La fibrillazione atriale è tra le più comuni aritmie cardiache, si manifesta con una frequenza cardiaca alta e irregolare ed è conseguenza di un’attività elettrica disordinata degli atrii. La fibrillazione atriale può essere ricollegata ad alcune malattie del cuore, quindi se riconosciamo i sintomi propri di questa patologia, è bene rivolgersi prontamente ad un cardiologo per sottoporci ad una visita specialistica cardiologica.
Le varie classificazioni della fibrillazione atriale
Le linee guida AIAC per la gestione ed il trattamento della fibrillazione atriale classificano la fibrillazione atriale a seconda della sua durata, soprattutto per uno scopo pratico per facilitare la scelta terapeutica.
Le varie classificazioni sono:
- di nuova insorgenza: quando si presenta per la prima volta,
- ricorrente: forma di recidiva,
- parossistica: che si interrompe entro le 48 ore o spontaneamente o tramite la cardioversione (farmacologica o elettrica),
- persistente: che perdura dalle 48 ore fino ad 1 anno, e/o che viene interrotta con cardioversione dopo questo periodo.
- persistente di lunga durata: forma di fibrillazione atriale la cui durata è superiore ad un anno,
- permanente: dove non si è mai effettuata la cardioversione oppure, se effettuata, non ha avuto successo,
- silente (o asintomatica): che non presenta sintomi particolari,
- secondaria: in cui si riesce ad individuare la causa o comunque una patologia associata,
- primitiva o isolata: colpisce principalmente persone giovani o comunque al di sotto dei 60 anni.
Fibrillazione atriale: qual sono i segnali?
La fibrillazione atriale può anche, in alcuni casi, non presentare sintomi (di tipo silente) e può quindi essere diagnosticata per caso, a seguito di un elettrocardiogramma fatto per altri motivi, o anche a seguito di una complicanza come tachicardiomiopatia o ictus ischemico.
Proprio perché può non presentare sintomi evidenti, risulta spesso non diagnosticata e non curata; ma poiché risulta essere uno dei più importanti fattori di rischio per l’ictus, è importante identificarla il prima possibile per evitare possibili complicanze.
Ricordiamo che chi è soggetto a fibrillazione atriale può essere soggetto ad un elevato rischio di trombosi e quindi sale di 5 volte la propria probabilità di avere un ictus rispetto alle altre persone.
Alcuni dei sintomi più ricorrenti sono:
- palpitazioni,
- dolore toracico,
- affaticamento,
- stanchezza,
- affanno,
- confusione,
- difficoltà respiratorie.
Fibrillazione atriale: le cure
Il medico valuterà le cure da intraprendere a seconda del caso. Potrebbe limitarsi ad una semplice osservazione (attesa controllata) o a cure mirate a ristabilire un giusto ritmo cardiaco, ad esempio attraverso misure farmacologiche:
- utilizzo di farmaci antiaritmici,
- il trattamento “Upstream”, tramite l’utilizzo di farmaci di tipo diverso da quelli antiaritmici, sia come prevenzione sia per evitare il ripetersi delle recidive.
Oppure con misure non farmacologiche:
- pacemaker/defibrillatore,
- ablazione transcatetere,
- ablazione chirurgica.
La fibrillazione atriale può comportare oltre al rischio di un ictus ischemico anche uno scompenso cardiaco, con possibili conseguenze delle volte anche gravi. Può causare inoltre anche la formazione di trombi nel cuore che potrebbero arrivare fino al cervello. E’ importante quindi non sottovalutarla.
Fonti:
http://aiac.it/wp-content/uploads/2013/04/linee-guida-AIAC-fibrillazione-atriale-2013.pdf
https://en.signagainststroke.com/