiutare a caratterizzare meglio il tumore, il suo grado di infiltrazione nel tessuto adiacente o la sua risposta alla chemioterapia. Una tecnica che ha del rivoluzionario è il commento degli esperti del settore, poiché fornisce l’esatta mappatura di aree del cervello fino ad ora inaccessibili.
Grazie al Dti i gesti del neurochirurgo, nel corso di un intervento, vengono guidati dalle immagini, riducendo il rischio di incorrere in errori altamente lesivi e permettendo, al contempo, di fornire al paziente maggiori informazioni circa il rischio operatorio e la possibilità di deficit post-chirurgici, di pianificare la via chirurgica migliore e  di ridurre il tempo dell`intervento. Inoltre si è rivelata anche una tecnica importante nello studio di molte malattie neurodegenerative fornendo quindi la possibilità di migliorare la diagnosi precoce di malattie come l’Alzheimer o la Sclerosi laterale amiotrofica. Ma anche di patologie come l’ischemia, la sclerosi multipla o l’ictus.

Articolo di redazione
Fonte: Il Sole 24 ore