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Prolasso uterino: il pessario e altre soluzioni non chirurgiche

Il prolasso uterino e le soluzioni non chirurgiche.
Un tempo si partoriva senza epidurale ma solo per via vaginale, un tempo non si conoscevano rimedi chirurgici o terapie in grado di alleviare i dolori di una donna che partoriva e non si faceva uso di farmaci. L’ecografia era il “Carneade” di manzoniana memoria e non era facile pensare a cosa sarebbe potuto capitare dopo uno sforzo o dopo la menopausa, così come a chi soffriva di stipsi o a chi era obeso.
Ma ai giorni nostri, fortunatamente, siamo in grado di prevenire o in caso curare con terapie adatte e in tempi ragionevoli. Ma vediamo ora cos’è il prolasso uterino e soprattutto come lo si può risolvere attraverso il pessario e altre soluzioni non chirurgiche.

Cos’è il prolasso uterino?

Se l’utero si stacca parzialmente e va ad occupare una parte della vagina, siamo di fronte ad un prolasso. Vi sono 3 gradi: lieve quando solo una piccola porzione di utero compare in vagina (I grado), moderato (II grado) se l’utero arriva all’apertura vaginale; ed infine grave (III grado), se fuoriesce dalla vagina. Esiste poi un’ulteriore suddivisione: prolasso uterino incompleto e completo; nel primo caso l’utero è solo parzialmente presente in vagina, nel secondo la fuoriuscita è totale.
Legate al prolasso uterino di terzo grado vi sono alcune eventuali, ma rare complicanze, quali le ulcere vaginali o il prolasso di altri organi vicini, incluso il retto.

Prolasso uterino: quali sono le cause i fattori di rischio?

Generalmente le cause sono molteplici: dopo un parto piuttosto travagliato, ossia lungo e particolarmente complicato per la paziente e l’ostetrico/ginecologo, se il feto è più grande della norma, se la paziente soffre di bronchite cronica; se si sottopone a sforzi fisici, inclusi il sollevamento di cose pesanti; in caso di obesità e infine se si hanno problemi di pigrizia intestinale.
Quanto ai fattori di rischio, si possono elencare in ordine decrescente dal più influente al meno:

  • Quanti bimbi ha messo al mondo la donna ? In altre parole tra i fattori di rischio più importante c’è la quantità di parti vaginali e dunque, di travagli, eseguiti dalla paziente. (Numero di parti e di travagli)
  • Quanti anni ha la donna? Se è in menopausa va incontro ad una diminuzione di estrogeni e ad una perdita di elasticità del pavimento pelvico. (Menopausa)
  • Quanti e quali interventi chirurgici ha subito nella zona dei genitali? (Interventi ginecologici)
  • Sono presenti altri casi in famiglia? (Motivi di carattere genetico)
  • Si è affette da problemi broncopolmonari cronici? (Tosse cronica)

Prolasso uterino: come si interviene senza ricorrere alla chirurgia?

È possibile risolvere il problema del prolasso senza ricorrere alla chirurgia a condizione che si tratti di I o II grado. Varie sono le soluzioni proposte: il pessario, terapia basata sull’assunzione di estrogeni, la riabilitazione perineale attraverso ginnastiche specifiche come per esempio gli esercizi di Kegel che aiutano nella tonicità muscolare, la kinesiterapia o l’elettrostimolazione perineale.
Procediamo con ordine.

Prolasso uterino: cos’è il pessario?

Il pessario ha la forma di un anello fatto di gomma o di silicone, che il ginecologo colloca in vagina al fine di impedire la fuoriuscita uterina; l’operazione può essere tranquillamente fatta in qualsiasi ambulatorio privato, ma andrebbe ripetuta ogni 6 o 12 mesi per garantire una migliore igiene ed ambiente antisettico dell’apparato genitale. Ci sono diverse misure e la scelta di questo dispositivo va fatta in base al diametro della vagina stessa ed in base alla situazione cioè a seconda del livello del prolasso uterino.
Esistono comunque alcuni inconvenienti quali la formazione di piccole lesioni vaginali ed altre irritazioni o infiammazioni pelviche.
Se il pessario non riesce a dare il sollievo sperato, si tende a scegliere una soluzione radicale, attraverso diversi tipi di interventi chirurgici nei casi di II e III grado.

Prolasso uterino: in che consiste la terapia basata su estrogeni?

È una terapia generalmente utilizzata e prescritta alle donne in menopausa e post-menopausa: esistono contraccettivi orali, ovuli da applicare in vagina e creme idonee. È una terapia da seguire preferibilmente a scopo preventivo, prima o dopo l’intervento chirurgico al fine di evitare complicanze o mantenere l’equilibrio e la tonicità del pavimento pelvico soprattutto dopo l’intervento.

Prolasso uterino: la riabilitazione perineale come si può ottenere?

Sembra che il successo sia spesso garantito e ben 7 donne su 10 si ritengono soddisfatte dopo aver eseguito alcuni esercizi, soprattutto quelli di Kegel o dopo l’elettrostimolazione.
Il vostro fisiatra e il vostro ginecologo potranno concordare un programma di lavoro ed insegnarvi gli esercizi che, una volta imparati, vanno eseguiti con regolarità anche da sole per non perdere il beneficio ottenuto.
Tuttavia non mancano i fattori di rischio (quali sono le condizioni in cui è utile ricorrere alla riabilitazione) o gli effetti collaterali dovuti al tipo di riabilitazione, e li elenchiamo per semplicità:

  • Insorgenza di vene varicose o piccole ernie inguinali
  • Problemi in caso di predisposizione di tipo genetico
  • Contrazioni dei muscoli perineali irregolari
  • Deficienza nel trofismo muscolare perineale
  • Tosse cronica
  • Sforzi
  • Stipsi
  • Parti vaginali
  • Menopausa.

Prolasso uterino: come si fa a capire se si ha una disfunzione perineale?

Quando si hanno problemi nell’urinare, ossia si trova difficoltà nell’interrompere il flusso della pipì, si hanno perdite di urina quando si tossisce, si ha una sensazione di pesantezza a livello pelvico, si verifica una fuoriuscita di acqua dalla vagina dopo un bagno, esce aria dalla vagina durante la ginnastica, si soffre di flatulenza o di emorroidi, si è stitici.

E l’elettrostimolazione?

Se l’urologo o il ginecologo lo ritengono opportuno, l’elettrostimolazione è una tecnica che andrebbe ripetuta ciclicamente in quanto migliora l’elasticità muscolare e permette la risistemazione a livello neuronale. In realtà è consigliata più nei casi di incontinenza urinaria o fecale più che nel prolasso, ma questo dipende dagli specialisti.
Concludendo, non abbiate timore di andare dal vostro specialista, perché la chiave è sempre la prevenzione ed un intervento nei tempi giusti.

 

Fonte: www.my-personaltrainer.it