Ognuno di noi ha a casa un cassetto che si continua a riempire disordinatamente con quegli oggetti che non si ha il coraggio di buttare “perchè una volta possono sempre servire…” fino a quando non si chiude più e allora, malgrado tutto, bisogna fare ordine. Ecco, il nostro cervello è un po’ come quel cassetto cafarnao, continua ad accumulare tutto in maniera disordinata, fino a che, con il sonno, mette ordine, allinea i files dei ricordi e crea spazio per i nuovi accadimenti e le nuove conoscenze. Il sonno, in definitiva, ci offre la possibilità per ampliare le nostre conoscenze, per continuare a imparare. E’ la conclusione a cui sono arrivati due studi sui moscerini della frutta, portati avanti nelle Università americane di Washington e del Winsconsin e ora pubblicati sulla rivista Science.
In entrambi i casi i ricercatori hanno analizzato il rapporto tra sonno e apprendimento, osservando quello che accade nel cervello degli insetti ed hanno dimostrato che dormire serve a mettere ordine e a consolidare i ricordi accumulati durante il giorno. Questo processo permette di trovare lo spazio per le cose che si apprenderanno il giorno successivo. Spiega la ricercatrice Chiara Cirelli che “il sonno serve a sfrondare le sinapsi appena create così da creare spazio per permettere la formazione di nuove connessioni, altrimenti si rischia di bloccare il processo di apprendimento. Imparare senza energia è una cosa insostenibile e – sostiene sempre la ricercatrice – questa operazione serve a risparmiare energia”.
I risultati di questa ricerca sono stati anche confermati da un secondo studio condotto presso l’Università di Washington. Qui i ricercatori, guidati da Jeffrey M. Donlea, hanno fatto in modo che i moscerini maschi imparassero a non eseguire i loro rituali di corteggiamento in presenza di insetti con cui non possono riprodursi. Se di norma un ricordo del genere svanisce nel raggio di un periodo brevissimo, si è visto al contrario che nei moscerini che avevano dormito quattro ore e quindi erano più riposati, poteva persistere fino a due giorni di distanza.
Articolo di Redazione
Fonte: L’Unità del 25 giugno 2011