Depressione e intelligenza, malinconia e creatività, da sempre questi elementi hanno tra di loro un punto di contatto non ben definito. Persino nell’antica Grecia si discuteva del rapporto tra intelligenza e depressione.
Aristotele, come molti altri del suo tempo, sosteneva chiunque eccellesse nell’arte, nella filosofia, nella poesia o anche addirittura nella politica, avesse un qualcosa di triste, portasse in sé una certa malinconia. Probabilmente intendevano per malinconia quella che noi oggi conosciamo come il male oscuro: la depressione.
Depressione e intelligenza secondo la storia
Storicamente questo animus ha assunto una valenza a volte positiva, a volte negativa. Per esempio nel medioevo, periodo in cui la vita sociale, religiosa e artistica erano scandite dai rintocchi delle campane delle chiese, la malinconia era considerata negativamente.
Ciò era dipeso dal fatto che si considerava l’insoddisfazione una sorta di inno al materialismo che andava contro i dettami della religione che spingevano alla povertà, alla rinuncia materiale e fisica. Pochi secoli dopo, in quello che tutti conoscono come il Rinascimento (culla delle più grandi menti della storia), avere un atteggiamento “depresso” era visto, al contrario, come un sinonimo di grande creatività e intelligenza.
Ma non basta, nei secoli seguenti, dal romanticismo tedesco e inglese, scaturiva la convinzione che la depressione (o meglio la malinconia ad essa associata), fosse un elemento necessario e fondamentale per sviluppare l’intelligenza e lo spirito artistico e critico avvalorando l’ipotesi che ci fosse un rapporto stretto da depressione e intelligenza.
Fu solo con l’avvento della psichiatria, con Freud e Jung, che la depressione si trasformò da semplice malinconia o umore malinconico e triste, a una vera e propria patologia della mente che doveva essere curata.
Creatività e depressione, elogio alla follia?
Soprattutto nell’ultimo secolo sono stati fatti molti studi per capire che rapporto ci sia, se ce ne è uno, tra la depressione e la creatività. Se quindi le persone che soffrono di questa malattia abbiano in loro una scintilla di fantasia maggiore e più potente rispetto a chi non ne soffre.
Gli studi empirici hanno mostrato che le persone che sono tendenzialmente più creative della norma ci sia una percentuale maggiore di disturbi psicologici, non solo la depressione.
Allo stesso tempo, studiando persone con disturbi psicologici e depressione è più facile trovare individui fortemente creativi. Ovviamente questo non sta a significare che una persona debba tendere alla follia per divenire più creativa ne, tantomeno, elogiare le malattie mentali come fonte di ispirazione.
Da sempre sono stati effettuati studi e ricerche per avere in maniera più chiara una sorta di relazione tra malattie della mente e la loro “genialità”. Basti pensare alle persone autistiche che sono in grado di fare cose strabilianti da una parte e, invece, di non essere in grado di provvedere ai loro più elementari bisogni.
Nel medioevo i pazzi non erano sotto le leggi dell’uomo perché si credeva che fossero benedetti da Dio, che la loro follia fosse verità. Nessuno si avrebbe mai osato punirne uno per quello che diceva perché erano visti come il tramite tra il divino e l’umano.
È bello essere depressi?
Non si vuole dire che la depressione sia qualcosa di positivo, anzi. Ma solo mettere in luce come questa pericolosa patologia abbia in sé alcuni lati ancora sconosciuti che, per certi versi, possono anche essere considerati positivi.
Il consiglio degli esperti è comunque, in caso di sintomi della depressione, di rivolgersi a uno specialista che possa prescrive la terapia più valida ed efficacie.