L’olio di palma è un grasso vegetale che viene utilizzato frequentemente come ingrediente per dolci, biscotti, creme spalmabili e numerosi prodotti industriali.
Negli ultimi mesi il suo utilizzo è stato messo largamente in discussione a causa del forte impatto che le sue piantagioni hanno sull’ambiente e dei possibili danni alla salute che, secondo alcuni, questo ingrediente potrebbe essere in grado di provocare.
Olio di palma: dove viene utilizzato
L’olio di palma è un grasso che viene prodotto dal frutto delle palme, le più usate sono le “Elaeis guineensis”, piante originarie dell’Africa ma che oggi vengono coltivate anche in Indonesia, in Malesia e nelle zone tropicali dell’America.
Dalla spremitura di questo frutto è possibile ottenere due tipi diversi di olio:
- l’olio di palma, che si ricava dalla polpa del frutto;
- l’olio di palmisto, che si ricava da una parte del seme.
Questi due tipi di oli non dovrebbero essere confusi perché contengono caratteristiche diverse: il primo contiene una percentuale di grassi saturi pari a circa il 50%, mentre il secondo può superare anche l’80%. Inoltre il primo contiene al suo stato naturale carotenoidi, le cui proprietà benefiche vengono però spesso annullate dai processi di raffinazione.
Questi due oli, insieme all’olio di cocco, riescono a raggiungere a temperatura ambiente una consistenza piuttosto solida e quindi possono essere facilmente utilizzati per la preparazione di molti prodotti dolciari.
Grazie quindi alla fragranza, alla consistenza e alla maggiore conservabilità che garantisce ai prodotti nei quali viene aggiunto, l’olio di palma viene utilizzato con molta frequenza in campo alimentare in tutto il mondo.
Altre caratteristiche che ne hanno consentito la diffusione sono la convenienza in termini di costi rispetto ad altri grassi alimentari, e l’assoluta assenza di sapore (non interferisce, quindi, con il gusto finale del prodotto).
Olio di palma: gli impatti sulla salute
Dall’entrata in vigore del Regolamento Ue 1169/2011 (dicembre 2014), le etichette alimentari hanno dovuto obbligatoriamente riportare la natura del tipo di olio e quindi il termine generico “oli e grassi vegetali” è stato sostituito con il tipo di grasso o olio utilizzato nel prodotto. In particolare negli ultimi mesi, a seguito di questa normativa, è emerso che l’olio di palma è presente in moltissimi prodotti industriali, sia dolci che salati.
Alcuni esperti sono però molto preoccupati della grande diffusione di utilizzo di questo olio, in considerazione dell’elevata concentrazione nel suo interno di acido palmitico, acido grasso che, in base a delle ricerche effettuate dall’ OMS (Organizzazione mondiale della sanità), potrebbe essere dannoso per la salute e causa di numerose patologie cardiovascolari. L’acido palmitico, oltre ad essere presente nell’olio di palma, è presente in molti altri alimenti come il latte intero, il burro, le carni grasse e i formaggi.
Altri esperti hanno evidenziato possibili legami tra questo olio ed alcune forme di cancro. Altri ancora lo hanno collegato al diabete di tipo 2.
Le industrie alimentari ed alcuni esperti difendono invece l’utilizzo di questo ingrediente, a loro parere esageratamente demonizzato, che, al pari di numerosi altri alimenti di uso quotidiano, solo se consumato in grande quantità potrebbe influire sul nostro organismo. Chi difende l’utilizzo di questo ingrediente, sostiene, inoltre, che non ci sono studi scientifici che attestano il reale legame di questo olio con l’aumento di colesterolo cattivo nel sangue, con i tumori o con il diabete.
Olio di palma: è un pericolo per l’ambiente?
Secondo vari gruppi di ambientalisti, le numerose piantagioni di palme da olio, hanno invaso posti meravigliosi e incontaminati distruggendo sia la flora che la fauna e ponendo in serio pericolo l’ambiente.
In molti ritengono, inoltre, che dal punto di vista sociale l’impatto sia molto forte: spesso le terre coltivate con le palme sono sottratte in modo non sempre del tutto lecito alle popolazioni locali.
Altri invece sostengono che rispetto alle coltivazioni di piantagioni per la produzione di altri tipi di oli vegetali, quella dell’olio di palma sia la più produttiva (a parità di superficie coltivata è possibile ricavare una maggiore quantità di olio) e che in molti casi si vengono a creare nuovi possibilità di lavoro per le popolazioni locali.
Un dibattito basato su pareri così contrastanti può generare molta confusione e numerosi dubbi.
In generale comunque gli esperti consigliano di non eccedere nel consumo di grassi saturi, che dovrebbe non essere superiore al 10% del fabbisogno calorico totale quotidiano, per evitare di incorrere in patologie cardiovascolari e obesità; inoltre dovrebbe essere controbilanciato dal consumo di grassi monoinsaturi e polinsaturi presenti in alimenti come noci, pesce, semi oleosi e olio di oliva.
Una dieta bilanciata e povera di grassi sembra essere quindi la soluzione migliore per una sana alimentazione. Affidiamoci sempre a personale medico esperto e qualificato per farci consigliare una dieta corretta e studiata ad hoc per noi.
Fonte:
www.altroconsumo.it
www.corriere.it