Tu donna partorirai con dolore! Contro questa “condanna” si è ribellata la comunità scientifica nel tempo da che, si può evitare di soffrire…
La volontà di alleviare le pene del parto comincia a delinearsi già nell’Ottocento, ai tempi della regina inglese Vittoria. Di seguito nel 1956 Pio XII, in un discorso agli ostetrici e ginecologi, ricordò i metodi che per liceità etica e religiosa rendono più sopportabili i dolori del parto.
Tornando alla regina Vittoria, quando la regina partorì il principe Leopoldo nel 1853 e la principessa Beatrice, si scelse di usare il cloroformio come anestesia; il che rese la gestante poco cosciente ed incapace di godere del piacere del contatto immediato con il neonato. Un secolo dopo circa, durante gli anni ’30 e ’60 si venne alla determinazione che la donna sarebbe dovuta essere perfettamente consapevole di quanto stava accadendo e, di conseguenza, si iniziarono ad individuare metodi, attraverso i quali le gestanti rimanevano sveglie senza provare dolore.
Si trovò come soluzione per un parto indolore, l’anestesia spinale che può mutare in anestesia epidurale o peridurale in una dose singola o in più dosi, iniettate durante le singole fasi del travaglio.
Quali sono le cause del dolore da parto?
Per ottenere la dilatazione del collo dell’utero, essenziale alla fuoriuscita del feto, sono necessarie le contrazioni uterine. Una volta fuoriuscito, il feto fa distendere la vagina materna e le strutture fasciali del perineo.
I dolori del parto differiscono a seconda dei periodi del travaglio: nella fase prodromica, ovvero nella fase iniziale del travaglio le contrazioni uterine sono irregolari per intensità e ricorrenza e generalmente tollerate.
Nella seconda fase che porta alla graduale dilatazione, le contrazioni diventano via via più frequenti e provocano dolore in sede lombare.
Infine nella terza fase, quella dell’espulsione, il senso di corpo estraneo che comprime il perineo, rende la donna partecipe alla contrazione e spinge per far uscire il feto. Questo impegno, distraendo la corteccia cerebrale, rende le contrazioni meno fastidiose.
Una volta che il bambino o la bambina viene alla luce, si procede ad eliminare la placenta ed è un momento in cui non si sente alcun disturbo.
Come si può intervenire durante le varie fasi del parto per renderlo indolore ?
Il dolore del parto, che iniza dall’utero e attraverso le vie nervose si propaga in tutto il midollo spinale, arriva ai centri nervosi dell’encefalo che lo recepiscono. Conseguentemente, il dolore va bloccato all’origine e seguito nel suo percorso.
Se, come detto nel paragrafo introduttivo inizialmente fu usato il cloroformio, più tardi furono impiegati il protossido di azoto e il ciclopropano; dal momento che, l’inalazione di queste sostanze provocava notevoli inconvenienti alla madre e al feto, furono presto abbandonate e si cercarono altre soluzioni.
Il metodo Read
Il ginecologo inglese Grently Dick Read, il pioniere del metodo psico-profilattico, era convinto che l’educazione materna relativa alle fasi del parto, un sano orientamento psicologico ed un’adeguata preparazione fisica erano indispensabili per ottenere un parto in cui la donna riesce ad assecondare attivamente le varie fasi. Seguendo Read, le donne arrivavano al travaglio senza ansia, paura o tensione muscolare e il parto si svolgeva fisiologicamente.
Le idee di Read furono seguite anche in altre nazioni europee, anche se con qualche modifica che ha portato oggi all’adozione del training autogeno e al RAT/training autogeno respiratorio, basato su tecniche di autosuggestione, respirazione e controllo muscolare.
Parto in acqua: minori dolori?
Negli ultimi anni è stato introdotto il parto in acqua: la partoriente si immerge in una vasca di circa 30°C e la minore gravità aiuta a rilasciare i muscoli; la donna può muoversi liberamente trovando la posizione più conveniente, mentre uno speciale rilevatore del battito cardiaco monitora le condizioni del feto.
Non è un parto indolore, ma sicuramente le pazienti dichiarano che i dolori sono sopportabili.
È praticabile solo in alcune strutture che hanno piscine attrezzate ed è possibile in tutte le gravidanze non a rischio o meglio a priori “senza rischio”.
In paesi come la Russia viene praticata l’ipnosi, in Oriente si usa l’agopuntura; queste metodiche non trovano molta applicazione nel resto del mondo.
Se i metodi naturali falliscono, quali ausili farmacologici esistono?
Tra i farmaci più adoperati vi sono gli oppiacei e quelli derivati dalla morfina, che se somministrati troppo vicino alla nascita, influiscono negativamente sul neonato.
In Francia nel 1970 si è iniziato a procedere, una volta che si arrivava ad una dilatazione di 4-5cm, con un’anestesia generale (parto alla Toulisienne) e si iniettavano farmaci diversi per rinforzare le contrazioni; si completava l’operazione di dilatazione intervenendo manualmente.
I molti inconvenienti per madre e feto fecero sì che questa tecnica fosse abbandonata. Per queste ragioni, in quasi tutto il mondo il metodo di parto indolore è il parto con anestesia epidurale.
In cosa consiste l’anestesia epidurale?
Si tratta di una metodica che consiste nell’introdurre un catetere nello spazio epidurale del midollo a livello della 4° o 5° vertebra lombare; attraverso questo, si somministra a richiesta l’anestetico in piccole dosi.
Spesso l’epidurale è accompagnata da una combinazione di anestesia epidurale-spinale che garantisce un’azione immediata e consente la deambulazione della paziente.
Anche questo tipo di anestesia presenta degli inconvenienti che possono essere evitati: una volta iniettato il farmaco, è opportuno provvedere all’infusione di liquidi perché la pressione materna si abbassa; talvolta si ha un rialzo febbrile, altre compare un po’ di cefalea, infine può residuare un dolore lombare.
Viene utilizzata l’ossitocina e si monitora il battito cardiaco; questo anestetico dovrebbe influire per tutta la durata del travaglio e in particolare nel periodo espulsivo quando potrebbe essere necessario intervenire con una ventosa. L’anestesia epidurale o mista è sufficiente per eventuali risistemazioni vaginali o per il taglio cesareo.
L’epidurale potrebbe causare problemi di coagulazione e va pertanto sospesa 24 ore l’eparina.
Le donne si vanno sempre più allontanando dal parto fisiologico-naturale per via vaginale ed avvicinando al parto in anestesia epidurale ovvero ad un metodo fortemente medicalizzato, ma sicuramente indolore.
I corsi di preparazione al parto psico-profilattici devono essere comunque caldeggiati; la partoriente deve sapere che in caso di lungo travaglio può richiedere l’anestesia epidurale che non deve essere intesa come un fallimento, ma un ausilio per rendere più gioiosa la nascita del figlio.
Fonte
www.partoindolore.com