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Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva

Morbo di Crohn, cure innovative dall’Italia.

morbo di crohn curePubblicato un paio di mesi fa sul New England Journal of Medicine, un articolo informa la comunità scientifica e tutti i pazienti che a Roma, presso la facoltà di Tor Vergata, alcuni ricercatori hanno studiato, sperimentato e messo a punto una pillola per la cura del Morbo di Crohn.

Un farmaco innovativo, denominato Mongersen che ha superato la fase sperimentale e che deve solamente arrivare ad essere utilizzato, secondo dosi e durata di trattamento ancora da definire. Una speranza per chi soffre di questa patologia, caratterizzata da disturbi gastrointestinali e problematiche immunitarie.

Il morbo di Crohn

A livello di gastroenterologia, questa patologia si scatena a causa di un’infiammazione cronica dell’intestino, dovuta all’aggressione del tratto gastrointestinale da parte del sistema immunitario.

Una malattia autoimmune, che prende il nome del gastroenterologo Burrill B. Crohn che la identificò e che viene anche detta ileite regionale o enterite regionale dall’ileo, zona dell’intestino più colpita dalla patologia di Crohn.

Spesso viene classificata come una patologia infiammatoria intestinale ma che presenta delle predisposizioni genetiche, presentandosi già intorno all’adolescenza o intorno ai vent’anni, con picchi di incidenza massima dopo i 50 anni.
La terapia farmacologica non è ancora definita e per questo sono molte le ricerche, anche perché per ora la risoluzione è spesso indicata in una terapia chirurgica del tratto gastrointestinale, con continui controlli di sintomi e ricadute possibili.

 

Il ruolo delle molecole.

morbo di crohnDalle ricerche in corso a livello cellulare e genetico, il morbo di Crohn presenta tra le sue cause una ridotta attività e carenza di funzionalità della molecola TGF-Beta1, carenza che provoca sintomi forti come dolori addominali, diarrea, perdita di peso e spossamenti – riconducibili alla sindrome intestino irritabile.
La stessa molecola, ovviamente, è in grado di sedare l’infiammazione, se riportata alle giuste funzioni.

La mancanza di funzionalità di questa molecola è dovuta alla presenza, invece, massiccia, della molecola Smad7 che blocca i segnali antinfiammatori inviati dalla TGF-Beta1 nelle cellule dell’epitelio.

Interrompere la produzione dell’organismo di Smad7 è il compito del farmaco-pillola Mongersen, che con il suo contenuto è il frutto della ricerca del team di Tor Vergata: sintetizzata una sequenza speculare a quella di Smad7, la pillola introduce un “contrordine” di questi oligonucleotidi antisenso e quando il gene responsabile del morbo di Crohn ordina la super produzione di Smad7, la inibisce e la blocca.

In tal modo la molecola TGF-Beta1 è così in grado di svolgere il suo lavoro e ripristinare l’equilibrio gastrointestinale, riducendo i sintomi della patologia di Crohn.

La sperimentazione e la cura per il morbo di Crohn.

Ben 166 pazienti sono stati reclutati nel tempo per mettere a punto questo farmaco. La situazione a livello gastroenterico non migliorava con i farmaci antinfiammatori tradizionali e, per questo, il loro corso patologico è stato seguito con la somministrazione della Mongersen per circa 2 settimane. Il miglioramento è stato stimato al 65% in molti casi, con ottime speranze di risoluzione della patologia nei prossimi anni, di continua ricerca.
In questa fase è fondamentale valutare la durata del trattamento, le dosi e le indicazioni utili per migliorare la cura con effetti a lungo termine.

Sono previsti degli studi ulteriori con fasi di sperimentazione che possano coinvolgere pazienti che lo richiedono, in tutto il mondo.

Fonti

http://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa1407250