L’anestesia epidurale, nei tempi recenti, è tra le tecniche più utilizzate in America e in Europa. Ma cos’è?
L’anestesia epidurale è un tipo di anestesia, finalizzata a ridurre il dolore localizzato, precisamente dal bacino in giù. Si differenzia dall’altra in primo luogo perché si rimane svegli, in secondo luogo perché non provoca la totale mancanza di sensibilità, a differenza dell’anestesia generale che potrebbe dar luogo a vomito, cefalea o altro, dopo il parto stesso.
È pertanto anche l’anestesia più richiesta dalle donne, ma sarebbe necessario conoscere i vari tipi di anestesia epidurale, le diverse sostanze inoculate, come anche i rischi per la mamma e per il bambino. Le righe che seguono potranno essere utili.
Anestesia epidurale: qualche nozione di anatomia.
Dal momento che l’epidurale viene eseguita in una zona vicino al midollo, è bene forse ricordare che la nostra schiena è costituita da una colonna vertebrale e da un midollo; le vertebre sono poi protette da dischi che consentono di eseguire alcuni movimenti come il flettersi in avanti e il curvarsi. I nervi sono in grado di trasmettere le sensazioni al cervello e si trovano all’interno di un sacco chiamato sacco tecale. Perché è utile sapere ciò? Perché con l’epidurale i farmaci analgesici vengono iniettati in questo sacco in uno spazio definito spazio epidurale. Dal momento che durante l’anestesia e il parto potreste non essere in grado di trattenere l’urina, viene inserito un catetere per favorire il drenaggio. Tutto tornerà alla normalità dopo circa 6 ore o poco più dal parto.
Anestesia epidurale: i farmaci usati più frequentemente dagli specialisti
Bupivacaina, clorprocaina o lidocaina sono gli anestetici più comuni in occasione di un parto come in altre. Questi vengono iniettati in compagnia di alcuni oppiodi (adrenalina, morfina, clonidina), che permettono di ridurre la quantità di anestetici. Di conseguenza si ottengono due buoni risultati: il dolore diminuisce fortemente e gli effetti collaterali eventuali sono ridotti al minimo.
Anestesia epidurale: a quali condizioni si può effettuare?
L’epidurale viene sconsigliata quando si usano farmaci che fluidificano il sangue, si soffre di piastrinopenia, si hanno emorragie e una o più infezioni in particolare localizzate nel punto in cui dovrebbe essere effettuata l’iniezione o nel sangue. Inoltre va aggiunto il caso in cui la dilatazione non può essere inferiore a 4 cm, o quando lo specialista ha difficoltà a trovare lo spazio epidurale ed infine se ci aspetta un parto veloce.
Anestesia epidurale: come si effettua?
Gli operatori sono l’anestesista, l’ostetrico e uno o due infermieri specializzati: si stabiliscono insieme i liquidi da iniettare per preparare il paziente a ricevere quelli per l’epidurale. Con la schiena inclinata, piegata e sdraiata sul fianco si raggiunge la posizione necessaria per far sì che i sanitari possano procedere con l’epidurale e si ottenga la massima efficacia. Un altro passaggio, prima dell’anestesia stessa, consiste nel disinfettare in modo tale da evitare infezioni, previa l’introduzione di anestetici locali. Si continua l’operazione con l’inserimento di un catetere che dovrà contenere i farmaci da iniettare gradualmente, soprattutto qualora il parto dovesse richiedere un tempo superiore a quello previsto.
Anestesia epidurale: quali tipi esistono?
I tipi sono 2: epidurale classica e regolare, ed epidurale combinata con quella spinale.
Primo caso: si inserisce il catetere contenente un mix di stupefacenti ed anestetici generalmente rappresentati da fentanil o morfina associati a bupivacaina, chloroprocaine o la lidocaina. Difficilmente si hanno particolari effetti su madre o bambino.
Secondo caso: l’anestesia iniziale è epidurale, quindi si passa a quella spinale con l’ago che scende nel catetere, poi lo estrae lasciando il catetere per consentire un migliore movimento. Può essere necessario ritornare all’epidurale se la prima iniezione non è sufficiente. È consigliabile farsi indicare i movimenti consentiti dall’epidurale e dall’epidurale-spinale poiché la forza muscolare è frenata, l’equilibrio è un po’ precario per circa 4 o 8 ore, a seconda della quantità e della tipologia dei farmaci iniettati.
Anestesia epidurale: quali sono i vantaggi di queste tipologie?
Si possono menzionare una serie di condizioni vantaggiose per tutte le donne che effettuano l’anestesia epidurale come: un sollievo notevole, in particolare, se il parto si prolunga, un maggiore sollievo dal dolore e nello stesso tempo una partecipazione attiva al momento del parto senza particolari dolori, sia in caso di parto spontaneo sia in caso di taglio cesareo. La maggiore tranquillità ottenuta si ripercuote sul benessere durante il puerperio e su una pronta ripresa dopo il parto; infine la quantità di sostanze iniettate e da iniettare è monitorata continuamente con modifiche apportabili in caso di necessità.
E quali gli svantaggi?
Si potrebbero avere cali di pressione, cefalee (1% dei casi) – anche se è possibile intervenire su ciò che viene definito Epidural Blood Patch ovvero mal di testa dovuto alla fuoriuscita del liquido a livello spinale -, è necessario rimanere sdraiati ora su un fianco ora sull’altro con il monitoraggio continuo dei battiti del nascituro. Vi sono anche alcuni effetti collaterali, quali tintinnio alle orecchie, brividi, mal di schiena, nausea e difficoltà nella minzione o l’eventuale ricorso al taglio cesareo. Raramente può venir danneggiato il nervo che passa nella zona dove viene posto il catetere o abbastanza infrequente è il coinvolgimento del nascituro.
Conclusioni sull’anestesia epidurale
L’anestesia epidurale sta prendendo il sopravvento sulle altre poiché è quella che permette di raggiungere un buon risultato senza dare il più spesso gravi effetti collaterali o meglio conseguenze irreversibili sulla madre, a meno che non sia stato traumatizzato il nervo spinale – cosa che accade di rado -, né sul nascituro. Un altro aspetto positivo è il recupero e la ripresa dello stato psico-fisico normale, piuttosto rapido; bastano infatti circa 4-8 per considerarsi perfettamente lucidi.
Perché non parlarne con il proprio specialista? Sarà lui, insieme all’anestesista, a verificare la possibilità di eseguire questo tipo di tecnica.
Fonte: www.farmacoecura.it