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La mammografia, utile strumento per la diagnosi precoce delle neoplasie

In Italia è stato calcolato e statisticamente dimostrato che i casi di neoplasie mammarie sono 30.000 o poco più; tra questi, 7-8.000 si presentano in donne under 50, 13-14 mila in donne tra i 50 e i 70 ed infine 8-10.000 nei casi di donne in età più avanzata.
La diagnosi precoce permette di risolvere il problema nel 99,9% per non dire al 100% dei casi (in medicina non esiste il 100% ma in questo caso la guarigione sembra davvero garantita).
Non è necessaria terapia integrativa ed è quasi sempre il chirurgo che durante un’ispezione allontana l’eventuale nodulo tumorale o la tumefazione operando una tumorectomia o una quadrantectomia. Il risultato è soddisfacente poiché il danno estetico è minimo.

Come si arriva alla diagnosi precoce?

La mammografia è l’esame più importante per una diagnosi precoce e a questa segue l’ecografia mammaria.

Potrebbero poi essere individuate calcificazioni. Premettendo che la calcificazione è una precipitazione di calcio nel tessuto mammario, vediamo ora come si formano.
Ebbene, queste possono derivare da cause molteplici come esiti infiammatori dovuti a mastiti, conseguenze di interventi chirurgici precedenti in situ, patologie benigne, traumi o sclerosi di un vaso.
La loro presenza non dovrebbe preoccupare, perché generalmente si tratta di tumefazioni di natura benigna.
In qualche caso, però, come quello di microcalcificazioni, il sospetto si trattino di neoformazioni maligne può esservi soprattutto se la dimensione va oltre i 5mm; molto dipende dall’insorgenza e dall’area esatta della mammella stessa.
Nella maggior parte dei casi si tratta di un carcinoma nella sede duttale ovvero nel 75% dei casi; solo il 25% è benigno.
Esiste comunque una classificazione delle microcalcificazioni.

Istologia delle Microcalcificazioni

TIPO 1: Anulari – rischio pari a 0;
TIPO 2: Tondeggianti – rischio 20% circa;
TIPO 3: Pulviscolari – rischio 30-35%;
TIPO 4: Forma simile a tegole irregolari – rischio 50%;
TIPO 5: Vermicolari – rischio 10%.

L’ecografia rappresenta uno strumento utilissimo e complementare alla mammografia, in quanto l’immagine permette di avere la conferma delle varie tipologie.
Va precisato comunque che alcune tipologie non richiedono terapie o chirurgia come i tipi 1 e 2, ma sono consigliabili controlli regolari nel tempo, dal 3zo al 5to l’ecografia non è sufficiente e andrebbe esaminato più a fondo attraverso prelievi più approfonditi.
I prelievi potrebbero anche essere eseguiti con ago aspirato, anche se per una maggiore tranquillità e precisione si raccomanda la mammotomia.

Cos’è la mammotomia?

Basi teoriche e tecniche per la prova della Mammotomia

La biopsia mammaria mammomotica è uno dei metodi più moderni per prendere un pezzo di seno. Il sistema consiste in un dispositivo di generazione del vuoto e un ago da 3 mm contenente un meccanismo rotante. In contrasto con una biopsia dell’ago sottile e spessa, una singola puntura è sufficiente in una biopsia di mammotomia, perché la rotazione dell’ago attorno al proprio asse può prendere la giusta quantità di tessuto sotto forma di sezioni multiple da qualsiasi punto intorno all’ago da biopsia.
La biopsia di mammotomia viene eseguita in combinazione con due sistemi di imaging complementari: la mammografia digitale sotto forma di tavolo stereotassico e imaging ad ultrasuoni.
Una biopsia per mammammotomia non richiede cuciture e lascia solo una piccola cicatrice di 3 mm. Condurre la procedura non richiede il ricovero in ospedale.

Scopo di ricerca

Metodo preciso di diagnosi delle alterazioni della ghiandola mammaria consistente nel prelevare sezioni di tessuto sospetto per un esame molto approfondito al microscopio (esame istopatologico) e in aggiunta utilizzato per rimuovere piccoli cambiamenti nel tutto insieme a un margine.

Indicazioni per il test

La biopsia mammotomica viene eseguita principalmente nel caso di mostrare (in mammografia o ecografia) lesioni molto piccole e sospette, non superiori a 1 cm e non percepibili durante l’esame della palpazione.

Conclusioni

Con circa 30.000 casi in Italia, le neoplasie mammarie possono essere sconfitte nella quasi totalità dei casi se diagnosticate in tempo. Tramite la mammografia, l’ecografia mammaria e la mammotomia, il senologo può diagnosticare la patologia e consigliare la terapia migliore in base alla diversa situazione della paziente.

Fonte: Ecografia Clinica a cura ci D. Busillacchi