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Geriatria e Gerontologia

110 (anni) con lode

In Sardegna, recentemente, è stata festeggiata una gentile signora di 110 anni e tutto il paese si è affacciato in quella casa per fare gli auguri. Ma c’è un modo per arrivare a tagliare (con lucidità e in maniera autosufficiente) un traguardo del genere? E’ quanto ha provato a  chiedersi una ricerca italiana (molti ultracentenari, del resto, sono concentrati proprio in Sardegna), interrogando un gran numero di supervecchi per capire se i più anziani avessero o meno tratti psicologici distintivi e comuni.
Perché se il patrimonio genetico è importante, il sospetto che comincia ad affacciarsi tra gli studiosi è che  il modo di affrontare la vita, probabilmente, lo sia di più. Un’idea, questa, ormai condivisa da molti di coloro che cercano di capire se esistano tratti comuni nei superlongevi e, finalmente, oggetto di uno studio con numeri e statistiche assai esplicite.
I risultati sono stati sorprendenti; la maggior parte dei supercentenari intervistati è risultata vivere in un ambiente familiare coeso e sereno, e di avere una vita vissuta sempre da protagonista nella propria comunità, un carattere tosto. L’82 per cento del campione, contro il 76 degli over 65, si è detto interessato alla politica e elettore attivo e otto superanziani su dieci si dicono molto soddisfatti della vita che hanno condotto e del lavoro svolto. Impegno, soddisfazione, dunque, le chiavi per la lunga vita. Ma non solo: anche la lettura fa la sua parte. Si dichiara, infatti, lettore regolare il 71 per cento degli over 100, contro un misero 32 degli over 65: una prova del fatto che i superlongevi rimangono attivi e lucidi. E poi, la dieta: almeno questi centenari sardi hanno dichiarato di mangiare moltissimo formaggio (facendo di colpo saltare la teoria sulla grassezza del prodotto), pane carasau, prodotti tipici della loro terra e di non aver mai rinunciato a uno (o più) bicchieri di vino, durante i pasti. Un secondo set di domande poste dagli psicologi ha poi riguardato il modo con cui ciascuno di loro ha affrontato la vita. Ebbene, i centenari non hanno mai delegato a fattori diversi da sé l’indirizzo della propria esistenza, si sono assunti tutte le responsabilità di ciò che gli accade e affrontano i problemi con freddezza e razionalità. Questa caratteristica collima con un altro risultato, emerso anche in studi sulle abitudini alimentari: morigeratezza e saggezza. Il che, forse, unito a quella buona dose di fortuna che sempre deve accompagnare il fare umano, rimane la spiegazione più ragionevole di questo fenomeno.

Articolo di redazione
Fonte: L’Espresso