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Diabetologia Endocrinologia e Malattie del Ricambio

Un pompelmo per il diabete

All’interno dei pompelmi e di altri agrumi c’è una sostanza che potrebbe costituire un valido aiuto per i diabetici diventando un farmaco adatto alla bisogna. A sostenere le proprietà della naringenina, questo il nome della sostanza in questione, è un gruppo di ricercatori israeliani-statunitense che ha scoperto come la naringenina attivi una famiglia di piccole proteine, chiamate recettori nucleari, che fanno in modo che il fegato scomponga gli acidi grassi imitando apparentemente l’azione di farmaci come il Fenofibrato, un antilipidico, e il Rosigliatazone, un antidiabetico.
I ricercatori sono consapevoli che i risultati dello studio devono essere estesi a pazienti umani, ma sono convinti che, una volta confermati tali risultati, la naringenina, come supplemento alimentare, potrebbe diventare un ingrediente base nella cura dell’iperlipidemia, del diabete di tipo 2 e forse della sindrome metabolica. Il fegato è il principale organo responsabile della regolazione dei livelli di carboidrati e di lipidi nel sangue.
Dopo un pasto, il sangue è inondato di zuccheri che attivano l’LXR-alfa, causando la produzione da parte del fegato di acidi grassi che vengono accumulati a lungo termine. Durante il digiuno, il processo viene invertito; gli acidi grassi vengono rilasciati da cellule grasse, attivando il PPAR-alfa nel fegato e sono poi scomposti in ketoni (composti solubili). Un processo simile, che coinvolge il PPAR-gamma, aumenta la sensibilità all’insulina. La scoperta è particolarmente interessante visti i costi crescenti associati con disturbi metabolici come la resistenza all’insulina che potrebbero essere in parte attribuibili all’alimentazione di tipo occidentale. Secondo i ricercatori, tali malattie sono associate a spese mediche e perdite di produzione che arrivano a un totale di oltre 103 miliardi di euro negli Stati Uniti, con costi che anche in Europa non si discostano molto da queste cifre. I farmaci o i supplementi alimentari che potrebbero ridurre la dipendenza dall’insulina e regolare la dislipidemia potrebbero quindi avere un effetto enorme sulle spese sanitarie e sulla salute pubblica.

Articolo di redazione
Fonte: Italiasalute.it