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Prostata: danni collaterali del tumore

Anche se raramente si presenta in forma non aggressiva e se preso in tempo non dà luogo a metastasi, il tumore alla prostata può lasciare strascichi molto spiacevoli.
L’incontinenza urinaria e la perdita di potenza sessuale sono i più diffusi su un largo numero di pazienti. Basta pensare che dopo tre mesi dall’intervento di asportazione del tumore ben otto pazienti su dieci soffrono di impotenza.
Il motivo di tutto ciò risiede nell’anatomia: il fascio di nervi che regola la continenza urinaria e lo stimolo dell’erezione passa proprio al centro della ghiandola e asportare la prostata senza intaccarlo è, il più delle volte, impossibile. Se a questo si aggiungono i danni che possono provocare la radioterapia locale e le terapie ormonali utili ad evitare le recidive, si capisce come questi danni siano così diffusi.
L’eredità di questo tipo di tumore, anche se sviluppato in maniera benigna, può quindi essere molto pesante dal punto di vista psicologico oltrechè da quello fisico. Per risolvere il problema risulta quindi utile ricorrere a terapie di tipo andrologico. Le terapie per l’impotenza post-chirurgica non si discostano molto da quelle usate nella forma psicogena.
In entrambe si ricorre a farmaci per l’erezione o, nelle forme più gravi, all’inserimento di protesi idrauliche. Secondo le stime di enti statunitensi specializzati nel settore, un buon andrologo con gli strumenti attuali messi a disposizione dalla medicina moderna, può risolvere il problema nella quasi totalità dei casi. Anche nel caso dell’incontinenza urinaria ormai è possibile intervenire ricorrendo sia a esercizi di riabilitazione della vescica sia a farmaci come gli alfa bloccanti.  Quando invece il problema dell’incontinenza è dovuto semplicemente all’irritazione provocata dalla radioterapia locale, per guarire, basta aspettare che l’irritazione passi.

Articolo di redazione
Fonte: “pubblicazione AIRC-FIRC”