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Cardiologia

Pacemaker: un piccolo dispositivo di grande supporto

 

pacemakerPacemaker è una parola che viene utilizzata ormai con frequenza nel nostro linguaggio, sappiamo che è un piccolo apparecchio in grado di salvare molte persone soggette a problemi cardiaci, ma di cosa si tratta con precisione e quali sono i pazienti per i quali diventa importante l’impianto di un pacemaker? Scopriamo come è fatto questo particolare dispositivo inventato nel 1950 dal medico canadese John Alexander Hopps e quando è necessario impiantarlo.

Pacemaker: come funziona

Il pacemaker il cui significato letterale è “segnapassi”, è un dispositivo di dimensioni molto ridotte (circa 7x6x1 cm ed un peso di 20 g circa) che in caso di anomalie del battito cardiaco manda degli impulsi elettrici per far ritornare l’attività del cuore alla sua normalità. Viene impiantato in modo sottocutaneo nel torace della persona che ne necessita l’utilizzo, mediante un intervento chirurgico effettuato in anestesia locale.

Il pacemaker è composto da un contenitore metallico che racchiude un generatore computerizzato che genera impulsi elettrici collegato a degli elettrocateteri, piccoli cavi dotati di sensori ad un’estremità che collegano il generatore al cuore. I segnali elettrici, che servono per normalizzare il ritmo cardiaco, partono dal generatore, che è dotato di particolari batterie spesso in litio-iodio, che hanno una durata variabile in genere dai 5 ai 10 anni. Dopo questo arco di tempo le batterie vanno sostituite mediante un piccolo intervento chirurgico.

pacemaker tipologiePacemaker: tipologie

I pacemaker possono essere di due tipi:

  1. Permanenti,
  2. Temporanei.

I pacemaker permanenti vengono utilizzati quando sono presenti malattie cardiache di lunga durata e necessitano di un trattamento continuativo.

I pacemaker temporanei vengono usati in caso in cui il soggetto sia affetto da disturbi soltanto momentanei e reversibili o utilizzati nell’attesa che venga impiantato un pacemaker definitivo. Quando viene impiantato un pacemaker temporaneo è richiesta l’ospedalizzazione del paziente fino a quando non gli verrà rimosso dal chirurgo.

I pacemaker possono inoltre distinguersi in:

  • pacemaker monocamerali: il collegamento avviene con un solo elettrocatetere con una sola camera cardiaca (ventricolo o atrio destro),
  • pacemaker bicamerali: gli elettrocateteri sono due, in genere uno nell’atrio destro e l’altro nel ventricolo destro,
  • pacemaker biventricolare: gli elettrocateteri sono tre, gli impulsi vengono fatti passare all’atrio destro e ai due ventricoli.

Il dispositivo interno del pacemaker è dotato di una memoria che immagazzina i dati dell’attività elettrica del cuore e della frequenza cardiaca, dati che vengono analizzati dal cardiologo durante le visite di controllo ed utilizzati per migliorare le prestazione del pacemaker.

Grazie alla tecnologia si sono raggiunti oggi ottimi risultati nella definizione dei pacemaker sia a livello di dimensioni sia di funzionalità: esistono infatti pacemaker che riescono a controllare anche la temperatura del sangue, la frequenza respiratoria e adattano il battito cardiaco in base all’attività fisica che sta svolgendo in un determinato momento il portatore di pacemaker.

pacemaker quando servePacemaker: quando serve

Il pacemaker viene usato per curare le aritmie, ossia delle anomalie del battito cardiaco: il cuore può battere troppo velocemente (tachicardia), troppo lentamente (bradicardia) o avere un ritmo irregolare.

Le aritmie, che in genere si presentano con sintomi come sensazione di svenimento e affaticamento, possono provocare danni agli organi vitali e comportare conseguenze anche gravi. E’ quindi importante sottoporsi ad una visita cardiologica per approfondire con il cardiologo questi disturbi.

Le aritmie avvengono a seguito di anomalie dei segnali elettrici del cuore che quest’ultimo autogenera dal nodo seno atriale, un gruppo di cellule poste nella parte superiore dell’atrio destro che è il sistema elettrico interno del cuore. Gli impulsi elettrici permettono la contrazione del muscolo cardiaco prima degli atri, le due cavità superiori, poi dei ventricoli, le due cavità inferiori, contrazioni che generano il battito cardiaco.

Quando si presenta un’aritmia, il pacemaker invia degli impulsi elettrici al cuore per ristabilizzarlo; il pacemaker può svolgere numerose funzioni come ad esempio aumentare il battito cardiaco in caso di bradicardia, aiutare i ventricoli affinché svolgano un’attività regolare quando si presenta una fibrillazione atriale, o anche coordinare l’attività elettrica tra le cavità superiori e inferiori, e tra i ventricoli.

I casi più frequenti in cui generalmente il cardiologo ritiene necessario impiantare un pacemaker sono quando si presenta una bradicardia o un blocco cardiaco.

Il pacemaker oltre che negli adulti può essere impiantato anche nei bambini e negli adolescenti che ad esempio presentano disturbi cardiaci congeniti.

Pacemaker: gli esami prima dell’intervento

Il cardiologo in caso di aritmie effettuerà degli esami per avere un quadro completo della situazione, alcuni dei quali potrebbe essere:

  • Elettrocardiogramma (ECG): esame in grado di riportare l’attività elettrica del cuore, la forza e la frequenza dei segnali elettrici, di definire le caratteristiche del ritmo cardiaco (velocità e se è regolare o irregolare). È una tecnica non invasiva e indolore, che però in alcuni casi si potrebbe essere piuttosto limitativa perché riporta l’attività del cuore solo per il tempo strettamente limitato a quello dell’esame, non analizza quindi una bradicardia che potrebbe avvenire in un arco di tempo diverso da quello in cui viene effettuato l’elettrocardiogramma.
  • Monitor Holter: per avere un monitoraggio più completo dell’elettrocardiogramma il monitor Holter monitorizza continuativamente in un arco di tempo che può arrivare anche fino alle 24- 48 ore, l’attività cardiaca della persona che lo indossa che svolge normalmente le sue attività quotidiane.
  • Event monitor: l’Event monitor può essere indossato per un periodo più lungo del monitor Holter (anche per uno o due mesi) e registra solamente alcuni momenti particolari. Alcuni modelli possono essere attivati direttamente dal paziente quando percepisce i sintomi dell’aritmia, altri si azionano automaticamente.
  • Test da sforzo: è un esame che analizza l’attività cardiaca sotto sforzo durante un’attività fisica.
  • Ecocardiogramma: è un esame non invasivo che utilizza ultrasuoni e permette di esaminare la morfologia del muscolo cardiaco ed il suo funzionamento per individuare eventuali anomalie.

Fonte:

http://cardioaritmie.com/home/