Sintomi abbastanza comuni come la sonnolenza o la difficoltà di digestione, spesso trascurati, possono invece indicare qualcosa di più preoccupante, meritevole di essere indagato, particolarmente in quei soggetti che sono soprappeso e/o non sanno rinunciare al bicchierino (che spesso diventano i bicchierini) di superalcolico dopocena.
La ragione di questi malesseri, apparentemente trascurabili, potrebbe infatti essere racchiusa nelle cellule del fegato che non riescono a lavorare bene per l’eccesso di grasso accumulato. In questi casi è consigliabile allora un esame del sangue per misurare le transaminasi e un’ecografia dell’addome, per verificare che non si tratti di steato-epatite.
Spiega Antonio Gasbarrini, docente di Gastroenterologia presso l’Università Cattolica di Roma e Presidente della Fondazione Italiana Ricerca in Epatologia (FIRE), che la steatoepatite è la principale causa di malattia del fegato la quale, pur non dando disturbi particolari, nel tempo può portare alla cirrosi epatica.
Cause principali di questa subdola malattia (tanto per cambiare) sembrano essere le cattive abitudini alimentari, soprattutto quando si esagera (oltreché con l’alcool) con i carboidrati e i grassi.
Le cifre sembrano essere allarmanti; un italiano su quattro infatti soffre di steatosi, vale a dire di accumulo di grasso nel fegato. Per molti di questi, si sviluppa l’infiammazione che, progressivamente, andrà a danneggiare gli epatociti portando come conseguenza un accumulo di grasso che romperà le cellule del fegato sostituendo il tessuto grasso a quello attivo. La prova di queste “esplosioni” cellulari viene da un parametro facilmente osservabile con un semplice esame del sangue. Dalle cellule alterate infatti fuoriescono gli enzimi “transaminasi” che si riscontrano nelle analisi del sangue con le sigle Got e Gpt.
Articolo di Redazione
Fonte: Il Secolo XIX, 30 aprile 2012