L’ipoparatiroidismo è una patologia poco conosciuta in quanto rara, ma che può comparire in pazienti sottoposti ad intervento di tiroidectomia.
Questa malattia della tiroide interessa una persona su 4.000 e si presenta con sintomi vari, dai movimenti muscolari anomali come crampi e contratture, problemi di depressione, problemi renali e cataratta.
In particolare è da tenere sotto controllo in gravidanza, dato che favorisce delle complicazioni di non semplice trattamento. Per questo è fondamentale la prevenzione con il riconoscimento dell’ipoparatiroidismo e il trattamento adeguato.
Linee guida
A luglio la European Society of Endocrinology ha pubblicato le linee guida per la diagnosi e per il trattamento nei casi di ipoparatiroidismo cronico.
Sono nuove indicazioni per specialisti in endocrinologia, frutto di un lavoro di revisione sul tema, che riguarda oltre 300 ricerche su questa patologia. In aggiunta alle precedenti linee guida, si sono messe in luce nuove raccomandazioni (31) per ottimizzare il trattamento dell’ipoparatiroidismo cronico e contrastare la caduta di livelli di calcemia.
Le linee guida prendono in considerazione diverse situazioni di possibile trattamento e insorgenza della patologia, anche durante gravidanza e allattamento.
Diagnosi di ipoparatiroidismo cronico
Si valutano prima di tutto i livelli di calcio circolante nel sangue e di PHT, che secondo le linee guida sono valori di riferimento importanti.
Il PHT o paratormone è un ormone prodotto da quattro ghiandole poste dietro la tiroide, con la funzione di mantenere costanti i livelli di calcio, importanti anche per la trasmissione degli impulsi nervosi, le reazioni chimiche ed enzimatiche, la contrazione muscolare e alcune secrezioni ormonali.
Le cause dell’ipoparatiroidismo
La più frequente è data dall’intervento di rimozione delle paratiroidi tramite la tiroidectomia, con una percentuale che va dal 2 al 10% dei pazienti sottoposti a questo intervento.
La condizione meno frequente è quella per cui si sviluppa una patologia autoimmune, che porta alla rovina del parenchima ghiandolare.
Inoltre, può essere causato anche da una mutazione genetica, come parte di una sindrome genetica o una endocrinopatia causata da una mutazione isolata (GCM2, PTH, CASR o GNA11).
Trattamento secondo le linee guida
La carenza dell’ormone PHT o paratormone, non viene trattata mediante la terapia sostitutiva bensì con la somministrazione di analoghi del calcio o della vitamina D.
A differenza di altre patologie come ipotiroidismo o diabete, nel quale il paziente assume una dose ormonale mancante, le linee guida per ipoparatiroidismo raccomandano l’assunzione di questi analoghi della vitamina D per circa 400-800 UI/die, con supplementi di calcio. In alternativa, assunzione di calciferolo.
L’obiettivo è quello di ripristinare i valori di calcio ottimali, eliminando i sintomi della ipocalcemia.
Alcune altre patologie presenti possono essere trattate in modo differente, considerando i fattori di rischio per soggetti che soffrono di calcolosi renale ad esempio, iperfosfatemia o ipomagnesemia.
Il monitoraggio dei livelli
Un punto importante nelle linee guida per la ipoparatiroidismo, è dato dal monitoraggio periodico dei livelli di calcio ionizzato o di calcemia totale (comprendente l’albuminemia), cos’ come di magnesio, fosfato, creatinina.
Inoltre, ogni 3 o 6 mesi, è raccomandata una rivalutazione dei sintomi mentre i controlli della calciuria ogni anno o 2 anni.
Per i livelli di ADH (ipocalcemia autosomia dominante) le linee guida raccomandano controlli frequenti, dato che ci potrebbero insorgere complicanze renali per chi si sottopone al trattamento con calcio o analoghi della vitamina D.
Nel corso di una gravidanza, il monitoraggio va effettuato ogni 2-3 settimane per i valori della calcemia totale.
Per ogni approfondimento, le linee guida sulla diagnosi e trattamento dell’ipoparatiroidismo possono essere scaricate su http://dx.doi.org/10.1530/EJE-15-0628
Fonti
http://www.quotidianosanita.it