Una gravidanza un po’ più complicata… ma segui i consigli e sarai pronta!
La placenta è un organo che compare con la gravidanza e che viene espulso dopo la nascita del feto, dato che la sua funzione è quella di creare l’unione tra madre e figlio. La corretta funzionalità placentare, infatti, garantisce un regolare sviluppo fetale.
La placenta, che rappresenta l’unità filiale-materna, è costituita da 2 componenti: una materna, la mucosa uterina, che si trasforma tramite gli ormoni in decidua ed una fetale, rappresentata dai villi coriali.
I villi coriali sono come delle radici, che si sviluppano dal mantello esterno dell’uovo fecondato (trofoblasto) e costituiscono una modalità di ancoraggio all’utero. Nel loro approfondimento nella decidua incontrano gli arterioli materni, indeboliscono la parete rendendola più permeabile e possono talvolta causarne la rottura con conseguenti piccole emorragie.
In tal caso, nei laghetti ematici, i villi possono trovare le sostanze per il nutrimento e riversare gli scarti alimentari.
Come nasce e dove si può collocare la placenta?
Quando la morula (uovo fecondato di 7 giorni) arriva nell’utero, viene trattenuta sul fondo dallo spessore della mucosa uterina, si scava una nicchia e inizia a svilupparsi.
Se la sua discesa non viene arrestata, per diverse cause, tra cui quelle di tipo anatomico come la presenza di miomi, malconformazioni uterine, esiti di endometriti o raschiamenti uterini, di regola la placenta si impianta più in basso, in quella parte di utero compresa tra corpo e collo chiamata istmo.
Raramente, pur annidandosi sul fondo, la placenta si estende fino in superficie ed arriva ugualmente all’istmo. Quest’anomala inversione che si verifica circa 1 volta su 200 gravidanze, prende il nome di placenta previa.
Il rapporto all’estensione dell’impianto sul segmento inferiore che è di derivazione dell’istmo, chiamato previetà placentare, ha diversi gradi.
Si tratta di placenta previa laterale quando il suo margine inferiore dista non più di 5 cm dall’orifizio uterino interno, di placenta previa marginale se il suo bordo coincide con il contorno dell’orifizio uterino interno e di placenta previa centrale se è inserita esattamente al di sopra dell’orifizio interno.
Perché’ è importante conoscere il sito di inserzione della placenta durante la gravidanza.
Dopo la 30esima settimana di gestazione, il segmento uterino inferiore inizia a crescere e poiché la placenta è un organo anelastico, i villi con i quali era attaccata all’utero, si lacerano.
Questo conflitto utero-placentare determina distacchi con comparsa di sanguinamenti vaginali via via più cospicui. L’emorragia è essenzialmente materna ed il feto ne risente solo nel caso in cui il grado di anemia della gestante diventa grave.
Qual è il tipico sanguinamento dovuto a placenta previa e quale quello per cause diverse?
Conoscendo il meccanismo che produce l’emorragia nel caso di placenta previa, è importante scoprire l’origine: il sanguinamento compare dopo la 30esima settimana, il colore del sangue è rosso vivo, compare in pieno benessere e non è accompagnato da dolore; cessa spontaneamente ma essendo recidivante ogni volta la quantità di sangue è maggiore.
Con la palpazione dell’addome il ginecologo rileva un utero non contratto; si procede con l’esplorazione vaginale, molto attentamente si cerca di indagare – evitando di far scollare la placenta. Il fine della visita ginecologica ostetricia è quello di appurare le cause dell’emorragia e di escludere possa essere dovuta a rottura di varici, polipi cervicali, erosioni o infine carcinoma dell’utero.
Altre cause di sanguinamento
Il sanguinamento potrebbe essere causato da un distacco di placenta, ma in questo caso la donna oltre alle perdite di minore o maggiore entità accusa dolori addominali e alla palpazione l’utero risulta essere più contratto. Contrariamente alla placenta previa con la quale le condizioni fetali non sono compromesse, nel distacco, è presente sofferenza fetale.
Perché la diagnosi di placenta previa più che clinica, è ecografica?
L’ecografia transaddominale a vescica parzialmente distesa o transvaginale, permette di valutare in quale parte dell’utero la placenta è collocata e il rapporto tra questa e l’orifizio uterino.
Ai fini della condotta terapeutica, tutte le placente che distano meno di 2 cm dall’orifizio sono dette previe. È opportuno ricordarsi di effettuare l’ecografia dopo la 30esima settimana, poiché la placenta potrebbe risalire e riposizionarsi in posizione normale.
Cosa deve fare una paziente alla quale è stata diagnosticata una placenta previa
Al primo episodio metrorragico (perdite ematiche) che è solitamente modesto, la paziente deve mettersi a riposo e prevedere un ricovero. Al secondo episodio è raccomandato il ricovero in ospedale fino all’espletamento del parto. Se l’epoca di gestazione non ha ancora raggiunto la 36esima settimana, si può provvedere a curare l’anemia e nel contempo favorire la maturità polmonare del feto con terapie cortisoniche materne.
Raggiunta la maturità fetale si procederà con il parto cesareo d’elezione, in presenza di emorragia sarà necessario il cesareo d’urgenza.
L’espulsione della placenta previa durante il parto è più complicata perché presenta un’aderenza maggiore alla parete uterina e talvolta potrebbe essere incompleta perché decorticata.
In conclusione è sempre buona regola fare una diagnosi prima possibile per poter procedere più tranquillamente con il decorso della gravidanza.
Fonte
Pescetto, Ostetricia e ginecologia 2014