Aborti spontanei: esistono diverse ragioni per cui il bambino può rischiare di non venire al mondo. Vediamo quali sono le principali, e perché è ancora più importante consultarsi con lo specialista.
Non è così raro che un concepimento possa non avere successo e che quindi una gravidanza non riesca a completare la gestazione con il conseguente parto finale. Sembra che intorno al 15-20% dei casi l’evento sfortunato possa succedere. La percentuale può aumentare con i concepimenti avuti attraverso fecondazione assistita. Ma perché accade questo? Come si capisce che sta per succedere? È possibile evitarlo o prevenirlo? Proviamo a trovare qualche risposta.
Aborti spontanei: cos’è l’interruzione spontanea di gravidanza?
Interruzione involontaria di gravidanza o aborto spontaneo si verificano quando la donna è costretta a interromperla entro il primo trimestre di gestazione.
Negli Usa l’ACOG (American College of Obstetricians and Gynecologists) ha presentato i dati di un’ultima ricerca nella quale è emerso che tra il 10 e il 25% delle gravidanze si interrompe spontaneamente e che, se questa è avvenuta tramite fecondazione artificiale e quindi impianto dell’embrione, l’insuccesso è molto frequente ed è superiore al 50%.
Spesso, e soprattutto in caso di fecondazione assistita, se l’interruzione avviene entro i tre mesi la donna quasi non se ne accorge, nel senso che può essere indolore, e solo quando si rende conto del sanguinamento iniziano a sorgere mille dubbi da sciogliere esclusivamente con il proprio ginecologo; lo specialista è in grado di spiegarvi cosa sia successo, di consolarvi ed incoraggiarvi per affrontare al meglio un’eventuale futura gravidanza.
Aborti spontanei: per quali motivi non si arriva al giorno previsto per la nascita?
Non è facile trovare una risposta univoca e sicura a tale domanda, poiché le ragioni possono essere molteplici. Iniziamo con i casi di natura genetica, ossia per problemi legati ad anomalie nel numero e nella tipologia dei cromosomi o di natura congenita; in quest’ultimo caso si sono già verificate nel ramo familiare situazioni analoghe (gravidanze non andate a buon fine).
Un’altra motivazione potrebbe essere connessa all’età in cui la donna decide di intraprendere la prima gravidanza, in particolare nel caso in cui la gestante abbia dai 40 anni in su. In questa circostanza, in effetti, è più alta la probabilità che i feti non riescano a crescere seguendo un normale sviluppo per ritardi di crescita o malformazioni, o a causa di patologie cardiache o polmonari. Non a caso, come sottolineato anche altrove, siamo di fronte ad una gravidanza in cui la donna inizia anche psicologicamente a vivere il periodo peri o pre-menopausale; soprattutto in caso di menopausa anticipata in cui il ciclo mestruale potrebbe subire qualche piccola variazione o alterazione (assenza, ritardo, mestruazione dolorosa…) prima del tempo.
È stato scientificamente dimostrato che le donne in questa fascia di età sono più soggette a patologie di natura genetica, immunologica e appunto cromosomica. È il caso poi di aggiungere che non è così raro che le donne possano avere fibromi, cisti, lievi trasformazioni morfologiche a livello uterino o qualche aderenza in caso di interventi pregressi; l’insieme di tutte queste possibilità aumenta il rischio di interrompere la gravidanza.
Continuando nella ricerca delle motivazioni arriviamo alla situazione in cui lo sperma presentava anomalie, l’ovaio era affetto da patologie o sindromi o infine l’utero aveva qualche problema: per esempio, se è lo sperma ad essere “colpevole”, siamo di fronte a patologie cromosomiche, se invece è l’ovaio ad essere policistico il rischio di aborti spontanei nei primi tre mesi di gestazione è abbastanza alto, se infine è l’utero ad essere affetto da qualche problema l’interruzione avviene solitamente nel secondo trimestre.
Con la premessa che non è possibile prevedere e sapere tutti i motivi scatenanti, si possono però individuare e dunque menzionare altre ragioni che provocano l’evento ovvero disturbi ormonali, infezioni materne o fetali, stile di vita inadeguato caratterizzato da diete poco equilibrate accompagnate da un eccesso nell’uso di droghe o di alcool e dal fumo incontrollato. Inoltre un’esposizione ai raggi X o a sostanze nocive e tossiche potrebbe determinare l’aborto; nonché un impianto di un ovulo che ha problemi di assestamento nell’utero materno; infine anche il subire un trauma di qualsiasi tipo, fisico o psicologico non aiuta a portare avanti la gravidanza, anzi spesso rappresenta una delle cause per cui questa si interrompe.
Come ultimi casi vanno menzionate le gravidanze ectopiche e le gravidanze molari che possono causare aborti spontanei.
L’aspetto positivo di tutto ciò è che comunque sempre più spesso, anche dopo il triste episodio, le mamme possono intraprendere serenamente un’altra avventura, seguendo i consigli del ginecologo su come e quando sia meglio riprovare.
Aborti spontanei: quali sono i sintomi che dovrebbero far insospettire?
È raccomandabile, se si hanno i seguenti sintomi, rivolgersi al ginecologo per valutare la loro natura e scoprire cosa stia succedendo. Elenchiamoli con ordine:
- Dolore alla schiena di diversa entità simile a quello che si ha a ridosso o durante il ciclo mestruale.
- Perdita evidente di peso
- Perdite biancastre o multicolori
- Movimenti simili a contrazioni intermittenti
- Perdite di colore brunastro o con coaguli simili a quelli delle mestruazioni
Dal momento che esistono diversi aborti spontanei, la vostra visita dal ginecologo farà emergere se si è trattato di una minaccia di aborto – risolvibile stando a riposo o con determinati farmaci prescritti dallo specialista -, aborto spontaneo incompleto o aborto spontaneo ineccepibile, poiché accompagnato da un aspetto dell’utero inequivocabile e dunque inevitabile (dilatazione uterina e/o rottura delle acque).
Si può avere un aborto completo come anche uno interno (il feto non respira e va rimosso attraverso un raschiamento). L’ultimo caso è rappresentato da aborto da uovo bianco/cieco o gravidanza anembrionica qualora il feto non riuscisse a svilupparsi.
Talvolta tutte queste situazioni potrebbero ripetersi e si definiscono ricorrenti se avvengono tre o più volte durante il primo trimestre.
Quale terapia è possibile?
Per la terapia va valutato il tipo di aborto spontaneo, poiché solo in caso di minaccia di aborto o di aborto incompleto, nel quale il feto sembra possa dare qualche segno di vita, si può intervenire; altrimenti, l’unica soluzione è l’intervento per la rimozione del corpo indefinito in utero. In quest’ultimo caso andrà valutato il tipo di intervento in base al periodo in cui l’interruzione spontanea è avvenuta ovvero nel primo trimestre o oltre.
È consigliabile presumibilmente una terapia basata su un supporto psicologico che permetta alla donna di essere tranquilla che potrà provare ad avere un’altra gravidanza o potranno trovarsi soluzioni alternative.
La prevenzione non è facile poiché la cosa migliore sarebbe quella di intraprendere una gravidanza in età più giovane; è molto difficile parlare di prevenzione nei casi di problemi genetici cioè di anomalie cromosomiche. Tuttavia si può consigliare di seguire una vita sana con una dieta alimentare adeguata ed esercizio fisico evitando ogni forma di eccesso. L’assunzione di acido e la riduzione al massimo dello stress possono costituire un valido aiuto preventivo, anche se la garanzia assoluta non è data.
Conclusioni sugli aborti spontanei
Cercate di vivere seguendo i ritmi normali, cercate di recarvi dagli specialisti per sapere cosa e quando è meglio fare, ma soprattutto imparate a capire quello che il vostro corpo vi sta dicendo perché la prevenzione più importante parte da voi. Seguite il vostro ginecologo affronterete al meglio ogni situazione.
Fonte: www.farmacoecura.it