Cose da sapere sul prurito in gravidanza.
Il prurito è una sensazione spiacevole e fastidiosa quasi sempre indolore o per lo meno con dolori di lievi entità; il problema può derivare dal grattarsi, poiché insorgono escoriazioni cutanee ricoperte talvolta da crosticine siero-ematiche. Il prurito può interessare tutta la superficie corporea (di tipo generalizzato) o in zone elettive come intorno all’ano, nella vulva, nella parte inferiore delle gambe a causa di stasi venosa.
Prurito in gravidanza: quali sono le cause che possono provocarlo il prurito?
I responsabili del prurito potrebbero essere elementi esogeni o endogeni (fisico-chimiche): indumenti, materiali sintetici, detersivi, polveri o altre sostanze irritanti. Oltre a queste possono essere menzionati alcuni parassiti o piccolissimi vermi che provocano pseudo-malattie come scabbia o prurito anale (provocato dagli ossiuri). Potrebbero verificarsi cause endogene quali malattie croniche al fegato, diabete, nella leucemia, nei linfomi e nelle allergie o intolleranze alimentari. Alcune dermatosi (problemi cutanei) danno come sintomatologia un prurito di solito scaturito da un eczema, l’orticaria, il lichen ed altro ancora.
Prurito in gravidanza: quali dermatosi specifiche nelle donne incinta?
- Eruzione polimorfa della gravidanza: è caratterizzata da papule e placche che interessano le cosce, la bocca, il cuoio capelluto, il palmo delle mani e le piante dei piedi. Madre e feto non corrono alcun rischio e dopo il parto si ha la quasi totale remissione. Si può trovare giovamento facendo bagni con creme e saponi lenitivi o con antistaminici di ultima generazione.
- Follicolite pruriginosa della gravidanza: si manifesta con piccole papule che interessano il follicolo pilifero o con manifestazioni acneiche sul volto, sul tronco e sugli arti. Madre e nascituro non corrono rischi, anche se lo sfregamento potrebbe causare infezioni curabili con terapie antibiotiche.
- Herpes Gestationis: è una malattia autoimmune che potrebbe comparire in gravidanza e post. Le ferite o le piccole vescicole (o bolle) iniziano internamente all’ombelico per propagarsi sul tronco, sui glutei, sulle mani e sui piedi. In passato era considerato molto pericoloso l’herpes gestationis, poiché non mancavano complicanze materno-fetali (dalla morte intrauterina ad un parto pre-termine); ora, invece, si è concluso che potrebbero esservi ritardi nella crescita fetale o parti prematuri tardivi. Solo una piccola percentuale di neonati potrebbe essere coinvolto con piccole eruzioni e bolle transitorie che generalmente spariscono entro 2 settimane. Si dovrebbero assumere farmaci cortisonici, per via orale e locale, per alleviare il dolore.
- Colestasi intraepatica gravidica o ICP: si tratta di un prurito gestazionale che si verifica intorno al secondo o terzo trimestre. La causa può essere di tipo ormonale o per l’eccesso di bilurubina e sali biliari nel sangue. Questo prurito potrebbe comportare parti prematuri e rischi di emorragie a pochi giorni dopo il parto. La sintomatologia che può guidare lo specialista è rappresentata da: prurito locale o problemi e disturbi al fegato con conseguenti valori anomali di transaminasi in eccesso o sali biliari.
Altri sintomi nei casi più gravi, meno comuni, sono: forte prurito notturno su arti inferiori e superiori, senso di stanchezza, disturbi del sonno, inappetenza, nausea in età avanzata della gravidanza ed ittero. I danni al fegato provocati dalle colestasi non hanno lunga durata e solitamente tendono a scomparire dopo il parto.
In Europa non vi sono molti casi – non si raggiunge il 2% -, mentre è più diffusa nei paesi del Sudamerica come Bolivia e Cile dove supera il 20%. C’è un’alta probabilità di recidive in caso di gravidanze plurime successive, ma alle donne viene consigliato di non far uso di pillole anticoncezionali poiché potrebbe venirne danneggiato il fegato.
Conclusioni sul prurito in gravidanza
Il prurito in gravidanza, specie nelle ultime settimane, è un sintomo lamentato di frequente dalla gestante, ma è generalmente curabile recandosi dal dermatologo e ginecologo. Il quadro clinico è facilmente interpretabile, e solo se il prurito è dovuto ad infezioni, o degenera in infezioni, richiede attenzioni più approfondite, attraverso l’esame istologico. Al di fuori della colestasi gravidica, che potrebbe avere conseguenze sulla madre (problemi soprattutto al fegato con i conseguenti sintomi), tutte le altre dermatosi non hanno alcuna influenza particolare o significativa sulla madre o sul feto, tranne un po’ di prurito.
In caso di colestasi è opportuno farsi monitorare per controllare le condizioni materne e fetali; inoltre, poco prima del parto, vanno controllati i valori delle transaminasi per poter intervenire al meglio e in tempi brevi utilizzando prodotti cortisonici.
Fonte: Ginecologia e Ostetricia, a cura di L. Zanoio, 2015