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Dermatologia e Venereologia

Creme per il viso, attenzione alla protezione UV-A

Molte creme per il viso che promettono di proteggere dai raggi ultravioletti spesso non dicono il vero, illudono solo  senza dare una reale protezione contro i raggi UV-A, ossia quelli più pericolosi che affondano nella cute distruggendo elastina e collagene. Lo dimostra uno studio condotto da Steven Wang del Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York, nel quale sono state analizzate 29 creme viso di vari marchi e prezzi; gli esperti hanno cercato nell’etichetta di ciascun prodotto di bellezza ingredienti efficaci per schermare i raggi UV-A. I risultati del lavoro, pubblicati sulla rivista Archives of Dermatology, mostrano che in molte delle creme esaminate, tali componenti sono assenti o presenti in concentrazioni non sufficienti per risultare efficaci.
La protezione contro i raggi UV-A è importante perché, a differenza degli UV-B, sono presenti tutto l’anno e non vengono schermati dai vetri. Secondo gli esperti il criterio per scegliere la crema giusta è la presenza degli ingredienti protettivi, tra i quali ossido di zinco e un mix di avobenzone e octocrylene. Su molti prodotti da giorno venduti, è dichiarato il SPF (Sun Protection Factor), cioè la protezione da UV-B, ma nelle creme di uso quotidiano ciò che serve è il PPD (Persistent Pigment Darkening), ovvero una protezione da UV-A. La moda di segnalare l’SPF si è rivelata una “bufala”, ma in effetti nello studio americano non c’è nulla di nuovo.
Questo però non deve allarmare i consumatori. Fino a una quindicina di anni fa i prodotti solari servivano essenzialmente a evitare le scottature: e in effetti proteggevano quasi esclusivamente dai raggi cosiddetti eritematogeni o UV-B – i raggi ultravioletti corti, presenti in gran quantità nel sole estivo, e assai più scarsi se non quasi assenti (e debolissimi) nei raggi luce di tutto l’anno. Con quelle protezioni si stava tanto al sole senza scottarsi, ma certamente si andava incontro a un’overdose di UV-A, i raggi ultravioletti lunghi, quelli presenti nella luce tutto l’anno, pressoché incapaci di generare eritema da soli, ma responsabili della stimolazione del pigmento (quindi l’abbronzatura: gli UV-A stimolano il melanocita) e, arrivando profondamente nel derma, della disgregazione delle fibre elastiche, del collagene, dei vasellini: in sintesi, del foto-danneggiamento o foto-invecchiamento.
Ecco perché le lampade fanno invecchiare la pelle più dei raggi solari “naturali”. Si è visto che per proteggere la pelle dal foto-danneggiamento, occorre quindi proteggerla non solo dai raggi corti eritematogeni UV-B, ma anche dai raggi lunghi, mefitici e subdoli, perché non scottano ma passano i vetri e le nuvole e soprattutto sono presenti nella luce tutto l’arco dell’anno.

Articolo di Redazione
Fonte: Corriere della sera, 20 gennaio 2011