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Ipertensione in gravidanza, come affrontarla.

ipertensione gravidanzaCome pulsa il tuo cuore: problemi di pressione alta? Anche con il ritmo cardiaco regolare…devi affrontare gravidanza ed ipertensione contemporaneamente?
È noto che la pressione sanguigna in gravidanza può aumentare e far rientrare le donne incinte nella categoria dei soggetti ipertesi.

Iperteso è quel soggetto che presenta valori pressori più alti della norma: i valori ideali di media sono 135 /85 (massima e minima), ma la pressione si definisce comunque nella norma fino a 150 /90.

I valori della pressione sanguigna

Se la massima (sistolica) e la minima (diastolica) sono pari rispettivamente a 150 / 90 Mmhg si inizia a considerare un’anomalia e a parlare di:

  • ipertensione lieve nei valori 150/100
  • ipertensione moderata da 100/150 a 110-180
  • ipertensione grave da 180-110 in su.

Se rientrate in ogni caso nelle categorie di ipertensione alta non preoccupatevi, potrete portare avanti una gravidanza!

Sappiate, però, che la vostra pressione dovrà essere monitorata in modo continuo rispetto alle donne normotese e i vostri valori dovranno essere tenuti sottocontrollo sia dal ginecologo che dal cardiologo. Importante è sapere, se si è ipertesi già prima di aspettare un bambino o se lo si diventa con il passare dei mesi, poichè diversa potrebbe essere la terapia.

Perché sapere se si soffre di ipertensione

Risulta consigliabile controllare la pressione in gravidanza poichè la sopravvivenza e il normale sviluppo del feto nell’utero, dipendono dalla quantità di sangue che circola nello scambio utero-placenta, ovvero tra l’utero e la placenta attraverso la quale il feto si nutre.

Nel Meeting annuale di Anestesia Ostetrica e Perinatologia tenutosi a Toronto nel maggio del 2014, un gruppo di ricercatori americani che lavorano presso il Dipartimento di Ostetricia e Ginecologia del Massachusetts General Hospital, ha presentato i risultati di una ricerca dalla quale è emerso che le gestanti affette da ipertensione pre-esistente o insorta in gravidanza hanno un rischio di emorragia cerebrale 5 volte superiore rispetto alle gestanti non ipertese.

Quindi, è importante sapere da quale condizione clinica si proviene per scongiurare ogni rischio.

Quali sintomi potrebbero far sospettare problemi cardiaci?

ipertensione gravidanzaLa premessa è che l’ipertensione gravidica in donne non affette da ipertensione può comparire verso il quinto mese di gestazione e, di solito, scompare dopo il parto.

Potrebbe essere utile conoscere alcuni fattori che potrebbero favorire l’insorgenza di tali problemi – anche se non è ancora certo quali possano essere le cause che la determinano:

  • una dieta ipocalorica (quando una donna è troppo magra e non si alimenta in modo corretto ingerendo meno calorie di quanto dovrebbe).
  • carenza di calcio, zinco o proteine: (quando non si assume la quantità corretta di calcio utile alle nostra ossa, zinco che rinforza i capelli o proteine per i nostri muscoli e la nostra circolazione)
  • una predisposizione genetica (se si hanno problemi pressori in famiglia)
  • disfunzione placentare (problemi alla placenta)

Si possono riconoscere alcuni tra i sintomi più frequenti:

  • riduzione della quantità di urina nel momento della minzione e nella giornata
  • dolori addominali
  • volto e caviglie gonfie
  • cefalee continue
  • senso di nausea.

Cosa fare per curare l’ipertensione in gravidanza

Importante è scoprire la causa specifica che causa l’ipertensione (problemi di chiusura di qualche vaso aortico, sindrome di Cushing o altre patologie). Apriamo una breve parentesi sulla sindrome di Cushing, una patologia che si verifica quando c’è un’iper-produzione di alcuni ormoni nel sangue, spesso provocata da adenomi benigni dell’ipofisi.

L’ipertensione, una volta diagnosticata prima della 28esima settimana e soprattutto in donne che non erano ipertese, si può trattare prescrivendo con molta attenzione farmaci ipertensivi tali da evitare nello stesso tempo ipotensione; questa potrebbe rilevarsi pericolosa poichè gli ipertensivi contenenti diuretici potrebbero provocare problemi ematici e di crescita nel feto che si sta sviluppando nell’utero materno.

Per chi è già ipertesa e lo scopre solo durante la gravidanza

Se la paziente è già ipertesa, la terapia varia, così come nelle pazienti che dovessero manifestarla in una gravidanza avanzata (secondo trimestre).
Solitamente viene consigliato un farmaco inibitore (con la sostanza chimica metildopa) o in seconda battuta farmaci più leggeri, che non hanno particolari effetti collaterali quali i betabloccanti talvolta associati a quelli contenenti la metildopa.

Ne consegue che la pressione andrebbe misurata prima della 12esima settimana, al fine di programmare al meglio i successivi controlli e le ecografie a breve distanza. Èconsigliabile in caso di ipertensione moderata e grave, eseguire mensilmente test per stabilire il cattivo o buono funzionamento dei reni, esami specifici per valutare l’accrescimento del feto e decidere il parto intorno alla 38ma settimana o talvolta anche prima.

Considerazioni cliniche e raccomandazioni per una donna affetta da ipertensione cronica che aspetta un bambino.

elettrocardiogrammaCome si accennava nei paragrafi iniziali, diverse sono le raccomandazioni per una donna già ipertesa che vive la sua maternità. Andrebbe valutato se l’ipertensione è dovuta a quello che viene indicato con ipertensione di tipo secondario. Vanno eseguiti test finalizzati ad individuare patologie renali, un elettrocardiogramma, un ecocardiogramma ed una visita oculistica.

Tanto maggiore è il valore di ipertensione tanto più andrebbero effettuati esami specifici. Se si fanno questi esami si può stabilire quali rischi le mamme potranno incontrare a lungo termine.

Se sono presenti problemi cardiaci (cardiomegalia ovvero il cuore è più grande del normale, cardiopatia ischemica, etc.) e problemi visivi, è preferibile effettuare più di un controllo della vista e dell’apparato cardiovascolare durante i primi mesi di gestazione, per evitare retinopatie unite ad un probabile ed evitabile scompenso cardiaco.

Nel caso in cui prima e durante la gravidanza si sono riscontrate lievi nefropatie, si corre un alto rischio di un parto prematuro. Se, infine, dovessero essere presenti o dovessero manifestarsi durante la gestazione significativi problemi renali, la situazione potrebbe peggiorare a livello locale.

Sarebbe consigliabile dunque la visita specialistica con l’urologo ed eventualmente con il nefrologo per riuscire ad affrontare al meglio la propria gravidanza e il puerperio (il periodo di 40 giorni circa dopo la nascita del bimbo).

 

Fonte:

(Associazione Italiana Pre-eclampsia)
Ostetrici e ginecologi Ospedale Fatebenefratelli Isola tiberina ed Ospedale TorVergata di Roma.