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Ginecologia e Ostetricia

Macrosomia fetale: i problemi dell’accrescimento del feto

Macrosomia fetale: scopriamo di cosa si tratta e perché potrebbe essere un problema per una donna durante la gravidanza.
Quando una mamma aspetta un bambino vive un momento importante della sua vita poiché inizia a pensare come allevarlo, crescerlo, alimentarlo e curarlo. Ma sa scopre che il bimbo o la bimba hanno problemi quando nuotano nel sacco amniotico, ossia nell’utero o alla nascita, non sa cosa fare; seguite quanto vi suggerirà il vostro ginecologo e non dovreste aver particolari problemi, magari talvolta armandovi di pazienza integrata con iniezioni di fiducia. In questo breve articolo si vuole dare qualche informazione a riguardo.

Cos’è la macrosomia fetale?

Con il termine macrosomia si intende un accrescimento fetale superiore alla norma, ossia un peso di oltre 4kg o 4,5 kg al termine della gravidanza; in effetti, dagli ultimi studi, sembra che il peso dai 4,5kg in su debba essere considerato macrosomico. L’unico modo obiettivo per valutare la macrosomia è pesare il bimbo con attenzione, subito dopo la nascita, per poter diagnosticare si tratti di macrosomia, poiché gli esami durante la fase pre-natale nonostante gli strumenti più sofisticati incluso l’esame ecografico e con gli ultrasuoni non sono sempre attendibili.
macrosomia fetale foto copertinaIl primo che provò a misurare il feto facendo manovre interne per conoscere l’altezza del fondo uterino sopra la sinfisi pubica materna (che si trova tra le due ossa pubiche) fu Leopold; inizialmente anche l’ACOG approvò questa procedura. Più tardi, gli specialisti si convinsero che il metodo di Leopold (manovre interne e misura dell’altezza) dava lo stesso risultato ottenuto attraverso la misurazione del feto con strumentazione ad ultrasuoni; tuttavia, servivano entrambi ad evitare problemi alla madre.

Quali fattori di rischio possono determinare la macrosomia fetale?

C’è un accordo unanime fra gli specialisti, i quali hanno stabilito i fattori che possono causare la macrosomia fetale, ed elencandoli in ordine decrescente si hanno questi risultati:

  • Storia clinica della paziente (precedenti neonati macrosomici, gravidanza oltre il termine).
  • Peso superiore prima della gravidanza, eccessivo aumento di peso durante la gestazione (più di 20Kg).
  • Parto con più di un neonato.
  • Neonato di sesso maschile.
  • Fattori etnici.
  • Età materna.
  • Problemi di diabete: sia quello pre-gestazionale che quello durante la gravidanza.
  • Obesità

I fattori potrebbero essere anche associati o solitari. Per fare un solo esempio: in presenza di diabete gestazionale non diagnosticato, il rischio della macrosomia è più o meno del 20%.

Quali sono gli effetti che possono ricadere sul feto macrosomico?

Anche se rara (meno del 2%), la distocia della spalla è una complicanza legata alla macrosomia se il parto avviene solitamente per via spontanea/naturale, ossia per via vaginale. Che succede durante il parto? La spalla potrebbe bloccarsi in prossimità del canale del parto e la fuoriuscita del piccolo è possibile solo attraverso opportune manovre eseguite dal chirurgo-ostetrico. Le conseguenze sui nascituri che appartengono a questa piccola percentuale sono piuttosto gravi, ma è possibile evitarli, intervenendo in modo opportuno.
In presenza di distocia, si interviene con l’episiotomia per allargare le pareti, ma se non è sufficiente si ricorre obbligatoriamente al taglio cesareo per evitare maggiori problemi alla mamma (rottura dell’utero, grave incontinenza etc.) e al feto (frattura della clavicola, problemi bronchiali ed anche più gravi).
Di conseguenza la diagnosi di macrosomia, in particolare in gravidanze complicate da madri diabetiche, andrebbe messa in conto e pertanto trattata adeguatamente con l’inoculazione di giuste dosi di insulina da effettuare tra la 29ma e la 33ma settimana.

Come partorire in caso di sospetta macrosomia fetale?

In questo caso i ricercatori non sono arrivati ad una conclusione poiché la situazione è un po’ controversa: c’è che dice che il parto via vaginale porti al rischio più alto per il feto di un trauma alla nascita; tale trauma sarebbe ridotto dal taglio cesareo, ma non escluso in toto. In realtà la macrosomia, se presente, non può essere evitata né con il parto via vaginale né attraverso il cesareo, e non ci sono ad oggi prove che qualsiasi tipo di parto si stato deciso, porti all’assenza di rischi di complicanze o effetti sul neonato (distocia, possibilità di rimanere in vita per molto tempo, etc.); sembrerebbe verosimile, tuttavia, che l’induzione al travaglio anticipato, ossia il parto prematuro, potrebbe essere indicato per evitare che il feto cresca ulteriormente. Tale induzione è però raccomandabile se il feto non supera i 5Kg.
Il problema consiste nel diagnosticare una macrosomia durante il travaglio, poiché tutti i mezzi a disposizione, inclusa l’ecografia, implicano una percentuale di errore pari al 20%.
È importante valutare in una sospetta macrosomia, se è dovuta al diabete materno o ad altre cause, poiché nel primo caso è necessario ricorrere al cesareo, perché il diametro delle spalle è superiore a quello della testa; il taglio dovrà essere eseguito con particolare attenzione e dovrà essere di una dimensione sufficiente per evitare problemi addominali post-intervento.
Infine è possibile partorire nascituri macrosomici per via vaginale anche in caso di una gravidanza precedente in cui si è eseguito il cesareo.

È possibile prevenire l’eccesso di crescita fetale?

Dato che la macrosomia fetale può essere associata al diabete materno, un corretto controllo glicemico con dieta appropriata ed attività fisica possono ridurre l’effetto iperglicemizzante del pancreas. Viene suggerito di non aumentare di peso e di non superare i 10-15 kg.

Conclusioni sulla macrosomia fetale.

Prevenire la macrosomia è possibile seguendo alcune semplici regole: vivere in modo sano senza eccessi, evitando di diventare in sovrappeso. Controlli dal vostro medico e monitoraggi ecografici potrebbero spingere ad intervenire con il taglio cesareo al momento opportuno. Quindi non abbiate paura di recarvi dallo specialista, perché la soluzione c’è.

 

Fonte: www.aafp.org