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Neurologia

Il gene del dolore

Con la mappatura del DNA degli insetti, un team di ricercatori americani, ha individuato una variazione genetica che controlla la sensibilità alla sofferenza cronica e acuta. Il segreto del dolore potrebbe quindi essere svelato dal genoma dei moscerini della frutta. Da tempo è noto come la sofferenza dipenda da alcuni geni e che, per questo, sia determinata anche da una componente ereditaria. La scoperta arriva da un’equipe di studiosi dal Children’s Hospital di Boston (Stati Uniti) che, mentre provava a rintracciare questi geni mappando il Dna dei moscerini, ne ha identificato uno che più degli altri controlla la sensibilità al dolore cronico e acuto. Lo studio apre  le porte a nuovi analgesici per le terapie del dolore.
I ricercatori hanno lavorato su quasi 12.000 geni, ricercando soprattutto le mutazioni che riguardavano le cellule nervose. Dopo vari tentativi, alla fine  i ricercatori sono riusciti a isolare i moscerini con mutazioni che erano apparentemente specifiche del dolore. A quel punto, i geni da mappare da 12mila sono diventati 600. Tra questi, gli scienziati ne hanno selezionato uno, chiamato   “alfa2 delta3, che è in grado di garantire il funzionamento dei canali del calcio, le “vie” che le cellule nervose sfruttano per avviare la propria eccitabilità elettrica. E hanno verificato che dalla variazione di questo gene dipende la capacità di controllare il dolore. La relazione tra Dna e dolore è stata confermata anche da un esperimento sui topi.
Il passo successivo era quello della verifica sull’uomo. L’esperimento è stato  ripetuto su 189 volontari, sottoposti al test del calore, verificando,cioè, se al controllo del dolore corrispondesse anche una variazione del Dna, all’interno o vicino al gene “alpha2 delta3”. Un’ulteriore conferma è arrivata poi da un altro esame su 169 pazienti, tutti in cura per il dolore causato da ernie ai dischi vertebrali. I ricercatori hanno dimostrato che era possibile prevedere che i pazienti con questa variazione genetica non soffrissero di un insistente dolore cronico.  Lo studio potrà servire per comprendere le basi genetiche del dolore che porteranno allo sviluppo di nuovi analgesici, all’identificazione dei fattori di rischio per il dolore cronico e al miglioramento del processo decisionale circa l’idoneità del trattamento chirurgico per i diversi pazienti.

Articolo di redazione
Fonte: La Repubblica