Calcoli in gravidanza, esistono ed è meglio essere informate a riguardo.
Perché in effetti calcoli e coliche, in particolare renali, sono più frequenti di quanto si possa pensare. È un disturbo urologico già individuato in una mummia egizia datata circa 7000 anni or sono. Pensate quindi quanto antico sia questo disturbo… Tuttavia, tra i disturbi, è considerato non particolarmente pericoloso poiché, anche se può essere doloroso, le soluzioni terapeutiche e i rimedi sono quasi sempre individuabili senza l’intervento della chirurgia: o vengono eliminati naturalmente, oppure vi sono manovre e strumenti che permettono la loro distruzione.
Come si arriva ai calcoli in gravidanza?
Per capire meglio è necessaria una breve introduzione nella quale venga descritta l’anatomia delle parti che potrebbero essere coinvolte.
Partendo dalla parte superiore e scendendo in quella inferiore troviamo: i due reni, uno a destra ed uno a sinistra, situati sotto le costole posteriori della schiena, gli ureteri, la vescica e l’uretra. Qual è la funzione dei reni? I reni hanno il compito di far muovere l’acqua e qualche scoria superflua presente nel sangue e di produrre l’urina; inoltre i reni hanno anche la funzione di regolare e mantenere in equilibrio la quantità di sali come anche quella di sviluppare gli ormoni necessari a migliorare le nostra ossa e ad assorbire i globuli rossi.
E gli ureteri? Essi sono costituiti da due tubi stretti e lunghi dove passa l’urina che arriva poi alla vescica; fanno cioè da trade union tra i reni e la vescica: appena arriva l’urina, la vescica si contrae e la pipì esce dall’uretra.
Detto questo, sarà più facile capire la formazione dei calcoli.
Questi ultimi sono fatti di cristalli piuttosto duri che si spostano all’interno delle vie urinarie; normalmente, in condizioni di buona salute, l’urina contiene sostanze in grado di prevenire la formazione di tali cristalli. Se, invece, nelle persone si sviluppano i calcoli, significa che le sostanze dell’urina non sono sufficienti o che non riescono ad impedire la cristallizzazione. Andrebbe comunque precisato che talvolta non ci si accorge neanche di avere i calcoli, poiché i cristalli sono così piccoli che vengono eliminati attraverso l’urina.
I calcoli possono essere formati da sostanze diverse ed assumono nomi diversi: abbiamo infatti quelli renali, la cui composizione è caratterizzata da combinazioni di ossalato o fosfato; più raramente potrebbero essere causati da un’infezione alle vie urinarie e si parla di calcoli di struvite o infettivi. Ancora più rari vengono ad essere infine i calcoli dell’acido urico o quelli provocati dalla cistina.
Da un punto di vista più scientifico i calcoli prendono il nome di urolitiasi, se coinvolgono le vie urinarie, o ureterolitiasi, se sono negli ureteri.
Calcoli in gravidanza e calcoli in generale: per quali cause si formano?
Premettendo che alcune razze siano più predisposte di altre, precisamente le razze caucasiche o anche bianche sono più facilmente esposte rispetto alla razza africana, i calcoli sono piuttosto diffusi in particolare nell’uomo o nella donna intorno ai 50 anni.
Non vi è ancora piena certezza sulle cause, ma si potrebbe pensare che, oltre ad una dieta errata, i calcoli potrebbero essere dovuti a: infezioni urinarie, una policistosi renale, disturbi tiroidei quali l’ipertiroidismo. A queste potrebbero aggiungersi, anche se si sviluppano raramente, disturbi come la cistinuria, l’iperossaluria e l’ipercalciuria. Per cistinuria si intende una quantità di cistina più elevata della norma che determina la formazione di calcoli; l’iperossaluria è un disordine a livello metabolico che porta alle stesse conseguenze della cistinuria; mentre l’ipercalciuria (spesso di carattere ereditario) è causata da una scorretta quantità di calcio che passa nell’urina, a un livello così alto da formare cristalli di calcio nei reni o in altri organi dell’apparato urinario.
A tutto questo si può aggiungere che non solo i livelli fuori norma di calcio o di altre sostanze causano i calcoli, ma anche la vitamina D va tenuta sotto controllo per evitare infezioni urinarie e talvolta proprio calcoli da infezioni. In particolari situazioni poi, quali i pazienti che hanno subito interventi all’intestino, è più facile essere esposti alla formazione di calcoli.
Quali sono i più comuni fattori di rischio?
Si potrebbero menzionare alcune condizioni o fattori che più frequentemente causano i calcoli: familiarità, una giovane età tra i 20 e i 30 anni, una storia clinica di un certo tipo, la tendenza a non bere una giusta quantità di acqua, il sovrappeso, una dieta ricca di proteine, sodio e zucchero, malattie croniche dell’apparato digerente o urinario.
Calcoli in gravidanza: cosa succede?
È stato dimostrato che durante e dopo il parto potrebbe verificarsi una situazione per cui la vescichetta della bile si contrae e svuota il contenuto nel dotto cistico, che fondendosi con quello epatico forma il coledoco o dotto biliare. Da qui il coledoco porta la bile nella cistifellea ed arriva nel duodeno prima e nel piloro poi, quindi nello stomaco.
Durante la gestazione, la bile cambia la sua composizione poiché gli ormoni placentari ed in particolare gli estrogeni la arricchiscono di colesterolo e il progesterone ne rallenta il deflusso. Si vengono così a creare i presupposti per la formazione dei calcoli in gravidanza. Questi ultimi, che possono verificarsi anche subito dopo la gestazione, sono di 2 tipi, caratterizzati da colesterolo in eccesso o dal deposito di bilirubina. La grandezza varia da un granello di sabbia ad una pallina di ping-pong e possono presentarsi soli o multipli.
In gravidanza, l’aumento di peso ed un eccessivo consumo di grassi potrebbe aumentare le probabilità possano formarsi questi calcoli. Spesso le donne con più di 40 anni che hanno avuto più di un figlio sono portatrici di calcoli, ma solo il 20-40% circa ne sviluppa i sintomi; il ricorso al chirurgo è rarissimo, 1 su 1.000 gravidanze.
Calcoli in gravidanza: come si presenta la colica biliare?
La colica biliare insorge solitamente all’improvviso specie dopo un parto complicato o multiplo. Il dolore è localizzato nel quadrante superiore destro dell’addome e si irradia alla spalla e alla scapola; spesso è accompagnato da nausea e vomito. La colica è causata dal calcolo che ha ostruito le vie biliari e la colecisti aumenta le contrazioni per difendersi e vincere sull’ostacolo.
Talvolta questo movimento della colecisti ha successo, e il calcolo si elimina da solo con l’immediata scomparsa della colica; se, invece, non riesce nell’intento e i dolori aumentano, è necessario l’aiuto in tempi brevissimi del chirurgo. Bisogna fare attenzione alla colica biliare durante la gravidanza poiché si potrebbero verificare complicanze meno gravi come le infezioni o più serie come la pancreatite.
Come si diagnostica la calcolosi biliare e della colecisti?
L’ecografia è l’esame più semplice poiché permette di evidenziare se si sono formati dei corpi solidi unici o multipli all’interno della colecisti o nel coledoco. Si possono curare in base ai sintomi: spesso si assumono forti analgesici da usare per via ematica o intramuscolare, evitando gli oppioidi poiché potrebbero peggiorare i dolori dovuti alla spinta e portare alla chiusura dello sfintere del coledoco.
In caso di particolari complicanze – come per esempio la pancreatite – va preso l’antibiotico derivato dalla penicillina. Se non ci sono alternative, è possibile intervenire chirurgicamente per via laparoscopica nei primi 3 mesi; in casi di gravidanza più avanzata, si valuterà e si troverà una soluzione più adeguata.
Conclusioni sui calcoli in gravidanza
Il differimento ad un’età più avanzata per la prima gravidanza rende attuale il problema dei calcoli in gravidanza. Il 5% delle donne fino a 35 anni presenta uno o più calcoli della colecisti; la percentuale sale all’8% per le quarantenni.
La colica biliare può avere gravi conseguenze sull’evoluzione della gravidanza, infatti sono consigliate alcune misure precauzionali per la prevenzione. Partiamo infatti da un’alimentazione/dieta sana con assunzione abbondante di liquidi, in particolare acqua; non bisognerebbe eccedere con le calorie per evitare l’obesità; prendere in considerazione un pronto ricovero o un ricorso allo specialista in caso di comparsa di dolori addominali e in prossimità dello stomaco, nonché in presenza di nausea e vomito. In tale situazione è consigliabile iniziare una terapia immediata per bloccare lo sviluppo di una pancreatite.
Fonte: www.farmacoecura.it