Lo sapete dove e come cresce il feto nell’utero materno? Ebbene, i feti nuotano in un sacco pieno di liquido amniotico che permette loro di essere protetti da traumi ed infezioni. Inoltre è il liquido che consente loro di crescere al caldo e di allenare l’apparato digerente e respiratorio. Va detto anche che è provvidenziale l’aiuto del liquido al momento della fuoriuscita del feto dall’utero materno.
Andrebbe poi rilevato che il feto è in grado di difendersi dalle insidie del liquido amniotico, che, pur essendo essenziale per la sopravvivenza dei feti, c’è sempre il rischio possa recare danno alla cute del feto.
Per tale ragione, durante i mesi di gestazione (dal 4 quarto in poi) è lo stesso feto a produrre una pellicola chiamata vernice caseosa ed uno strato di grasso che proteggono la sua pelle dalle possibili danni del liquido stesso.
Liquido amniotico: come si forma e qual e’ la sua composizione?
Con il procedere della gravidanza, il liquido amniotico aumenta in modo progressivo: da 30 ml a 10 settimane si passa a 400 ml a 20 ml per arrivare a 800-1.000 ml a termine.
Il liquido ha un aspetto chiaro o lattescente ed è costituito da acqua nella quale sono disciolti sali minerali quali cloro, potassio, fosforo, magnesio e ferro).
A svolgere un’azione battericida troviamo poi le gamma globuline che agiscono in associazione con altri fattori dell’immunità naturale, tra i quali il lisozima. All’interno del liquido amniotico sono state isolate alcune sostanze inibenti la contrattilità uterina ed altri che invece la stimolano. Continuando con la descrizione delle sostanze presenti in tale liquido vanno menzionate:
- le cellule di desquamazione fetale, (il cui prelievo, effettuato durante l’amniocentesi, permette di individuare il sesso),
- il corredo cromosomico,
- il gruppo sanguigno del nascituro.
Nelle prime fasi di sviluppo del feto, il liquido proviene dall’attività secretoria delle cellule dell’amnios; nel corso del 1 trimestre deriva dalla trasudazione dei capillari materno-fetali e fino alla 20ma settimana anche dalla cute del feto. Dopo la 21ma settimana il maggior contributo è dato dai reni fetali. In realtà andrebbe precisato che il liquido amniotico è in continua evoluzione e trasformazione soprattutto relativamente al contenuto di acqua che si rinnova ogni 3 ore.
Nelle prime settimane di gestazione, la circolazione si ha tra la cavità amniotica e il sangue materno mentre nelle settimane successive, il feto interviene attivamente tramite la via polmonare ed il canale digerente.
I movimenti d’espansione del torace compiuti dal feto fanno penetrare il liquido nell’albero bronchiale; una volta passato nell’interstizio polmonare viene poi riassorbito per via linfatica. Considerando l’importanza delle funzioni del liquido amniotico, è importante controllare ogni variazione per qualità e quantità per evitare possano esservi ripercussioni sul feto: se la mancanza è totale, è alta la probabilità di rischio di gravi problemi al rene o altre anomalie; la riduzione del liquido potrebbe comportare una rottura prematura della membrana, reni policistici, ostruzione uretrale. Inoltre la scarsa quantità di liquido, a causa della quale, il feto può muoversi poco, comporta un neonato con alcune anomalie quali ad esempio piede torto e torace ristretto. Di conseguenza è di fondamentale significato l’ecografia effettuata alla 28ma settimana, con la quale si viene a conoscenza della quantità del liquido presente nel sacco e si confronta il dato con l’AFI ovvero con l’Amniotic fluid index. Quando i meccanismi di produzione e di riassorbimento del liquido si sbilanciano a favore del primo si ha una condizione di eccesso di liquido ovvero di poliamnios.
Liquido amniotico: sbilanciamento
Ma quali sono le cause che possono provocare lo sbilanciamento? Tra le cause materne, spicca il diabete, tra le fetali l’ostruzione al transito del fluido a carico del tratto gastro-intestinale, la compromissione neurologica della deglutizione o la sindrome di trasfusione gemello-gemello; il più spesso si tratta di una condizione fisiologica.
Cosa succede quando a variare è la qualità?
In condizioni di ridotta ossigenazione del feto, la ripercussione si può avere nel cuore e nel cervello: viene sottratto sangue agli organi addominali e l’intestino contrae e svuota il suo contenuto nella cavità del liquido amniotico che diventa da lattescente a verde.
Talvolta si può avere un’infezione batterica (amniotite) che comporta una condizione in cui il liquido assume un colore brunastro – con il colore che può variare più o meno a seconda dei germi o dei batteri- ed aumenta di densità.
In caso di distacco di placenta o di non vita, il liquido diviene rossastro.
Anche se la gravidanza è a termine va valutato sempre il colore del liquido poiché potrebbe far presagire un’eventuale anomalia fetale.
Da tutto ciò deriva che il liquido va tenuto sotto controllo sia da un punto di vista qualitativo che quantitativo poiché è una spia del benessere o malessere fetale sia durante la gravidanza sia una volta espulso il feto. Da sottolineare che in esso sono contenute le cellule staminali che vanno poi conservate, trattate come previsto dalla legge e inviate a determinate strutture per la loro catalogazione nelle banche dati e per la loro conservazione.
Fonti:
http://www.atgo.it/; Trattamento delle gravidanze a rischio.