Sia per minorenni che per maggiorenni, uno stato di gravidanza non voluto rappresenta una situazione importante da affrontare, è quindi fondamentale l’informazione e la consapevolezza su temi legati alla sessualità e alla riproduzione.
In uno dei recenti congressi della S.I.G.O (Società Italiana Ginecologi ed Ostetrici) si è parlato del problema delle gravidanze fra teenagers.
Si è concluso che gli adolescenti in alcuni casi iniziano ad avere i loro primi rapporti sessuali all’età di 13 o 14 anni, senza sapere cosa potrebbe comportare loro una gravidanza indesiderata o un rapporto sessuale senza alcuna “cautela”.
Cosa sanno i giovani sulla sessualità.
I risultati di un sondaggio, nel quale agli adolescenti venivano poste alcune domande di anatomia, biologia e fisiologia (in particolare sul funzionamento del loro ciclo mestruale, sull’ovulazione, sull’eiaculazione, etc.) permettono di concludere che la conoscenza su questi argomenti legati alla sessualità è davvero minima, poiché si rivela imprecisa o totalmente errata o troppo vaga.
Gli adolescenti (quasi il 40%) affrontano il loro primo rapporto senza ricorrere al preservativo per scelta, più di un terzo ignora i metodi contraccettivi e solo una percentuale inferiore preferisce il coito interrotto; infine una bassa percentuale (1 su 10) si pone il problema di una malattia a trasmissione sessuale.
Tuttavia, nonostante le ragazze sappiano di poter avere gravidanze indesiderate, spesso non vogliono usare la cautela necessaria. È evidente che va migliorata l’informazione sessuale: i giovani dovrebbero recarsi più spesso dal ginecologo o andrologo oppure gli specialisti dovrebbero essere invitati nelle scuole e cercare di chiarire ogni loro dubbio riguardo gravidanza, sessualità e rischi per la salute. La conseguenza è che le gravidanze indesiderate sono in aumento.
In ogni caso, è necessario conoscere tutte le possibilità che portano ad uno stato di gravidanza, che avviene nel caso in cui, all’interno di un rapporto sessuale completo, la donna sia in fase di pre-ovulazione o di ovulazione, tale da permettere agli spermatozoi di fecondare l’ovulo e dare così avvio ad una gravidanza.
Non sempre l’ovulazione è regolare, specie nell’adolescenza e se, in genere, si verifica intorno al 14° giorno dalla comparsa delle mestruazioni, un ciclo mestruale irregolare non può garantire che l’ovulazione non avvenga in altri periodi del mese.
Quali sono i sintomi che potrebbero far pensare ad una gravidanza?
Prima di tutto è bene notare se ci sia un ritardo del ciclo mestruale, poi sintomi secondari come un senso di nausea, mal di testa, ingrossamento del seno. Segnali che potrebbero far sospettare un bimbo/a in arrivo. È bene, a questo punto, ripensare al giorno del rapporto sessuale, ricordando se per caso un preservativo si sia rotto o una pillola sia stata dimenticata.
Se non sono stati usati né pillola né preservativo ma si è preferito il coito interrotto, bisogna valutare se quest’ultimo è stato interrotto in tempo – basta un’eiaculazione all’interno della vagina per rischiare una gravidanza indesiderata!
Inoltre è da considerare, come suddetto, se la donna aveva già raggiunto l’ovulazione o meno.
Nel caso in cui non sia avvenuta, subito dopo il rapporto sessuale è possibile intervenire chiedendo al ginecologo la prescrizione per poter assumere la pillola del giorno dopo o dei 5 giorni dopo – per bloccare l’ovulazione ed evitare eventualmente un vero e proprio aborto.
Se il rapporto è avvenuto prima di avere l’ovulazione, la pillola del giorno dopo avrà effetto, altrimenti il rischio di gravidanza esiste. Una volta presa la pillola è possibile comunque effettuare un test di gravidanza per essere più sicuri.
Perché la gravidanza in età adolescenziale può essere rischiosa?
In base ad una recente ricerca di alcune associazioni scientifiche e onlus che si occupano da sempre della salute, si evidenzia come il numero delle teenagers che vogliono essere o diventano per “distrazione” madri, prima del tempo, tende ad aumentare.
La gravidanza comporta però gravi rischi per le madri e i nascituri.
Quali sono i rischi?
È stato sottolineato che le madri giovanissime hanno maggiori possibilità di ammalarsi a causa di infezioni contratte durante la gravidanza o durante il parto, e di prendere malattie di tipo cronico.
Si ribadisce che le ragazze giovanissime con meno di 15 anni che aspettano un bambino hanno un rischio di mortalità 5 volte più alto rispetto alle ventenni. È importante riflettere sul fatto che le minorenni nel mondo che partoriscono un figlio prima di 18 anni sono 1 su 5.
Purtroppo è un problema molto frequente nei paesi più poveri e meno sviluppati a livello socio-economico, poiché il matrimonio avviene intorno ai 15 anni, quando le mamme non sono fisicamente pronte a portare avanti una gravidanza. Tutto ciò assume una certa rilevanza quando si pensa che nei paesi in via di sviluppo su 150 “bambine” ne muore 1! Mentre nei paesi occidentali e dunque più ricchi, la mortalità da parto è di 1 su 4.000.
Le cause delle gravidanze indesiderate.
Dall’Occidente all’Oriente, le ragioni potrebbero essere diverse a livello culturale.
In Italia, ad esempio, tra i teenagers sembra che la pillola anticoncezionale venga poco utilizzata (quasi il 16%), come anche i preservativi non sono molto usati (basti pensare che meno di 100.000 sono le confezioni vendute mediamente in un anno).
Relativamente alla contraccezione, la situazione non cambia anzi peggiora nei paesi in via di sviluppo, poiché in generale nella coppia ma soprattutto fra gli adolescenti, l’uso di pillole, di preservativi o di altri anticoncezionali non rientra nelle abitudini; basti pensare che per motivi religiosi o culturali, i contraccettivi sono talora addirittura visti come veicolo di malattie mortali (cancro, malformazioni nei nascituri, infertilità).
Un approccio culturale che non permette di percepire che lo scorretto comportamento nei rapporti sessuali può recare loro gravi conseguenze, e questa è anche un sfida degli organismi della sanità mondiale per migliorare le condizioni di vita e di procreazione globali.
Interruzione di gravidanza: cosa si deve sapere.
Nel caso in cui una donna dovesse decidere di non poter portare avanti una gravidanza, è possibile interromperla, tramite un intervento praticato presso apposite strutture sanitarie.
In ogni caso, prima di interrompere la gravidanza dovrebbe essere ben informata su quando recarsi presso specifiche strutture e secondo quali modalità.
Tutte le donne interessate all’interruzione di gravidanza, minorenni o maggiorenni, devono seguire le stesso iter di richiesta e intervento, anche se per le minorenni è necessario qualche permesso ulteriore.
Se si vuole interrompere la gravidanza bisogna rivolgersi prima di tutto al proprio ginecologo, comunicando i giorni intercorsi dal rapporto e dalla prima mancanza di mestruazioni oppure recarsi presso ambulatori specialistici, quali i consultori ASL.
Cosa fare, in caso si decida per l’interruzione di gravidanza?
In base alla legge italiana, in seguito ad una gravidanza indesiderata, l’aborto è possibile entro i 90 giorni dall’ultima mestruazione ovvero entro 12 settimane e 6 giorni.
Sarà comunque lo specialista ad informare la donna sul da farsi: la prassi è l’invito da parte del medico a riflettere circa una settimana, anche con il partner, prima di prendere la decisione definitiva.
Trascorsi i 7 giorni, lo specialista provvederà al rilascio del certificato che attesti il colloquio con lui/lei; in qualche caso potrebbe essere richiesto un colloquio anche con uno psicologo.
Se la donna è minorenne di solito viene chiesto di parlare con i genitori, ai quali verrà richiesto di firmare il certificato dell’avvenuto colloquio con lo specialista e di essere al corrente della volontà della figlia di interrompere la gravidanza. Nel caso in cui la ragazza non possa o voglia dirlo ai genitori è opportuno recarsi al consultorio, farsi fare un certificato dell’avvenuto colloquio, recarsi dal giudice tutelare dei minori con il certificato medico ed ottenere l’autorizzazione anche del giudice.
Con tutta la documentazione necessaria (certificato specialista + autorizzazione del giudice) ci si può recare nelle strutture ospedaliere in cui è consentito ai medici di effettuare interruzioni di gravidanza.
Se sei incinta da più di 90 giorni, che fare?
In Italia la legge permette l’aborto solo ed esclusivamente in caso di feti malformati o gravi rischi alla salute mentale della madre.
Lo stato psichico va documentato e certificato da uno psichiatra, che dovrà rilasciare un certificato con la sua autorizzazione a procedere.
L’intervento di interruzione di gravidanza.
Se si vuole procedere con questo intervento, è opportuno sapere che si può scegliere di eseguirlo chirurgicamente in anestesia generale in regime quasi sempre di day-hospital e chiedere oltre all’asportazione del feto dall’utero una “pulizia” dell’utero stesso.
Una giusta informazione e le riflessioni, avvenute dopo colloqui con specialisti in ginecologia e ostetricia, potrebbero essere fondamentali ad evitare rischi inutili e compiere la scelta migliore.