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Allergologia e Immunologia

Vaccino antiallergico, come funziona

Per fortuna di molte persone allergiche negli ultimi anni è stato studiato il vaccino antiallergico. Si tratta di un vaccino, a base quindi dello stesso allergene, che viene somministrato con iniezione o con gocce sublinguali.

Il vaccino antiallergico viene somministrato in periodi variabili, in base al grado e tipologia dell’allergia, spesso anche per alcuni anni, provocando una desensibilizzazione all’allergene fino a completa guarigione.

In termini più semplici si può dire che il vaccino aiuta l’organismo ad abituarsi gradualmente alle sostanze allergiche. Il paziente, lentamente, diverrà meno sensibile diminuendo anche l’uso dei farmaci come gli antistaminici che servono per diminuire i sintomi.

In più il vaccino, proprio per le sue proprietà, fa si che i sintomi e la stessa allergia non aumentino ulteriormente ed evita la comparsa di nuove patologie allergiche.

Le allergie che possono essere trattate con il vaccino antiallergico

vaccino antiallergicoIl vaccino antiallergico ha dimostrato una grande efficacia, nei casi migliori può portare anche a una totale guarigione del paziente. In altri porta comunque a una desensibilizzazione che diminuisce i fastidi associati alla stessa allergia.
Possono essere trattate tutte quelle allergie verso:

  • Polvere.
  • Punture di insetti.
  • Muffe.
  • Pollini.
  • Peli di animali.

Il vaccino antiallergico diminuisce o (nei casi migliori) cura i sintomi principali come asma, riniti, congiuntiviti e raffreddore.

Chi può e chi non può usare il vaccino antiallergico

Gli esperti consigliano di iniziare la somministrazione del vaccino antiallergico il prima possibile, a partire anche dai 4 anni di vita del bambino, per evitare che l’allergia aumenti.

Per gli adulti non ci sono controindicazioni particolari rispetto all’età o allo stato di saluto ma è sempre meglio consultare prima un allergologo.

I casi in cui è meglio evitare il vaccino antiallergico sono a discrezione del medico, in generale si valuta caso per caso facendo attenzione se la persona  soffre di malattie del sistema immunitario (es. HIV, AIDS, malattie autoimmuni, deficit immunologici) o patologie gravi.

Solitamente per tutte quelle allergie stagionali gli esperti consigliano di somministrarlo almeno due mesi prima dal periodo di picco (es. pollini). Invece per tutte quelle allergie che sono causate da allergeni “costanti” come ad esempio la polvere o i peli degli animali è indifferente il momento in cui si inizia la terapia.

Una volta iniziata la terapia, che è comunque abbastanza costosa e non rimborsabile, si avranno all’inizio alcuni benefici ma per avere un miglioramento sensibile sarà necessario proseguirlo per alcuni anni. Di media il periodo può variare in base a vari fattori tra i 3 e i 5 anni.

Se poi i vantaggi del vaccino antiallergico sono più lenti, magari per una minore risposta del sistema immunitario, si possono comunque continuare ad usare i medicinali antiallergici.

Vaccino antiallergico iniettivo o sublinguale?

Il vaccino antiallergico è stato studiato in due differenti forme:

Quello sublinguale è più nuovo e, per forza di cose, più pratico non  obbligando a iniezioni che, ad esempio per i bambini, possono creare molti problemi di gestione.

Secondo gli esperti, a parte il metodo di somministrazione, i due hanno la stessa efficienza clinica anche non sono stati fatti molti studi scientifici a riguardo.