Da sempre è stata un’abitudine per molti, ma oggi anche la scienza si è decisa a corroborare le credenze popolari con una notevole mole di studi in proposito come spiega Umberto Solimene, direttore della Scuola di Specializzazione in Idrologia Medica e Medicina Termale dell’Università degli Studi di Milano. E quindi sembrerebbe vero che combattere i malanni con un bel bicchiere di acque termali è possibile e consigliabile, soprattutto se si tratta di combattere dolori articolari come infezioni genito-urinarie, patologie della pelle come del tratto digestivo,. Ma per quali malattie esattamente?
Partendo dalle vie respiratorie, dalle riniti alle bronchiti, le laringiti, le otiti croniche fino alle forme asmatiche allergiche. E persino la perdita di udito legata alla presenza di catarro e infiammazione come dimostra lo studio condotto da Maria Costantino della Scuola di Specializzazione in Idrologia Medica, Seconda Università degli Studi di Napoli. Sono molti i disturbi del tratto orecchio-naso-gola che possono trovare giovamento dall’inalazione di acque minerali. È stato provato dalla ricerca di un gruppo di studiosi dell’Università del Piemonte Orientale, Novara che le acque a diverse concentrazioni di acido solfidrico sono indicate per la cura delle faringiti non provocate da batteri. A seconda dei casi, si usano particelle di differenti dimensioni, nebulizzate, inalate o prodotte attraverso aerosol, oppure si ricorre all’humage, l’inalazione di gas che si sviluppano naturalmente dalle acque minerali. Le acque più indicate per trattare queste malattie sono quelle sulfuree, dove sono presenti grandi quantità di idrogeno solforato che uccide i batteri, o ancora quelle salso-bromo-iodiche.
Per i reumatismi invece sono consigliabili i fanghi termali, come dimostra lo studio condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università Carlo Bo di Urbino pubblicato su “Clinical Biochemistry”. Infatti, è dall’applicazione locale di questa melma, creata a partire dal fango vergine mischiato con acque minerali e poi fatto maturare, che i malati di artrosi e reumatismi traggono beneficio. Ma non è tutto: uno studio scientifico molto ampio, pubblicato su “Annals of Rheumatic Diseases” illustra il miglioramento della salute di pazienti affetti da osteoartrite del ginocchio dopo aver aggiunto al loro schema terapeutico (farmaci ed esercizio fisico) un trattamento termale di tre settimane. L’artrite reumatoide, invece, può migliorare con la balneoterapia, l’immersione in una vasca contenente acqua minerale portata a temperatura fra i 34 e i 38 gradi per un tempo variabile fra i 10 e i 20 minuti seguita da un periodo di 20-30 minuti di reazione, in cui l’organismo si riabitua alla temperatura esterna. Anche il più diffuso mal di schiena cronico può essere trattato con le acque termali: uno studio scientifico ha messo a confronto un trattamento di balneoterapia con acqua termale a uno con acqua normale, entrambe a 34 gradi, dimostrando la maggiore efficacia della prima. I risultati sui pazienti sono più evidenti, si manifestano prima e si mantengono più a lungo.
Ritmo, quantità e orari. Sono le tre regole da seguire nell’assumere le acque minerali per sconfiggere infezioni e calcoli all’apparato urinario, ma anche della gotta e dell’iperuricemia. Allo scopo si possono bere acque oligominerali, bicarbonato alcaline, solfato-calcio-magnesiache, cloruro-sodiche. Come hanno mostrato i risultati di uno studio clinico sperimentale osservazionale, condotto dalla Scuola di Specializzazione in Idrologia Medica della Seconda Università degli Studi di Napoli, nel caso dei calcoli alle vie urinarie si è dimostrata efficace anche l’acqua radio-emanativa, che contiene cioè sostanze radioattive, ovviamente in quantità sicure per l’organismo.
Studi recenti, inoltre, mostrano che l’abbinamento della balneoterapia all’esposizione ai raggi Uvb a banda stretta porta a un miglioramento sostanziale delle lesioni create dalla psoriasi. Un ventaglio ampio come si vede che sta spingendo un numero sempre più alto di pazienti a ricorrere ai benefici delle terme.
Articolo di Redazione
Fonte: L’Espresso, 25 gennaio 2011