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Cardiologia

Legami tra depressione, infarto e malattie cardiovascolari?

depressione-cause-infartoTra le cause di infarto e ictus, uno studio sulle conseguenze degli stati depressivi.

Le crisi cardiache e il cosiddetto “male oscuro” sono collegate? Sembra che esistano dei legami evidenti.
A questo settore si stanno dedicando molti studi sul possibile collegamento tra la depressione (patologia fortemente diffusa) e l’insorgere di malattie a carico di vari organi, come ad esempio le malattie cardiovascolari.

La possibilità che tra le cause infarto più diffuse ci sia la depressione è, forse, più latente che palese, e uno studio della Harvard Medical School di Boston ne ha messo in luce da qualche tempo le diverse sfaccettature.

Nei risultati sono coinvolte diverse sostanze le citochine e la funzionalità endoteliale, che possono aumentare il rischio infarto e ictus nei pazienti depressi.

Depressione e infarto, le cause di un possibile rischio.

Il nesso tra malattie cardiovascolari e depressione, risulta un legame biologico oltre che comportamentale, dato che si basa da una parte sullo stile di vista del depresso, che spesso non favorisce una cura della propria salute, ma anche su alcuni parametri biologici.

Uno studio congiunto tra il dipartimento di psichiatria e la divisione del dipartimento di Cardiologia del Massachusetts General Hospital (pubblicato su Cardiology in Review da Christopher Celano e Jeff Huffman), ha evidenziato come la depressione possa essere un elemento di peggioramento di una situazione cardiologica critica già presente, anche per le varie disfunzioni del sistema nervoso – aumentando le possibilità di peggioramento della situazione di salute.

Ma il potenziale impatto della depressione sulla qualità della vita, può causare l’insorgere di sintomi di disturbo cardiaco anche in pazienti non affetti da disturbi cardiovascolari.
La depressione, in questi studi clinici, è stata associata come un fattore di rischio per lo sviluppo dei disturbi cardiaci, con la possibilità che sia una tra le cause infarto nei paesi occidentali.

Citochine infiammatorie e serotonina: la depressione si lega alle patologie coronarie.

Nelle analisi condotte del team del Massachusetts General Hospital sono citate delle sostanze dette citochine, che il nostro organismo coinvolge nella formazione della placca aterosclerotica, ma anche nella sua progressione e nella sua rottura – che rappresenta un evento-base per l’infarto del miocardio.
L’aterosclerosi, infatti, rappresenta una forma di arteriosclerosi caratterizzata da una infiammazione cronica delle arterie, un fattore di rischio cardiovascolare e causa di infarto, spesso insorgente nei casi di diabete, ipercolesterolemia, obesità, ipertensione e tabagismo.

Le citochine forniscono il principale contributo alla patogenesi della CAD (Coronary Artery Disease o malattia coronaria), instabilità dell’angina e infarto del miocardio (MI).
Questa infiammazione svolge, inoltre, un ruolo chiave nell’insorgere di alcuni tipi di insufficienza cardiaca. In ogni caso queste citochine infiammatorie hanno effetti negativi sul sistema cardiovascolare.

La serotonina ridotta sui alcuni recettori, in depressione, può essere collegata ad un aumento di citochine, che a loro volta agiscono su meccanismi che provocano livelli ancora più bassi di serotonina, in un circolo vizioso. La depressione come causa di infarto, quindi, è possibile collegarla a tali dati, ovvero l’aumento delle citochine che avviene in pazienti depressi – sostanze che possono predire eventi cardiaci a rischio e che vanno tenute sotto controllo.

Depressione e funzionalità endoteliale, tra le cause di infarto

Un altro fattore da considerare, che le ricerche nel Massachusetts Hospital hanno evidenziato, è che anche la funzionalità endoteliale viene alterata negli stati depressivi, con conseguente difficoltà nell’aggregazione delle piastrine del sangue.

Quest’attività endoteliale è importante come componente delle malattie cardiovascolari, in particolare come rischio ischemia miocardica. Viene alterata dal legame tra la serotonina, neurotrasmettitore che si lega alla superficie delle piastrine con uno specifico recettore.

In diversi casi, il trattamento della depressione, tramite farmaci inibitori della ricaptazione della serotonina ha portato ad un miglioramento della funzione endoteliale, su pazienti già affetti da disturbi cardiaci.

La prescrizione dei farmaci antidepressivi, in tali casi va effettuata da un medico psichiatra, in concomitanza con specifici approfondimenti cardiologici.

Depressione post infarto.

Nella fase successiva ad un infarto è difficile che il paziente abbia un tono dell’umore troppo alto: i cambiamenti che occorrono per modificare lo stile di vita, alimentazione e assunzione di farmaci possono incidere sull’insorgere di uno stato depressivo.
C’è il rischio di aderire in modo minore alle esigenze di cura, trascurando così la salute fisica e psichica. Anche in questi casi, è raccomandata una visita di supporto psichiatrica oltre a quella cardiologica di prassi post-infarto.

cause infarto tachicardia

Tachicardia e stress, come cause infarto, sintomi che creano confusione.

Sempre nell’ambito del legame tra depressione e infarto, è fondamentale capire quando alcuni sintomi della depressione come tachicardia, attacchi di panico e stress non siano collegati all’insorgere di patologie a carico dell’apparato cardiocircolatorio, che possono portare al rischio di ictus e infarto.

Spesso i sintomi della depressione, che sfociano negli stati d’ansia con conseguente tachicardia e nel disturbo da attacchi di panico (DAP), possono far presagire dei pericoli inesistenti, come cause infarto o ictus.

Attacchi di panico, il cuore è coinvolto.

Mentre il legame tra depressione e malattie cardiovascolari è studiato clinicamente, questi sintomi possono essere solo lo specchio di possibili stati di ansia e fobia, che non vanno confusi con i sintomi premonitori dell’infarto.

Molti pazienti, già affetti da problematiche di ipocondria, potrebbero scambiare i sintomi degli attacchi di panico, come la tachicardia, la sudorazione fredda e la sensazione di svenimento, come i sintomi di un infarto.

Diverse statistiche dimostrano che pazienti arrivati al pronto soccorso con tali paure si sono rivelati poi affetti solo da ansia, tachicardia e sintomi di stress psico-fisico.

Al contrario, altri che sono accorsi all’emergenza a cui è stato diagnosticato solo uno stato d’ansia, hanno poi rilevato invece con esami cardiologici approfonditi, un infarto in corso.

Ovviamente, per non arrivare in stato di emergenza, e sgomberare il campo da possibili situazioni di confusione diagnostica, è ottimale effettuare una visita cardiologica ed esami specifici come elettrocardiogramma e holter, per verificare lo stato di salute delle coronarie e del sistema cardiocircolatorio.

Fonti

http://www.hindawi.com/journals/cpn/2013/695925/

http://www.corriere.it/salute/cardiologia/15_gennaio_12/fra-crisi-cardiache-male-oscuro-esistono-legami-biologici-bf3ec170-9a40-11e4-806b-2b4cc98e1f17.shtml