Normalmente se una persona soffre perché ha i piedi piatti, lo si può notare dal fatto che compaiono problemi di postura e il modo di camminare è scorretto.
I due piedi sembra tendano a spostarsi formando quasi un angolo, anziché procedere in modo parallelo.
Quando si hanno i piedi piatti?
La diagnosi è semplice e si ottiene facendo una semplice radiografia dei piedi, per vedere la forma e la posizione delle ossa che formano la pianta del piede. Si parla, infatti, di piedi piatti se le immagini radiografiche mostrano un chiaro appiattimento inusuale della volta plantare del piedi.
Nei bambini è buona norma aspettare fino ai 7-10 anni di età prima di formulare la diagnosi di piede piatto, poiché prima del raggiungimento di tale età ancora le ossa del piede non sono ben definite.
Per i bambini è un problema di natura fisiologica che potrebbe scomparire, come spesso succede tra gli 8 e i 10 anni; nel caso in cui anche al compimento di 10 anni l’andatura continui ad essere scorretta, sarà in caso di intervenire.
Come si affronta il problema nei bambini ?
Innanzitutto bisogna essere certi si tratti di piede piatto. Una volta appurato, si valuta quando compare il problema, ovvero se solo da fermi o quando si cammina.
Nel primo caso non vale la pena intervenire, nel secondo, invece sarà il vostro ortopedico a consigliarvi idonei plantari oppure, eventualmente, a proporvi un intervento chirurgico. Quest’ultimo consiste in un’operazione chiamata artrorisi endosenotarsica, abbastanza semplice, durante la quale lo specialista introduce una piccola vite per legare e posizionare correttamente astragalo e calcagno. Questo intervento permetterà di evitare in futuro ovvero in età adulta: alluce valgo, fascite plantare e tendiniti.
A cosa servono i plantari ortopedici
I plantari sono molto importanti poiché riducono i fastidi, migliorano la postura, facilitano l’appoggio del piede ma, purtroppo, non risolvono in modo definitivo il problema.
Piedi piatti in età adulta
La problematica dei piedi piatti in età adulta potrebbe insorgere per diverse cause:
- forme congenite
- forme acquisite con il tempo a causa di trascurati e sottovalutati fastidi plantari
- forme acquisite da una disfunzione a livello tibiale
- forme causate da un trauma.
Va aggiunto che in età senile ciò può essere dovuto a problemi reumatici e neurologiche.
Questa deformità in età adulta è determinata dalla sbagliato carico delle forze sulle ossa e sui tendini dei piedi, che comporta quello che viene definito piede astragalico: tutta la zona interna deve sopportare un sovraccarico di forze.
Dal piede astragalico si passa ad una degenerazione completa della struttura ossea come anche del muscolo tibiale che arriva a sfibrarsi e non riesce più a reggere bene il piede stesso con conseguenti dolori osteo-articolari. Tale sindrome compare più nelle donne che negli uomini ed è un processo lento e progressivo.
Cosa si intende per piatto acquisito
Esistono tre stadi:
- Infiammazione del muscolo tibiale con dolore ed edema sotto il malleolo.
- Piede chiaramente appiattito e deforme con possibilità di riduzione della stessa
- Piede interamente deformato con seri problemi di deambulazione.
Non sottovalutiamo il piede piatto: perché?
Il motivo è facilmente intuibile ovvero non è un evento da considerarsi localizzato solo al piede, ma potrebbe ripercuotersi sulla postura e dunque sulla schiena causando lordosi o scoliosi, sulle ginocchia e sul bacino.
Cosa fare, dunque?
Il primo passo è di tipo conservativo, ovvero facendo uso di plantari appositamente studiati ad impedire la degenerazione e a far mettere al piede una posizione corretta.
Si può ottenere con un semplice plantare un miglioramento nella riduzione ossea dovuta ad artrosi dello scheletro e a ridurre la degenerazione dei muscoli e dei legamenti. Al plantare va aggiunta la terapia con l’assunzione di alcune sostanze, ma soprattutto la fisioterapia.
L’alternativa al plantare esistono diversi interventi chirurgici:
- l’artrorisi endosenotarsica come nei piedi piatti dei bambini, che ha una prognosi di circa 20 giorni
- l’osteotomia finalizzata al riposizionamento dell’osso all’interno del calcagno, che non è molto impegnativo e in tempi brevi si riprende a camminare
- l’astrodesi sottoastragalica, più impegnativa e che richiede circa 2 mesi per il recupero completo.
Piede piatto in gravidanza: cosa fare?
La gravidanza potrebbe aggravare la situazione in caso di piedi piatti, poiché la forma e la dimensione del piede mutano.
In base allo studio pubblicato dall’American Journal of Physical Medicine and Rehabilitation, l’aumento di peso e qualche problema di elasticità muscolare dettati dalla gravidanza influiscono negativamente sui piedi piatti.
In molti casi, circa nel 60-70%, i piedi si allungano e si allargano nelle gestanti provocando un’inevitabile riduzione dell’inarcatura della pianta del piede; ciò si verifica soprattutto nel caso di prima gravidanza poiché nelle successive la situazione rimane spesso invariata.
Questo risultato sarebbe una conferma del fatto che è un problema che colpisce in particolare le donne più degli uomini.
Detto questo, volgete il vostro sguardo verso i vostri piedi e recatevi da un ortopedico se necessario: i vostri piedi ma soprattutto il vostro scheletro vi saranno riconoscenti !
Fonte
www.piedepiatto.it