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Psichiatria e Psicoterapia

Depressione bipolare o sbalzi d’umore?

In Italia si contano tra i seicento e i novecentomila sofferenti di depressione bipolare. E quando si parla di depressione bipolare non ci si riferisce al solito su e giù dell’umore, a  quel pizzico di malinconia che prende al calare della sera, o a quell’euforia, un  tantino sopra le righe, durante una festa o una serata con amici. Si parla di una vera e propria malattia, tanto che una ricerca dell’Università di Cambridge ha mostrato, con la risonanza magnetica, che la depressione bipolare è perfino in grado di ridurre il quantitativo di materia grigia cerebrale nelle regioni paralimbiche implicate nei processi emozionali.
Non è una patologia facile né da diagnosticare, perché viene confusa con altre, né da curare perché chi  ne soffre rifiuta l’idea di essere malato. I bipolari, infatti, sono euforici, creativi, grandi comunicatori, dinamici, grintosi, ma se si arriva alla mania, come accade nei casi più gravi, il coraggio diventa incoscienza e le passioni si accendono fino alle estreme conseguenze. Niente fa più paura: gioco d’azzardo, sesso senza precauzioni, acquisti irresponsabili. Non si avverte più il bisogno di dormire e mangiare. E, mentre calano le capacità cognitive e di concentrazione, ci si sente superiori, padroni del mondo.
Chi tenta di porre ostacoli alla realizzazione dei desideri, anche i più folli, viene visto come un nemico da aggredire. E nei casi di mania più gravi si rende addirittura necessario il ricovero. Alla fase maniacale, però, succede quella depressiva che può durare anche sei-sette mesi, contro appena qualche settimana di tono dell’umore elevato, Depressione senza motivi esterni, profonda: il paziente rifiuta di uscire, preferisce rimanere a letto, perde l’autostima, si sente in colpa. E se nelle fasi “su” si rischia la vita perché ci si sente invincibili, qui il rischio, al contrario, è quello della tendenza suicida. La sindrome bipolare, che in genere all’inizio si manifesta con un episodio depressivo, può essere confusa con una depressione tout court. Un errore che costa caro perché, con i classici antidepressivi, usati da soli, i bipolari in fase depressiva reagiscono con il rischio di un nuovo episodio maniacale. Ci sono caratteristiche che aiutano a individuare il bipolare: disturbi del sonno, propensione all’irritabilità, all’impulsività, uso di alcol e stupefacenti sono tutti atteggiamenti altamente indicativi dello stato del soggetto. In questi casi, più del litio, è preferibile far ricorso  all’uso di farmaci stabilizzatori dell’umore, nati come anticonvulsivanti, in particolare la lamotrigina, efficace anche nel prevenire le ricadute depressive.
Recenti studi hanno evidenziato l’efficacia degli antipsicotici atipici sulla depressione bipolare, con buoni risultati sul controllo del rischio suicida. Se per almeno due anni si ha una stabilizzazione del tono dell’umore, si può andare verso una rarefazione della terapia e pian piano perfino verso una sospensione.
Ma per la maggioranza dei pazienti si tratta di cure a vita anche se alla minima dose di farmaco efficace, perché la patologia può essere tenuta sotto controllo, come nel diabete e nell’ipertensione. Alla terapia farmacologica, vanno comunque abbinate altre forme di aiuto. Dalla psicoeducazione dei familiari, alla psicoterapia. S’insegna al paziente a conoscere e prevenire le ricadute, sempre dietro l’angolo, a gestire gli stili di vita evitando, per quanto possibile quelle situazioni, come il superlavoro o gli ambienti stressanti, che questi malati patiscono molti più della norma. E, se evitare il problema non è possibile, si aiuta il malato a riconoscere i propri punti deboli per prepararsi autonomamente a gestirli al meglio.

Articolo di Redazione
Fonte: Corriere della sera.it