Di questi giorni è la notizia che diversi medici allergologi hanno fatto il punto sui test per verificare le allergie alimentari, quali siano i più utili a diagnosticare un allergia alimentare, che va sempre ben distinta dall’intolleranza all’alimento stesso.
I dati, infatti, parlano di oltre 2 milioni di soggetti allergici e circa 10 milioni di intolleranti al lattosio, nickel e altre sostanze alimentari. Per alti 8 milioni di italiani, però, molte cause di malessere sono dovute al cibo ed è per questo che spesso si ricorre a test fai-da-te e rimedi di diete ad esclusione alimentare, che non hanno una vera base scientifica.
Molti ad esempio escludono il glutine dalla propria alimentazione (come se fossero affetti da celiachia) o totalmente carne e pesce, mentre in realtà è nocivo senza aver consultato un dietologo specialista o un allergologo, in grado di verificare quanti disturbi possano essere associati a tali alimenti, e stilato una dieta bilanciata e di compensazione.
Se le intolleranze alimentari sono quasi una “moda” con cui confondere sintomi di altri disturbi o patologie, diventano un’ottima scusa quando si tratta della difficoltà a dimagrire. In realtà nessuna delle intolleranze alimentari può far ingrassare, bensì i sintomi possono agire sulla cute o sul sistema gastrointestinale, con disturbi ma non all’assobimento delle sostanze nutritive.
Per ogni dubbio, è fondamentale affidarsi agli specialisti di dietologia o allergologia per una diagnosi corretta che va fatta secondo un iter ben preciso.
Gli esami e test allergie alimentari
Diversi esami di allergologia vengono “negati” come validi, dato che secondo la Società Italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica (SIAAIC) nelle linee guida presentate durante l’EXPO 2015 ci sono anche delle indicazioni per l’interpretazione dei test diagnostici.
Nel caso di sospette intolleranze alimentari o allergie, sia i soggetti a rischio che i ristoratori, potranno così orientarsi in modo maggiore. Sono stati ogni anno circa 4 milioni gli esami non ritenuti validi, che spesso risultano positivi in caso di intolleranze o allergie, ma non possiedono una vera attendibilità diagnostica.
Tra questi, su cui la SIAAIC ha espresso i suoi dubbi, il test del capello, delle cellule del sangue, della forza muscolare, test VEGA, biorisonanza e pulse test.
I test per allergie alimentari considerati validi, sono le prove allergiche effettuate da un allergologo, ovvero i test di allergia ai vari alimenti, al nichel, lattosio (le più comuni) così come test per polveri, piante e altre sostanze che possono provocare reazioni allergiche.
Test cutanei – effettuati attraverso inserimento degli estratti di un alimento nella cute, tramite iniezione o sfregamento; l’alimento è sospettato di scatenare reazioni allergiche. Se si verifica una reazione di prurito o gonfiore, allora si può parlare di allergia.
Test RAST (radio-allergo-assorbimento) – il test consiste nel mescolare all’interno di una provetta gli estratti degli alimenti sospetti, con campioni di sangue del paziente. In tal modo si può rilevare la presenza degli anticorpi che si producono in seguito al contatto.
Test a doppio cieco con controllo placebo (DBPCF) – l’alimento sospetto viene inserito in un alimento o all’interno di una capsula e somministrato al paziente, sotto controllo dell’allergologo.
Linee guida per la diagnosi delle allergie alimentari
Dalla SIAAIC arrivano, quindi, le metodiche per la diagnosi in modo da poter individuare la proteina o l’alimento al quale si è ipersensibili. Capire quali proteine siano coinvolte nell’allergia e nel processo di reazione del sistema immunitario è fondamentale, per capire anche se il paziente possa consumare alcuni cibi cotti o senza buccia (frutti).
Sarà necessario attenersi alle indicazioni dietetiche fornite, in seguito, dall’allergologo, senza cedere alle tentazioni del fai-da-te.
Fonti
http://www.quotidianosanita.it/